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Testimoni ieri e oggi_ “Una vita per il Vangelo” – Maestra Tecla Merlo

Santità… è una “realtà” che dobbiamo comprendere come una “chiamata” a cui l’uomo può e deve rispondere, “semplicemente”, perché sceglie di vivere la propria vita lasciandosi ammaliare dal mistero dell’infinito, in una continua meraviglia nella scoperta della bellezza dell’umanità, sebbene nelle sue piccolezze. In questa realtà l’essere umano gioisce pienamente della propria storia e può lasciare al mondo, seppure solo come un piccolo granello o una goccia nel mare, il meglio di sé che può donare agli altri affinché fiorisca una sempre nuova umanità.

In questa prospettiva oggi vogliamo entrare nella vita di una grande donna: Maestra Tecla Merlo. Lei, che nella sua statura profetica ha lasciato nel panorama dello scorso novecento un ideale femminile a cui ispirarsi fino ai nostri giorni,  è colei che accanto a don Giacomo Alberione, fondatore e padre della Famiglia Paolina, di cui il prossimo 26 novembre ricorre la festa, è diventata  “madre” della congregazione delle Figlie di San Paolo. Ed è in questo legame incrociato tra due vite donate all’umanità che vogliamo addentrarci nella straordinaria e tuttavia ordinaria vita di Teresa che in Cristo diventerà Tecla, per conoscerla nella sua grandezza celata nel totale abbandono all’amore di Dio.

La prima volta che sono entrata nella stanza/studio di Maestra Tecla a Roma, nel quartiere San Paolo, dove tutto è rimasto come un tempo, ho provato una forte emozione nel riconoscere la semplicità che le apparteneva come donna fattasi dono agli altri, ma in una efficace cornice rappresentata da tutti gli strumenti della comunicazione di cui poteva usufruire all’epoca e che testimonia l’importanza della sua chiamata all’annuncio evangelico, proprio attraverso la comunicazione. Ricordo che in quella stanza ho letto una sua frase che porto sempre nel mio cuore e che cerco di concretizzare ogni giorno: “il Signore non ti dà ciò che chiedi, ma ciò che credi”. Ogni volta che ripeto questa frase nella mia mente e nel mio cuore ne sento la profondità, il suo senso più grande, la sua onestà. Non è così scontato chiedere qualcosa credendoci davvero, figuriamoci chiederlo a Dio. Infatti, a volte, o forse spesso, lo facciamo senza esserne davvero motivati. Maestra Tecla, con l’esempio della sua vita, mi ha insegnato a crederci con più consapevolezza, a crederci davvero! E in queste poche righe, raccontare a tanti giovani di una suora, ma anzitutto di una donna, che ha vissuto tra il 1894 e il 1964 una vita donata al Vangelo, non può essere scontato. Perché la sua vita è stata vissuta in un modo “nuovo” per il suo tempo, anche rispetto al mondo dei religiosi, giacché la sua vita è stata espressione del suo rapporto con la madre e nel profondo legame con don Alberione, in un’evidente relazione tra il maschile e il femminile, anche rispetto ad una famiglia religiosa, cosa che nel suo tempo non era certamente scontata. Dunque, Maestra Tecla è stata anzitutto una comunicatrice eccellente e una viaggiatrice inesauribile, ma soprattutto una donna innamorata di Cristo.

“Imprestiamo i piedi al Vangelo: che corra e si estenda. Vorrei avere mille vite per dedicarle a questo nobile apostolato”.

È questa Maestra Tecla. Queste parole la raccontano. Parlano della sua sete di comunicare a tutti, anche ai più lontani, la meraviglia della parola di Dio.

Maria Grazia Meloni

A conclusione del post vi consigliamo di cuore il seguente video, un ricordo di sr. Tecla Merlo: Donne nuove sui passi di Tecla

Per conoscere meglio Maestra Tecla Merlo:

“Il mio nome è Tecla”

di Maria Luisa Di Blasi

Paoline Editoriale libri, Milano 2008

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Testimoni ieri e oggi_ “Vivere è agire, Yalla!” – Suor Emmanuelle del Cairo

Lo scorso 11 ottobre il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto un anno della fede che si concluderà il 24 novembre 2013. La scelta di questa riflessione sulla fede non è assolutamente scontata e tanto meno voluta come se fosse un compito a casa per noi tutti. La fede è una grazia donata da Dio che accompagna ogni sua creatura lungo il cammino della vita e ne testimonia la vigoria. Essere consapevolmente testimoni della fede in colui che è puro Amore è ciò che di più affascinante, bello, complesso e dunque mai scontato possa accadere ad un essere umano. Lungo i secoli il cristianesimo e le religioni tutte hanno testimoniato, attraverso la vita di uomini e donne di tutte le età, la forza della fede, che è capace di far cambiare rotta, di convertire, di dare una nuovo inizio senza limitazioni di colore, razza o condizione sociale e con una particolare predilezione di Dio verso gli ultimi. Perché la santità si trova nelle piccole cose, nelle vite comuni e semplici che in Dio diventano straordinarie.

In questa nuova rubrica di Cantalavita, “Testimoni ieri e oggi”,  diamo inizio ad una breve riflessione mensile sulla testimonianza di fede di persone “speciali” che non dobbiamo sentire “lontane da noi”, ma “come noi”, e che in Dio hanno compiuto grandi cose. Lasciamoci interrogare dalle loro vite, nella speranza di rileggere la nostra storia e il nostro incontro personale con Dio.

Ricordo bene l’emozione quando per la prima volta mi sono trovata di fronte sr Emmanuelle, una donna speciale che emanava luce e gioia e che con la sua lunghissima vita ha testimoniato al mondo l’Amore di Dio, sempre in un dialogo interreligioso e nel preciso intento di privilegiare “gli ultimi”.

Ribaltando una celebre frase di Sartre per cui l’inferno si trova nel prossimo, Madeleine Cinquin, conosciuta come Suor Emmanuelle del Cairo, ha affermato che “il paradiso sono gli altri” e questa sua certezza l’ha testimoniata attraverso una scelta difficile e definitiva, vivere la sua vecchiaia, dai 62 agli 83 anni, (è morta a 99 anni nel 2008) povera coi poveri nelle bidonville egiziane, perché in loro ella ha visto il volto di Cristo che echeggia nelle parole dell’Evangelista Matteo: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, prigioniero e siete venuti a trovarmi” (25,36). Per Sr Emmanuelle, così come afferma San Paolo, l’amore è il dono più grande che ci possa capitare e che supera tutto e tutti. Un amore che Dio stesso ci manifesta chiedendoci di viverlo vicendevolmente e senza il quale non saremmo nulla. Sr Emmanuelle ha scelto di amare i poveri lasciando una vita agiata e sicura perché si era lasciata “aspirare”, come diceva lei, dalla sofferenza per la sollecitudine e la denuncia dell’ingiustizia del mondo verso i più deboli. Lei, professoressa di filosofia, laureata alla Sorbona, sentiva forte il richiamo dei suoi “straccivendoli” delle viuzze periferiche del Cairo, laddove ha trovato la sorgente dell’amore. E come diceva sempre, fissando gli occhi dei suoi interlocutori: “Vivere è agire, Yalla!” (Avanti! In arabo) Allora diciamo assieme Yalla! E lasciamoci interrogare da questa donna straordinaria e viviamo la nostra vita con intensità, facendo piccoli passi verso la sorgente dell’amore.

Maria Grazia Meloni

 Per conoscere meglio Sr Emmanuelle vi propongo

questo libro edito dalla san Paolo:

“Sono una delle donne più felici della terra”,
colloqui con Angela Silvestrini

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GP2 GenerAzioni – Spalancate!

Alla vigilia del nuovo millennio, vi rinnovo di cuore l’invito pressante a spalancare le porte a Cristo, il quale “a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).

Accogliere Cristo significa ricevere dal Padre la consegna a vivere nell’amore per Lui e per i fratelli, sentendosi solidali con tutti, senza discriminazione alcuna; significa credere che nella storia umana, pur segnata dal male e dalla sofferenza, l’ultima parola appartiene alla vita e all’amore, perché Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi, affinché noi potessimo abitare in Lui.

[…] Contemplate e riflettete! Iddio ci ha creati per condividere la sua stessa vita; ci chiama ad essere suoi figli, membra vive del Corpo mistico di Cristo, templi luminosi dello Spirito dell’Amore. Ci chiama ad essere “suoi”: vuole che tutti siano santi.
Cari giovani, abbiate la santa ambizione di essere santi, come Egli è santo!
Mi chiederete: ma oggi è possibile essere santi? Se si dovesse contare sulle sole risorse umane, l’impresa apparirebbe giustamente impossibile. Ben conoscete, infatti, i vostri successi e le vostre sconfitte; sapete quali fardelli pesano sull’uomo, quanti pericoli lo minacciano e quali conseguenze provocano i suoi peccati. Talvolta si può essere presi dallo scoraggiamento e giungere a pensare che non è possibile cambiare nulla né nel mondo né in se stessi.

Se arduo è il cammino, tutto però noi possiamo in Colui che è il nostro Redentore.
Non volgetevi perciò ad altri se non a Gesù.
Non cercate altrove ciò che solo Lui può donarvi.
[…] Giovani di ogni continente, non abbiate paura di essere i santi del nuovo millennio! Siate contemplativi e amanti della preghiera; coerenti della vostra fede e generosi nel servizio ai fratelli, membra attive della Chiesa e artefici di pace. Per realizzare questo impegnativo progetto di vita, rimanete nell’ascolto della sua Parola, attingete vigore dai Sacramenti, specialmente dall’Eucaristia e dalla Penitenza.
Il Signore vi vuole apostoli intrepidi del suo Vangelo e costruttori d’una nuova umanità”.

Dal messaggio di Giovanni Paolo II
per la XV Giornata Mondiale della Gioventù:
“Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”

Un “halloween” per riscoprire la santità

Halloween ovvero All Hallows Evevigilia della festa di Ognissanti! Strano a credersi eppure quella che noi crediamo essere una festa pagana, una notte come tante, una non-festa, un attentato al cristianesimo, è stata, nelle sue origini una risposta cristiana al mondo pagano-rurale e ai suoi miti. Già! Perchè gli antichi padri nella fede, gli evangelizzatori delle terre del nord non hanno ignorato ciò che i loro contemporanei cercavano, ciò in cui credevano. Al contrario, hanno provato ad ascoltare con il cuore i loro bisogni, le motivazioni profonde da cui scaturivano i miti dell’oltretomba e, dalla concretezza della vita di quei fratelli e sorelle a  cui erano mandati, hanno dato una risposta di fede.

L’oltretomba non è un mito, non è uno strano gioco tra la vita e la morte. E’ reale e concreta comunione tra santi: tra i santi che già contemplano di Dio e tra i santi che camminano sulla terra allenandosi a scoprirlo e a vivere di Lui. Loro, i grandi maestri dello Spirito questo lo credevano e lo comunicavano. E’ così che nasce halloween, festa della luce, della santità, della comunione con tutti i santi!

E’ così che ve la riproponiamo! Non vogliamo peccare di anacronismo. Sappiamo che dal quel lontano 1048 le cose sono cambiate… le cose sì, ma l’Uomo no! E’ sempre lo stesso… sempre alla ricerca di se stesso e di risposte che vadano oltre se stesso… risposte tanto necessarie da cercarle in antichi e nuovi miti, culti, paganesimi. Da queste pagine desideriamo solo lanciare una sfida, un ritorno alle origini, un risveglio di quell’antico desiderio, forse troppo sopito, che abitava il cuore di tutti i santi evangelizzatori di terre nuove, lontane, ignare dell’amore di Dio: comunicare la straordinaria speranza cristiana, oggi tanto necessaria, quanto narcotizzata.

Sono pertanto alcune le cose che vi proponiamo.

  • Per un discorso un po’ più organico vi rimandiamo al post Luce o tenebra? Qui troverete anche una proposta liturgica da viversi in novembre.

  • Per i RAGAZZI vi proponiamo una dinamica che può essere proposta in parrocchia o a casa, soprattutto se si radunano figli, nipoti e loro amici. Il titolo che l’autrice le ha dato è “Festa della luce” proprio perchè desidera essere una proposta da viversi proprio nel giorno in cui molti “festeggeranno” invece la notte delle tenebre. La nostra luce è Cristo e quindi non può che essere rappresentata dalla candela e dalla Bibbia. Troverete nella scheda che potrete scaricare alcuni simboli:
    • la candela: Dio
    • le cordicelle: noi, raggi della sua luce nei luoghi quotidiani.
    • le carte di identità: la riscoperta dei santi e del loro messaggio
    • il messaggio: diventare raggi di Dio, portare luce nelle situazioni di ogni giorno.


  • Per TUTTI: una veglia eucaristica da vivere possibilmente nella notte dal 31 ottobre al 1° novembre. Potrebbe essere  vissuta anche come preghiera personale, ma consigliamo di viverla comunitariamente, per far salire a Dio i nostri inni, suppliche e cantici spirituali, come comunità riunita nel Suo Nome.

     SCARICA LA TRACCIA >>>In Cristo persone nuove

    Suor Mariangela Paoline