Il Signore su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Ha messo sulla mia bocca un canto nuovo,
(cfr. Salmo 39)
Siamo alle prime battute del Tempo Ordinario in questo nuovo anno, e la liturgia ci aiuta a contemplare Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio, il nostro Signore, colui che Luca negli Atti degli Apostoli, la scorsa domenica descriveva così: colui che passava e risanava tutti coloro che erano sotto il potere del diavolo, sotto il potere di chi divide, spegne, blocca la vita.
E oggi, nelle parole del profeta Isaia e soprattutto nel Vangelo continuiamo a contemplare il Figlio amato nel quale siamo continuamente santificati; e lo contempliamo proprio come Giovanni Battista ce lo presenta: colui su cui è disceso lo Spirito di Dio, colui nel quale lo Spirito resta, diventa dono, si ritrasforma in vita. Giovanni lo vede così.
E noi? Riusciamo a vedere il Signore Gesù nella nostra vita? Lo riusciamo a vedere mentre avanza verso di noi? Mentre si fa per noi presenza inquieta?
L’evangelista Giovanni fin dalle prime battute del suo vangelo ci riporta all’inizio dei tempi, quando il Verbo fatto carne per noi, è stato scintilla che ha generato la vita, le cose, i viventi. L’evangelista, prima ancora di farcelo sentire carne, ce lo fa scoprire luce che sorge nella notte dei tempi, luce del mondo che scioglie le tenebre del nulla, che dà ritmo al tempo, che irrompe nello spazio portando la vita.
Poi però va oltre. Certo di ciò che i suoi occhi hanno visto e di ciò che le sue mani hanno toccato lo descrive per noi Verbo fatto carne. E ci inquieta, perché fuori da ogni tentativo di razionalizzare e, in un certo senso, di allontanare Dio, ce lo consegna carne, persona, vivente, fatto tempo e fatto storia, fatto nascita e pure morte. E facendo questo lo porta oltre ogni logica, oltre ogni categoria e attesa solo umana.
Gesù di Nazaret non è solo il Messia che può rinsaldare Israele, ma luce di popoli e nazioni, è agnello immolato, consegnato, ucciso, massacrato per spezzare la radice di ogni peccato, per riconsegnare ognuno di noi alla sorgente della vita che è Dio.
Eccolo l’agnello di Dio, ecco Gesù di Nazaret offerto dal Padre per noi, ecco colui che passa risanando e beneficando.
Eccolo colui che vedremo morire su una croce.
Eccolo colui di cui non avremo neppure un corpo su cui piangere.
Eccolo l’agnello che del Padre ci svelerà non solo il volto, ma il cuore.
Eccolo colui grazie al quale potremo sentirci attraversare dalla pienezza di Dio e di umanità.
Ecco il Signore, che ogni giorno potrà arricchirci del suo Spirito per essere testimoni di quella vita piena e autentica che può davvero, centimetro dopo centimetro, goccia dopo goccia cambiare il mondo.
In te, Agnello di Dio
In te, Gesù di Nazaret,
scopriamo il Figlio amato
che ci rivela il cuore di Dio.
Da te, Dio fatto carne,
ci sentiamo raggiunti e sollevati.
Per te, Agnello offerto per amore,
è stata spezzata la radice
del nostro peccato.
In te siamo stati liberati,
da te amati senza condizioni,
per te salvati.
Noi ti benediciamo, Agnello di Dio,
da te riceviamo lo Spirito della vita.
Amen.
DAL VANGELO DELLA DOMENICA
(Gv 1,29-34)
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
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