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Gesù:parola incarnata e comunicata!

Dal 27 al 31 dicembre 2009 nella comunità “Regina degli Apostoli” delle Figlie di San Paolo (via Antonino Pio) si è tenuto il campo invernale per giovani fino ai 30 anni. Quest’anno il tema era: “Gesù: Parola incarnata e comunicata”. Preghiera, riflessione e laboratorio di comunicazione digitale. I partecipanti, anche se sarebbe meglio dire “le” partecipanti – visto che quest’anno erano tutte ragazze – provenivano dalla Campania, dal Lazio, dalla Toscana e dalla Liguria. Presenti oltre alle animatrici sr Mariangela e sr Silvia, anche Veronica, la nostra Postulante, e Marco Biggio (tecnico radiofonico e animatore della comunicazione che ha collaborato con noi per la riuscita dei laboratori radiofonici).

La parola a chi c’è stato:

 

«Gesù parola incarnata e comunicata: questo il titolo del campo-scuola di Natale organizzato dalle Figlie di San Paolo che si è svolto a Roma dal 27 al 31 dicembre scorso.Fermarsi per riflettere e riscoprire nella propria storia personale l’immenso dono di Dio che si incarna, che assume una natura umana per vivere uomo tra gli uomini e per comunicarsi a tutti e a ciascuno, questo il desiderio del gruppo di giovani, eterogeneo per provenienza, età ed esperienze che ha partecipato all’incontro. Per alcuni che già vivono un cammino insieme alle Figlie di San Paolo non si trattava della prima esperienza del genere, per altri, io compresa, era il primo incontro con questa realtà. Tre sono le parole che meglio descrivono le giornate vissute insieme: ascolto, azione, comunione.
Ascolto, infatti la prima parte delle nostre giornate era dedicata all’ascolto della Parola di Dio, alla preghiera e alla riflessione personale. Abbiamo “spezzato” insieme la Parola cercando di farla scendere nell’intimo, accogliendone anche le provocazioni alla nostra “quiete” spirituale.
Azione, questo il termine che meglio descrive le attività pomeridiane: i laboratori di comunicazione digitale. Proprio attraverso queste attività siamo entrati in contatto direttamente con il carisma delle Figlie di San Paolo: la comunicazione, campo sterminato, pieno di potenzialità che lancia sfide continue anche, e soprattutto, a chi desidera che l’annuncio del Vangelo raggiunga l’umanità d’oggi. Durante i laboratori, divisi in due gruppi, abbiamo lavorato alla creazione di due vox populi sul tema giovani e fede, con lo scopo di costruire strumenti per leggere la realtà dei giovani, nostri coetanei, e per meglio saperla interpretare.
Nella prima fase dei laboratori siamo scesi nelle vie del centro di Roma e abbiamo fatto delle interviste ai passanti sul tema giovani e fede e abbiamo vissuto un’esperienza particolare confrontandoci con risposte che per molti aspetti ci stupivano essendo lontanissime da ciò che ci saremmo aspettati, constatando anche una grande indifferenza verso l’argomento.
In un secondo momento abbiamo selezionato il materiale raccolto e montato i vox populi. Ci siamo ritrovati a lavorare insieme provando l’entusiasmo ma anche l’impegno di realizzare qualcosa con la partecipazione di ciascuno. Durante le ore dedicate a questo lavoro abbiamo anche avuto modo di provare la fatica e la difficoltà di superare i problemi legati agli strumenti che abbiamo utilizzato e che non conoscevamo bene.
Alla fine l’ascolto dei vox populi è stata una vera soddisfazione, perché sentivamo finalmente il risultato del nostro lavoro.
Comunione, è ciò che ha caratterizzato il nostro stare insieme. L’abbiamo sentita nascere all’inizio dell’incontro e crescere giorno dopo giorno. E’ stata proprio la comunione creata tra di noi a favorire i momenti di condivisione, di scambio, di confronto.
Perché trascorrere alcuni giorni delle vacanze natalizie (periodo di riposo tanto agoniato per tutti) vivendo un’esperienza come questa?
Era questa la domanda che mi ponevo nei giorni precedenti al campo. La risposta, giunta fin da subito, fin dal primo giorno durante la celebrazione della S. Messa è che ciascuno di noi aveva ricevuto una chiamata a vivere un nuovo, concreto incontro con il Signore, che desiderava parlare al nostro cuore e riaccendere in noi l’entusiasmo di comunicare a tutti ciò che abbiamo ricevuto. Ognuno di noi è partito dal campo mettendo nella propria “valigia spirituale” alcune delle risposte che cercava, nuovo entusiasmo, nuova gioia, persone nuove con cui condividere il cammino».

Valentina – Tivoli (RM)

«Gesù Parola Incarnata e Comunicata; sicuramente durante il campo Gesù non mi si è nascosto, anzi mi ha parlato, incoraggiato e spronato. Posso dire di essere partita in un modo ed essere tornata in un altro perché davvero il Signore è entrato nella mia storia personale.
Un esempio? Io sono una persona timorosa e ho poca fiducia in me e nelle mie capacità, e questo è un freno anche per i miei rapporti, sia con Lui che con gli altri ma il mio essere partita offrendogli tutta me stessa, tutti i miei difetti e le mie mancanze ha ripagato!
Prima con compagni squisiti e tutti diversi. Nella loro unicità mi hanno fatto sentire davvero arricchita.
Io che ci metto sempre un bel po’ a fare amicizia, subito mi sono sentita a mio agio e ho attaccato bottone con tutti, ho messo un poco da parte la mia irrefrenabile parlantina e ho ricevuto in cambio tante testimonianze e la loro fiducia e gioia. Puntualmente, ogni frase o domanda che nasceva in me durante le meditazioni, le catechesi o le Messe, mi veniva più chiara da comprendere da una frase altrui, un commento o una esperienza.
Tutte le riflessioni sulla Parola al mattino, mi hanno parlato come se fossero tutte indirizzate a me, alla mia vita, al mio cuore. Ho molto apprezzato anche la celebrazione quotidiana e don Gabriel [un sacerdote paolino che si è reso disponibile per celebrare l’Eucaristia e per le confessioni, ndr] durante le omelie è stato breve e chiaro… e ancora lo Spirito Santo gli ha fatto dire parole che mi hanno colpita in prima persona, che mi hanno fatto riflettere e sentire l’amore del Padre!
Sono stati giorni pieni di simboli, abbiamo chiesto al Signore un particolare nome nuovo per la nostra vita, abbiamo ricevuto una piccola pietra come simbolo della nostra famiglia, delle nostre radici e quindi della nostra realtà, ci siamo affidati agli altri e ci siamo presi l’uno cura dell’altro, fino poi ad essere chiamati davvero dal celebrante col nostro nuovo nome. Sentirsi chiamare  – nel mio caso – FIDUCIA mi ha fatto un po’ strano appunto perché ne difetto… ma sento che in me c’è una grande forza che ho scoperto proprio durante questo campo e c’è anche stato chi ha notato dei piccoli cambiamenti in me.Mi ritenete troppo presuntuosa se vi dico che medito queste cose nel mio cuore?»

Chiara – Salerno

«Sono partita per il campo aspettandomi di ricevere stimoli e spunti di riflessione.. e sono ripartita da lì per tornare a casa, niente affatto delusa!!! E pensare che la mia partecipazione al campo, è stata incerta fino a tre giorni prima: tra lo studio, la famiglia da lasciare durante le vacanze (anche se solo per pochi giorni), e chi più ne ha, più ne metta… oggi però, posso dire che sono stata felicissima di esserci stata!
È stato un campo veramente molto stimolante: le riflessioni sulla Parola in cui ci veniva presentato un Dio che desidera abitare la Storia , ma soprattutto la risposta degli uomini al suo interrogativo d’amore… COSA RISPONDERE E COME RISPONDERE? QUALI RISPOSTE SONO STATE DATE E COME?
Un campo dove altre figure che hanno  permesso a Dio di delineare la storia grazie ai loro Si.. si sono fatte nostre compagne… Ma anche un campo dove ci è stata offerta la possibilità di vedere in azione l’apostolato paolino… attraverso le animatrici, certo, ma soprattutto un apostolato che questa volta ha preso vita grazie a noi… infatti abbiamo ricevuto l’opportunità di sentire e raccogliere per strada la voce dei nostri coetanei sul tema “Giovani e Fede” e di elaborare con le loro risposte un vox populi radiofonico. Insomma un campo che di certo ha lasciato il segno: che storia infinita quella dell’uomo, che Verità bellissima quella di Dio che sceglie di farsi uomo per lasciare aperta la possibilità (se l’uomo lo vuole) di abitare ogni uomo. Grazie a tutti per avermi permesso questa esperienza, e GRAZIE a Dio, Parola Viva!»

Chiara – Pavona (RM)

«Gesù: Parola Incarnata e comunicata, questo il tema del campo post-natalizio vissuto a Roma con le Figlie di San Paolo!  Mattinate in cui alle riflessioni sulla Parola tenute da sr. Mariangela sono seguiti spazi di meditazione personale e la santa messa… momenti che hanno permesso di immagazzinare energia, energia utile per poter vivere uno degli appuntamenti più intensi di questo campo: un laboratorio sulla comunicazione!!! Come GEP (Giovane Evangelizzatrice Paolina), per me la Parola oltre ad essere incarnata acquista ancora più senso proprio se comunicata, portata agli altri, donata, trasmessa…  è questa la sfida che mi propongo ogni giorno!!! E come comunicare? Tra i tanti modi, al campo ne abbiamo imparato uno: il vox populi! Letteralmente “voce del popolo”, è un tipo di intervista radiofonica (ma non solo) attraverso cui raccogliere le opinioni della gente su un determinato tema partendo da una domanda Chiara, Concreta, Coincisa e Creativa! Così dopo un momento “teorico” tenuto da Marco Biggio, esperto radiofonico, su come costruire un vox populi, la proposta per noi è stata: realizzarne uno sul tema “Giovani e fede”!!! Divisi in due gruppi abbiamo pianificato il lavoro scegliendo dapprima la domanda da porre di lì a poco ai giovani che avremmo incontrato per le strade di Roma! Preparato il tutto, muniti di registratore digitale, ci siamo diretti verso il centro e abbiamo iniziato la nostra avventura su campo! L’entusiasmo alle stelle affiancato, però, da un po’ di emozione e paura legata alla non prevedibilità delle reazioni delle persone! La voglia di mettersi in gioco e il credere veramente in ciò che stavamo facendo, ci ha dato il coraggio di avvicinare i primi giovani incontrati e domandare: “Se dico fede cosa pensi?” [la domanda dell’altro gruppo è stata invece: Se Dio esistesse e avesse una pagina in Facebook, cosa scriveresti sulla sua bacheca?, ndr]. Disparate le risposte e le reazioni, il rifiuto, l’indifferenza ma anche la gentilezza di chi, seppur con imbarazzo, ha risposto alla nostra domanda! Che gioia uscire dalle nostre “sacrestie” per incontrare  altri giovani anche se la realtà in cui ci siamo imbattuti non è stata certo così  rosea come speravamo. Siamo rimasti un po’ perplessi soprattutto perchè, dalle risposte ricevute, abbiamo potuto constatare che molti giovani non credono, alcuni si definiscono atei, altri semplicemente credono che esista un essere superiore ma che non si chiami Dio; tanti, alla parola fede associano semplicemente il nome Emilio, facendo riferimento al giornalista televisivo, altri di fede non ne vogliono nemmeno sentir parlare perché “è un argomento che non li riguarda”. Quanta tristezza, quanta tentazione di voler gridare a tutti questi giovani “ma che Dio avete conosciuto fino a questo momento? M ve l’hanno mai presentato il “mio Dio”, il Dio cristiano, il Dio Padre buono e misericordioso?”. E a me e a tutti coloro che come me sono giovani cristiani dico “e noi cosa possiamo fare per annunciare questo Dio così bello? Come possiamo essere suoi apostoli, suoi testimoni?”. Naturalmente non sono mancate le risposte di giovani che hanno fede, che credono in Dio ma da una rapida statistica, mi viene da dire che siamo ancora troppo pochi… la messe è tanta e gli operai sono pochi, il Signore ha bisogno di operai per la sua messe!

Dalia – Pomigliano d’Arco (NA)

Ma Dio ha smesso di chiamare?

Ma Dio ha smesso di chiamare? Non ha più bisogno di apostoli? Apostoli da strada, intendo! Apostoli che percorrano e inaugurino strade nuove e non ancora battute, che scoprano vie e luoghi in cui Gesù Cristo non è stato ancora conosciuto o già dimenticato!

Lo chiedo ai parroci, ai laici responsabili di gruppi giovanili, ai giovani in eterno discernimento, ai genitori, agli accompagnatori vocazionali a tutti i religiosi e le religiose. Lo chiedo e continuerò a farlo, senza sosta, quasi a tamburo battente… lo chiedo a loro e a voi che leggete, con la stessa forza e intensità con cui lo chiedo, ogni giorno, a me stessa!
Dio non chiama o noi non abbiamo più il tempo e le possibilità per ascoltarlo?

Già perchè se chiama e la sua voce arriva alle nostre orecchie è abbastanza difficile restare fermi, ignorarlo o far finta di non aver ascoltato… e allora meglio è non ascoltare in partenza, vestendoci però di abbondanti e sfarzose vesti di ascolto e adesione alla volontà divina.  Troppo enigmatica? Forse… ma sciolgo subito l’eventuale cripticità.
Per ascoltare Dio, e ascoltarlo veramente, si dovrebbe favorire un incontro personale, fatto di preghiera, silenzio, ascolto, confronto, cammino, scelte: tempi condivisi e tempi personali.
Esiste questo nelle nostre realtà parrocchiali ed ecclesiali? Viene favorito e aiutato in quei giovani che chiedono di poterlo fare? Viene favorito con libertà e apertura di cuore? Viene aiutato e incoraggiato al di là dei nostri interessi personali e/o delle nostre preferenze ecclesiali? O rispetto a qualsiasi proposta le mie e nostre vedute, le necessità di gruppo, oratorio, parrocchia, ecc. sono sempre più forti e determinanti?

Questo post non nasce da altro se non da una consapevolezza sempre più amara del vedere e accompagnare, e questo ormai da anni, giovani che non fanno altro che abbandonare il loro cammino di discernimento perchè spinti, amichevolmente si intende, a scegliere tra la parrocchia e un percorso più specifico di discernimento; giovani che hanno mollato solo perchè i punti di riferimento più vicini hanno calorosamente consigliato di non continuare con alcune realtà a loro non gradite; giovani letteralmente trascinati nell’impeto delle emozioni e poi lasciati lì solo perchè ad una reale maturazione dovevano essere gradualemnte e lentamente accompagnati…
Eppure al di là di noi c’è un mondo che ha sempre più bisogno di giovani che gratuitamente scelgano di dare la loro vita, di perderla letteralmente come risposta d’amore; c’è un gran bisogno di apostoli che abbiano il coraggio di aiutare non solo la fame di pane, ma anche la fame di verità che sta lentamente annientando le coscienze; ma c’è anche una chiesa che ha bisogno di uomini e donne di Dio che con grande gratuità si facciano strumenti della voce di Dio che, oggi come ieri, vuole parlare, raggiungere i cuori, chiamare a sè e mandare verso orizzonti che solo a Lui è dato sapere, i cui confini non sempre corrispondono con i nostri progetti, i nostri gruppi, le nostre parrocchie, le nostre urgenze congregazionali… Dio chiama al di là di noi, oltre noi, pur servendosi di noi. Dio chiama e lì, in quella risposta è tutta la felicità, la pienezza, la pace del cuore!

Per noi allora, per noi che siamo per la vita, che la difendiamo in qualsiasi forma, stadio e misura… per noi, oggi, è l’appello forte ad alzare gli occhi, ad allargare gli orizzonti per difendere la vita di Dio che, in modo invisibile sta germinando nella vita dei nostri giovani: tra le nostre mani non si consumino aborti vocazionali, che le nostre urgenze, necessità, bisogni umani ed ecclesiali non impediscano alla vita di Dio di venire alla luce!

E il Sì di Maria sia Sì detto da tutti noi, oggi, perchè la Parola possa ancora una volta farsi carne, vivere e parlare lungo le strade di questa nostra storia!

L’incontro – alias “Dio ma che lingua parli?”/3

 

 

 Il 13 dicembre 2009, il terzo incontro di spiritualità e formazione per giovani fino a 30 anni, ha avuto ancora come sede la nostra comunità di Napoli (zona Capodimonte).

 

Nonostante sia durata soltanto un giorno, come è stata intensa e gratificante questa terza tappa del cammino di quest’anno intitolato Dio, ma che lingua parli?, con le Figlie di San Paolo! Fin da subito è stato svelato il tema del giorno: l’INCONTRO. La Bibbia è piena zeppa di incontri con Dio: per esempio con Mosè, Zaccaria, Maria, Zaccheo e tanti altri. Leggendo i passi Biblici relativi a questi quattro compagni di cammino, abbiamo scoperto come Dio ci chiama per nome e ci incontra nella nostra quotidianità, nell’ordinario, nella vita di ogni giorno, valorizzando anche le piccole cose e i particolari più insignificanti. E l’incontro diventa occasione che Dio non si lascia sfuggire per farci una proposta di vita, di fronte alla quale siamo liberi di scegliere: rifiutare e tapparci le orecchie, o lasciarci stravolgere dalla Sua Parola e accettare il suo invito a metterci in gioco.
Riflettendo sul tema e sulle domande-provocazione che ci sono state proposte, mi sono resa conto che più di “incontro”, potrei parlare di “incontri”… In cui Dio mi propone di “attivarmi”, di andare saltellando gioiosamente verso traguardi e orizzonti a volte per fortuna “pensabili”, a volte inimmaginabili, di fronte ai quali rimango semplicemente incantata dalla Sua grandiosità.
Durante la S. Messa della Terza domenica di Avvento (Gaudete) sono risuonate le parole della lettera di San Paolo: “Fratelli, siate sempre lieti nel Signore.” E a rendere il tutto ancora più bello, una bellissima candela rosa che, insieme alle altre due di colore viola, spiccava sull’altare.
Nel pomeriggio abbiamo vissuto un momento di condivisione delle nostre riflessioni sul tema. Sono intervenuti soprattutto Davide e Paola, che si sono uniti a noi per la prima volta, e ci hanno raccontato della loro gioia nell’aver incontrato Gesù, di quanto la loro vita sia stata cambiata, e del loro desiderio di non volerlo lasciare mai più.
Infine durante l’Adorazione Eucaristica abbiamo potuto presentare al Signore i nostri ringraziamenti, le preghiere, le gioie e le paure, e tutto ciò che avevamo nel cuore.  Un immenso grazie per gli incontri …  nelle persone, nelle situazioni, in tutti i giorni della mia vita …!!! E grazie per la gioia che vive nella mia vita, e che è vissuta in questa giornata!

Buon cammino e buona continuazione d’Avvento a tutti …!!!

Maria Chiara – Campagna (SA)

Da dove vieni, e dove vai?-alias “Dio ma che lingua parli?”/ 2

Il 14 e 15 novembre 2009, il secondo incontro di spiritualità e formazione per giovani fino a 30 anni, ha avuto come sede la nostra comunità di Napoli (zona Capodimonte).

 

“Non pensare alle cose di ieri, nuove cose fioriscono già”…
Queste parole del “Canto dell’amore” sembrano dare voce a tutti i pensieri che fanno capolino nella mia mente e nel mio cuore al termine del secondo incontro dell’itinerario di spiritualità e formazione con le Figlie di San Paolo che, quest’anno, ha per tema “Dio ma che lingua parli?”.
Sabato sera, partendo dal noto episodio della Genesi in cui si racconta dell’alleanza di Dio con Abram e della realizzazione della Sua promessa (Gen 15-17), ci siamo inseriti nella provocazione-tema del weekend: “Da dove vieni e dove vai?”.
La storia di Abram è l’esperienza di un Dio che sta promettendo, sta chiedendo di fidarsi, sta chiedendo di credere e sperare in un futuro che umanamente sembra impossibile e, proprio in questo scenario, dove i tempi umani sono davvero poca cosa di fronte ai tempi divini, Dio dice di “non temere”, perché “nulla è impossibile”…

Questa tematica mi ha provocata non poco, perché sento molto vicina a me questa esperienza che, forse, è quella di tanti altri giovani: ci confrontiamo, infatti, con un futuro che non dà certezze, che sembra non arrivare mai, verso cui, spesso, ci si sente fallimentari in partenzaLa logica di Dio, però, non stravolge solo l’esistenza di Abramo, ma anche la mia, la nostra: anche a noi dice ogni giorno, nonostante tutto, di “non temere”, perché figli amati, amati così come siamo, con le nostre debolezze, con i nostri errori, con le nostre paure, con i nostri doni e i nostri limiti.
La riflessione si è arricchita poi ulteriormente la domenica mattina quando abbiamo commentato e fatto nostro un brano del Vangelo di Luca (Lc 12, 22-32).
Durante il pomeriggio, invece, quest’anno c’è una piccola novità: viviamo un breve tempo di formazione al canto liturgico e alla liturgia che, per l’incontro appena trascorso, ci ha portati a riflettere sull’Atto penitenziale; il tempo che dedichiamo a questo ulteriore momento di formazione è volutamente breve, ma per me è ugualmente una parte importante e interessante del nostro weekend, attraverso cui abbiamo l’opportunità di conoscere meglio la celebrazione Eucaristica. Ogni momento di essa ha un significato specifico e, riconoscerlo, ci permette di viverlo in maniera più diretta e speciale.

Il nostro incontro si è concluso poi con l’adorazione EucaristicaTempo per dire “Grazie” a Dio per tutto quanto abbiamo vissuto insieme, per quanto ci è stato donato, per quanto abbiamo condiviso:
grazie per tutte le volte in cui non si stanca di dichiararci il Suo amore, anche quando non ce ne accorgiamo o dove non lo vediamo,
grazie per i nuovi compagni di viaggio, Gennaro, Chiara e Margherita, che si sono uniti a noi per la prima volta,
grazie per la presenza spirituale di chi non c’era,
grazie per il suo ripetere instancabilmente di fidarci, di “non temere”,
grazie perché, solo restando pienamente in Lui, possiamo comprendere e gridare chi siamo, cosa facciamo, da dove veniamo e dove andiamo….

A tutti….buon cammino!

Grazia – Trecase (NA)

 

Ascolto! – alias “Dio ma che lingua parli?”/1

Ascoltare noi stessi, il mondo e Dio!ascolto
Ascoltare il dono dei doni che Dio ci ha preparato!
Ascoltare in profondità, ascoltare con costanza, ascoltare senza mollare, ascoltare fino in fondo…

Ascolto: è questa la prima parola dell’alfabeto di Dio. A come ascolto, accoglienza, attenzione, attesa…
Ascolto: è il presupposto che ci permetterà di accogliere e vivere Dio nella nostra vita.

Con il nuovo anno sociale, sono ricominciati a Salerno, presso la comunità delle Figlie di San Paolo, gli incontri di spiritualità e formazione per giovani fino a 30 anni che quest’anno si svolgeranno sia a Salerno che a Napoli. Di seguito la testimonianza di una delle partecipanti:

“Tutto è cominciato alle 6:00 di sabato 24 ottobre a Lecce, sul pullman con destinazione Salerno. La voglia di conoscere una nuova realtà, il desiderio di provare in prima persona le emozioni e le soddisfazioni che chi ha provato prima aveva cercato di descrivermi con gli occhi che brillavano mi hanno spinta a lasciare la routine quotidiana e a trascorrere un week-end alternativo.

giovaniQuest’estate per la prima volta ho sentito parlare dei GEP (Giovani Evangelizzatori Paolini), un gruppo di ragazzi che ha sperimentato una grande gioia e ha una voglia matta di comunicarla agli altri. Esemplare è stata l’accoglienza da parte delle suore Paoline e dei ragazzi, bellissimo il loro sorriso, grandissime le loro premure e le manifestazioni d’ affetto, inarrestabile il loro entusiasmo e la loro grinta! Tema da sviluppare in questi incontri di spiritualità e formazione per giovani: Dio ma che lingua parli? Questa è la domanda che ognuno di noi si pone quando si trova davanti alle scelte, semplici o complesse, che la vita gli riserva. L’ argomento trattato in questo primo incontro è stato l’ASCOLTO, elemento essenziale nel rapporto con Dio, con se stessi e con gli altri perché ci permette di raggiungere le dimensioni più profonde di ciò che viviamo. Qualcuno si chiederà: “Come si ascolta Dio?'”. Il nostro legame con Lui è sempre vivo e operante grazie all’ascolto della sua Parola, e non intendiamo solo le Sacre Scritture ma anche le situazioni davanti a cui Dio ci pone e le persone che ci affida nel cammino della nostra vita.incontri

 La Parola è il “Dono dei Doni” che Dio ci porge e che non sempre accogliamo. A questo proposito abbiamo utilizzato come filo conduttore dell’incontro il brano del seminatore tratto dal Vangelo di Luca (Lc 8,4-15). In questa parabola Dio è il seminatore che affida ad ognuno di noi un seme, che è la Parola, da custodire e da far fruttificare. Noi, però, non sempre siamo terreno buono che accoglie il seme e porta frutto, spesso presi dal ritmo frenetico della quotidianità, da disattenzioni, da impegni che consideriamo più urgenti, da piaceri e da autorealizzazioni lasciamo cadere il semino lungo la strada o fra i sassi o ancora tra le spine sprecando il Dono che la generosità infinita di Dio ci ha affidato. La parabola ci insegna che dobbiamo dissodare il nostro terreno, dobbiamo renderlo scevro delle nostre occupazioni e preoccupazioni quotidiane, dobbiamo prepararlo ad accogliere il seme e dobbiamo avere la pazienza di aspettare che questo semino metta le sue radici ben in profondità e porti frutto.

Ascolto è fare spazio all’altro, condividere le sue soddisfazioni, sorridere per le sue conquiste ma è anche sorreggerlo per impedire che cada, asciugare le sue lacrime… Ascolto è affidarsi completamente all’altro dimenticandosi per un attimo del resto… Ascolgruppo Salernoto è donare gratuitamente un po’ del proprio tempo, un po’ della propria vita… Ascolto è ricchezza, scambio di emozioni, è fiducia, è la base di un rapporto profondo. Questi due giorni mi hanno fatto capire tutto questo.

Ora sono io col sorriso sulle labbra e con gli occhi che mi brillano a raccontare ai miei amici questa meravigliosa esperienza, a trasmettere le mie emozioni, a comunicare questa mia soddisfazione perché una grande gioia non si può tenere per sé! Provare per Credere!”

Mariastella – Veglie (LE)

 

Il mio gruppo: tenda o prigione?

 

“Il gruppo lo frequento… è chiaro! A volte è una tenda speciale! Se lo guardi da fuori ti sembra grande, spazioso, poi se ci stai dentro ci sono volte in cui diventa stretto… Non so… sarà perchè c’è sempre qualcuno che ne sa una in più di me, che la vuole sempre vinta… certe volte stringe, ma senza di voi ragazzi… non riuscirei neppure ad alzarmi la mattina”.

E per te? Cos’è il gruppo? Tenda o prigione?

 

Estate 2009 – iniziative!!!!

estate giovani 

per un’estate alternativa,
vissuta in profondità!

 

Non c’è nulla di noi che non dica chi siamo… il nostro modo di vivere il tempo fa la differenza e l’estate non può fare eccezione?
Estate è mare, caldo, relax… ma la profondità continua a fare la differenza, anche in alto mare!
Che fai allora prendi il largo con noi o resti a riva?

Scopri sulla pagina Iniziative le nostre proposte per l’estate 2009!!!

TI ASPETTIAMO!!!!