“Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me;
chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me;
chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
(Mt 10,37)
Il grande e il piccolo. L’immenso e l’infinitamente piccolo. Lo straordinario e il quotidiano. È il convivere di due dimensioni, a tratti opposte, che il Vangelo della XIII Domenica del Tempo Ordinario fa risuonare dentro il cuore.
Da una parte le esigenze altissime del Vangelo in termini di scelta, separazione, priorità, radicalità. «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me» è un’affermazione che tuona con una forza estrema. E se anche gli esegeti ci ricordano che il senso non è quello di odiare, o trascurare o abbandonare padre, madre, figli, casa, ma piuttosto di mettere al centro Dio e di fare di lui – e delle sue logiche – il criterio di ogni scelta e relazione, è pur vero che proprio questa capacità di scelta è il vero discrimine da cui passa quel “riconoscere Dio” davanti al mondo, davanti agli altri, davanti a noi stessi. Dove «riconoscere» è propriamente dare un peso specifico. E in questo c’è un’estrema radicalità, che non sempre lascia troppo spazio a scorciatoie o giustificazioni di sorta. Il Vangelo e la sequela di Gesù ci mettono davanti a scelte concrete di cui caratterizzare la nostra vita. Vette imponenti con cui misurarsi senza sconto.
Dall’altra parte però c’è la bellezza rassicurante della quotidianità, della semplicità che dice il senso dell’accoglienza evangelica. Perché semplice e quotidiano è aprire la propria casa all’altro; anche quando è scomodo. Semplice e quotidiano è riconoscere l’assetato e offrirgli un bicchiere d’acqua.
Ma come stanno insieme l’immenso e l’infinitamente piccolo? Lo straordinario possibile a pochi e il quotidiano possibile a tutti?
Cerco la risposta a partire da questo momento storico e dalle vicende che accadono accanto a noi e forse anche tra le mura delle nostre case, famiglia e comunità. E mi chiedo: davvero riconoscere un assetato è cosa semplice e quotidiana? Davvero dare un bicchiere d’acqua fresca a un piccolo è una cosa semplice e quotidiana? Davvero accorgersi del bisogno di qualcuno è cosa semplice e quotidiana?
Forse sì… ma stando a quello che vediamo accadere attorno a noi, e a volte anche in noi, forse no.
E se il segreto per un agire quotidianamente in linea con il Vangelo stesse proprio nella scelta a monte? In quel mettere Dio e il suo Regno al di sopra di tutto? In quel non ergere nulla, neppure le persone più care, a criterio delle scelte di bene che la vita ci chiede di compiere?
Riconoscere l’altro, riconoscere il bisogno, riconoscere cosa accade fuori di noi richiede occhi e cuore trasparenti, mani libere, mente aperta.
Riconoscere all’altro un peso specifico e volergli fare spazio, richiede una coscienza allenata a decentrarsi, una capacità interiore di rimettersi in gioco. E seppure i gesti di accoglienza possono essere piccoli e semplici, è l’accoglienza in sé a essere il primo effetto concreto del lasciarsi abitare da Dio, del mettere lui e il Vangelo al centro della vita, del posizionare la sua Parola sopra e tutto il resto sotto.
Pensate a una lampada: illumina. Se la si tiene accesa illumina; è nella sua natura, non può non farlo. Così è Dio. Se è in noi, illumina. Non può non farlo. Ma il punto è: dove gli permettiamo di brillare? Nel chiuso di una scatoletta? Considerando che la fede sia una parentesi della nostra complessa vita? O lo mettiamo al di sopra di tutto, consentendogli di illuminare ogni cosa, ogni relazione, ogni scelta?
Ecco. Il punto è questo.
Solo allora saremo capaci di vedere e riconoscere Dio, l’altro e la vita che ci attraversa.
Solo allora saremo capaci di accogliere, facendo anche del più piccolo dei gesti un dono.
Solo allora daremo il giusto peso alla vita, alla croce, alla morte, al dono.
Accogliere te, Signore
Accogliere te, Signore,
e farti brillare nelle nostre scelte.
Accogliere te, Signore,
ed essere accoglienza.
Accogliere te, Signore,
e divenire capaci di vita.
Nelle nostre giornate,
sii tu il centro.
Nelle nostre scelte,
sii tu il senso.
Nelle nostre relazioni,
sii tu fonte di fraternità
e riconoscimento.
Ne abbiamo bisogno, Signore,
come l’aria, come il pane,
come la terra, come la luce.
Amen.
DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Mt 10,37-42 )
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.
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