Chi ti riconoscerà? – BUONA DOMENICA! IV del TEMPO ORDINARIO – ANNO A

Anna e Simeone, due straordinari esempi di attesa realizzata. Entrambi disposti a vivere in uno stato precario di attesa. Entrambi nel tempio, aperti quindi alla presenza di Dio. Entrambi non bloccati da sicurezze raggiunte. La loro posizione non è invidiabile. Proviamo a metterci nei loro panni. La precarietà dell’attesa è uno stato fragile, rende insicuri, vulnerabili. Non c’è nessuna sicurezza materiale, né di tempo né di luogo. La presenza di Dio alla quale si aprono è ingombrante, scomoda. Il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe, nel quale entrambi credono è un Dio dell’esodo non dell’Olimpo. Un Dio che scende accanto al suo popolo non un dio che sta a guardare dall’alto. È un Dio che mette in moto il suo popolo, che lo libera, che lo conduce nel deserto per aprire il cuore e parlargli. E allora la sua presenza e la sua Parola diventano pesanti, concretamente hanno un peso, determinano in modo forte. E sia Anna sia Simeone si lasciano determinate. L’attesa del compiersi delle promesse diventa il senso della loro vita. E quella precarietà diventa ciò che consente loro di vedere un bambino e riconoscere la presenza di Dio.


Anna e Simeone sono il prototipo della donna e dell’uomo che sanno guardare in profondità, che sanno scoprire la mano di Dio nelle pieghe della storia. Dio è luce che si diffonde. Dio è amore che si moltiplica, ma ci sono occhi che non vedono e mani che non toccano, cuori che non percepiscono e orecchie che non sentono. La voce di Dio può essere silenziata dalla nostra libertà, dalla nostra superficialità, dalle nostre chiusure, dalle mille distrazioni. Per vedere e riconoscere occorrono cuore, orecchie, mani, occhi liberi da noi stessi e capaci di vivere la precarietà dell’attesa… un’attesa che Dio è pronto a colmare.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO

Ti riconosceremo, Signore?

Svelati a noi, Signore Gesù,
salvezza che i popoli attendono.
Manifestati a noi Signore Gesù,
speranza e pienezza che può rinnovare il mondo
e la nostra vita.
Liberaci da ogni catena, da ogni miopia, da ogni chiusura
per scoprire nella storia le tracce della tua presenza,
per guardare ciò che accade e riconoscere te, vita che rinnova.
Luce delle genti, speranza delle nazioni,
futuro della storia, pienezza del tempo, vivi in noi
e ogni istante della vita che viviamo brillerà di te.
Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA (Lc 2,22-40)

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

La PREGHIERA e le COVER in formato da scaricare e condividere sui social

1 commento su “Chi ti riconoscerà? – BUONA DOMENICA! IV del TEMPO ORDINARIO – ANNO A”

  1. Grazie per tutte le belle riflessioni che il Signore vi ispira con il Suo Spirito. Fanno bene al cuore e donano Fede, Speranza e Amore. Il Signore vi benedica.
    suor Maria Lucia

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