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Buona Domenica

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«Tua figlia è morta.
Perché disturbi ancora il Maestro?».
Ma Gesù, udito quanto dicevano,
disse al capo della sinagoga:

«Non temere,
soltanto abbi fede!». 
     (Mc 5, 21-43) 

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

 

La parola a…

Don Paolo Curtaz

La figlia di Giairo ha dodici anni.
Da dodici anni l’emorroissa soffre di perdite di sangue.
La donna emorroissa non solo è ammalata, la sua condizione la rende impura, sola.
Giairo è disperato: esiste un dolore più devastante della morte di un figlio?
La donna si avvicina timidamente, lo tocca.
Ha toccato il cuore di questo Cristo di Dio.
La malattia non è forse lo squilibrio della nostra armonia interiore?
Gesù ci guarisce nel profondo, ci salva da ogni disarmonia.

La gente esce fuori dalla casa di Giairo urlando: la ragazza è morta.
Gesù insiste, entra, dice che dorme.
Viene deriso? Che dolore finto è il loro se si prendono la briga di denigrare l’affermazione del Nazareno?
Dolore di facciata, bieca esteriorità.
Il nostro Dio non è indifferente, non finge di soffrire.
All’emorroissa Gesù dice: “Va, la tua fede ti ha salvato” e a Giairo: “Non temere, soltanto abbi fede”.
La fede ci guarisce dalle ferite interiori, la fede ci risuscita.
L’atteggiamento del cristiano di fronte alla morte è la fede.
Il nostro è un Dio amante della vita.
Il dolore del distacco, della morte, ci viene presentato da San Paolo come le necessarie doglie di un parto che danno alla luce una nuova creatura.
Questo Dio tenerissimo che solleva la figlia di Giairo è colui che ha per noi un destino di vita e di Risurrezione.
Basta? Ai tanti Giairo cui muore la figlia non so se basta.
Elemosiniamo certezza e salvezza, la fede è solo una flebile fiamma per attraversare il mare in tempesta.
Infine consideriamo le tante morti interiori da cui dobbiamo risorgere: troppe le delusioni, le stanchezze, per essere ancora ottimisti. Da quale morte interiore dobbiamo risorgere?
Solo, abbiamo fede, questo il Signore Gesù ci chiede per una nuova vita in Lui.
Il Rabbì oggi ci dice: “Talità kum!”

 

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Buona domenica!

Eucarestia

Mentre mangiavamo,
prese il pane e recitò la benedizione,
lo spezzò e lo diede loro dicendo:
Prendete, questo è il mio corpo“.
Poi prese il calice e rese grazie,
lo diede loro e ne bevvero tutti.
E disse loro:
Questo è il mio sangue dell’Alleanza,
che è versato per molti
“.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 14,12-16.22-26)
SOLENNITA’ DEL SS. CORPO E SANGUE DI CRISTO -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Il problema è semplice: la nostra fede è poca, ridotta al lumicino.
E allora la Messa è peso, fatica, incomprensione.
Ma se crediamo che il Maestro è presente, al di là della povertà del luogo e delle persone, tutto cambia.
L’Eucarestia diventa il centro della settimana, la Parola celebrata ritornerà in mente durante il lavoro e lo studio.
E l’incontro con Cristo Eucarestia, con questo corpo dato, cambia inesorabilmente il modo di vivere, di pensare, di amare.
È vero: c’è gente che fa il bene senza bisogno di andare a Messa.
Ma per me, cristiano, il Bene deriva dall’incontro con Cristo.
È vero: la preghiera può essere personale.
Ma l’incontro della comunità ci fa sentire ed essere Chiesa.
È vero: non tutte le omelie brillano per attualità e concretezza.
Ma è la Parola al centro, non la sua spiegazione.
È vero: la domenica è il giorno del riposo
Ma il riposo è affare di cuore, non di sonno.
Concludo con una citazione straordinaria dei martiri di Abitene.
Scoperti a celebrare l’Eucarestia, il governatore romano, indulgente, promise loro di avere salva la vita, a patto di non ritrovarsi più. Risposero: “Non possiamo fare a meno di celebrare il giorno del Signore, e si fecero uccidere”.
Animo, resistenti nella fede, il Signore ci chiede di metterci in gioco.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Eucaristia

 

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Buona domenica!

Battesimo

Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli,
battezzandoli nel nome del Padre
e del Figlio e dello Spirito Santo…
Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni
fino alla fine del mondo.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,16-20)
SOLENNITA’ DELLA SANTISSIMA TRINITA’ -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Ci vuole lo Spirito per capire la Trinità. Ovvio.
Ricordo un tenerissimo pretino che tentava di spiegare la Trinità a noi ragazzini di terza elementare disegnando un triangolo equilatero e usando l’improbabile addizione: 1+1+1=1 creando un insanabile conflitto tra scienza e fede!Gesù ci svela che Dio è Trinità.
Ci dice che se noi vediamo “da fuori” che Dio è unico, in realtà questa unità è frutto della comunione del Padre col Figlio nello Spirito Santo. Talmente uniti da essere uno, talmente orientati l’uno verso l’altro da essere totalmente uniti.
Che grande notizia, amici! Dio non è solitudine, immutabile e asettica perfezione, il sommo egoista bastante a se stesso, ma è comunione, festa, famiglia, danza, compassione, dono, amore, tensione dell’uno verso l’altro. Solo Gesù poteva farci accedere alla stanza interiore di Dio, solo Gesù poteva svelarci l’intima gioia, l’intimo tormento di Dio: la comunione.
Che significa questa scoperta? Cosa cambia nella nostra quotidianità?
La solitudine ci è insopportabile perché inconcepibile in una logica di comunione.
Se giochiamo la nostra vita da solitari non riusciremo mai a trovare la luce interiore perché ci allontaniamo dal progetto.
Gesù ci ribadisce: Siate perfetti nell’unità.
E se anche fare comunione è difficile, ci è indispensabile, vitale, e più puntiamo alla comunione e più realizziamo la nostra storia, più ci mettiamo alla scuola di comunione di Dio, più ci realizzeremo.
Ricordiamoci che il grande sogno di Dio, la Chiesa, va costruita a immagine della Trinità.
Il mio povero pretino sbagliava operazione aritmetica: non l’addizione serviva per capire la Trinità, ma la moltiplicazione.
Uno per uno per uno fa sempre uno.
Il Padre è per il Figlio che è per lo Spirito Santo e insieme sono un unico Dio.
Questo è il Dio che Gesù è venuto a raccontare.

Volete ancora tenervi il vostro vecchio Dio?

 

…e per riflettere puoi scaricare: Il mistero di Dio

 

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Buona domenica!

Per me vivere è Cristo

“Li udiamo parlare nelle nostre lingue
delle grandi opere di Dio”

Dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11)
SOLENNITA’ DI PENTECOSTE -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Il cammino interiore dei discepoli ci dice una verità semplice: la fede è un evento dinamico, non statico ci occorre tutta la vita per imparare a credere. Gli apostoli stessi, convinti ora di aver capito, dopo tre anni di insegnamenti bruciati sotto la croce, dimostrano, pochi attimi prima dell’ascensione al cielo di Gesù, di non aver capito nulla. Sognano un Regno terreno, guidato da Gesù.
Gesù, invece, chiede a loro di rendere presente il Regno. Amandosi.
La fede è in continua evoluzione, Gesù ha detto e dato tutto, noi fatichiamo (e tanto) a stargli dietro.
La Chiesa vive in una continua tensione tra la conservazione del massaggio di Gesù e la forza dirompente della sua interpretazione e attualizzazione.
Gesù stesso, oggi scuote: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”.
Siamo discepoli a vita, alunni nella fede, bambini che crescono nel cogliere l’immensa grandezza e complessità della Rivelazione.
Siamo ancora disposti a crescere? A cambiare opinione? A convertirci?

Siete soli? Avete l’impressione che la vostra vita sia una barca che fa acqua da tutte le parti? Vi sentite incompresi o feriti? Invocate lo spirito che è Consolatore che con-sola, fa compagnia a chi è solo.
Ascoltate la Parola e faticate a credere, a fare il salto definitivo? Invocate lo Spirito che è Vivificatore, rende la vostra fede schietta e vivace come quella dei grandi santi.
Fate fatica ad iniettare Gesù nelle vene della vostra quotidianità, preferendo tenerlo in uno scaffale bello stirato da tirare fuori la domenica? Invocate la Spirito che ci ricorda ciò che Gesù ha fatto per noi.
Siete rosi dai sensi di colpa, la vita vi ha chiesto un prezzo alto da pagare? La parte oscura della vostra vita vi ossessiona? Invocate l’avvocato difensore, il Paraclito, che si mette alla nostra destra e sostiene le nostre ragioni di fronte ad ogni accusa.

Lasciamo il timone della nostra vita allo Spirito.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Dio si fa dono

 

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Buona domenica!

Loreto

“Di me sarete testimoni a Gerusalemme,
in tutta la Giudea e la Samaria
e fino ai confini della terra”

Dagli Atti degli Apostoli (At 1,1-11)
SOLENNITA’ DELL’ASCENSIONE – Anno B –

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

Oggi celebriamo la festa della moltiplicazione e della estensione dell’amore di Cristo.
Ognuno di noi può dire, nella fede, a ragione: io ho incontrato Cristo, perchè egli non è più ristretto e costretto in un luogo, ma presente in ogni luogo e in ogno tempo, è raggiungibile.
Lo stesso Cristo che ha camminato con i piedi impolverati duemila anni fa, lo stesso Cristo riconosciuto presente nelle comunità primitiva, lo possiamo incontrare nella fede e, ancora oggi, milioni di uomini e donne dicono di averlo conosciuto.
Di più.
Ora in Dio c’è un uomo. Nella pienezza di assoluto che è l’infinito di Dio, c’è il volto ben definito di un uomo: Gesù di Nazareth. E’ come se, ora, Dio ne sapesse di più, come se Dio avesse imparato anche ad essere uomo (lo so, teologicamente scricchiola, ma poeticamente mette i brividi!).
Nessuno può più dire: “Dio non conosce la mia sofferenza” oppure: “Che c’entra Dio con la mia vita?”. Dio sa!!!
L’Ascensione è come una cerniera nella storia di Gesù e degli apostoli: segna il passaggio da un prima a un dopo cui gli apostoli dovranno abituarsi: Gesù scompare alla loro vista sensibile, torna al Padre pur promettendo una presenza reale.
Gli apostoli, è comprensibile, faticheranno ad abituarsi a questa nuova situazione.
Gli apostoli sono invitati, dopo aver segiuto Gesù nella crocifissione e nella risurrezione, a seguirlo anche nell’ascensione, a diventare testimoni del risorto.
L’Ascensione segna l’inizio della Chiesa, di questa Chiesa, fatta di uomini fragili e innamorati del Vangelo, che dubitano e non capiscono, che portano con fatica l’immensa responsabilità dell’annuncio del Regno.
Con l’ascensione l’umanità entra definitivamente in Dio. E l’uomo entra definitivamente nell’ amicizia con Dio.
A noi è affidato l’annuncio del Regno, la costruzionie di un mondo nuovo. Dio ci rende degni, capaci di tanto impegno, di guarire ogni malattia e dolore interiore, di cacciare i demoni e le ombre delle nostre paure, di creare luoghi di nuova umanità in un mondo lacerato e sanguinante.
Dio impara ad essere uomo.
L’uomo impara a comportarsi come Dio.

 

…e per riflettere puoi scaricare: 43° Giornata Mond. Comunicazioni Sociali

 

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Volto di Gesù

“Rimanete nel mio amore”

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,9-17)
VI DOMENICA DI PASQUA -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Cos’è veramente l’amore?
Giovanni ha le idee molte chiare: l’amore è, anzitutto, accogliere l’amore di Dio, accettare di essere amati, dimorare nell’amore che abbiamo scoperto. L’amore è, quindi, prima consapevolezza poi sentimento, trasporto, emozione. E dai fatti, dice ancora l’apostolo, che si misura l’amore.
Spesso fraintendiamo la parola “amore”: non è soltanto passione o coinvolgimento, profumo di violette o felicità infinita, sentirsi preziosi e cercati da qualcuno (un partner, un figlio, un amico).
Amore è anche concretezza, quotidianità, fatica, fedeltà, passione (nel senso di patire!).
Proprio come ha saputo fare Gesù che si è donato completamente.

Dio non ci ama perchè siamo amabili ma -amandoci- ci rende amabili e capaci di superare la parte oscura che abita nel profondo di ciascuno di noi.
Giovanni ci chiama ad essere testimoni dell’amore. Con i fatti!
Amare l’altro chiunque esso sia, significa mettere lui al centro della mia attenzione, significa lasciare che la sua vita, i suoi interessi, il suo modo di essere sia accolto e valorizzato.

Se il nostro cuore non brucerà di amore, il mondo morirà di freddo!!!

 

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Buona domenica!

Alleluia, alleluia.
Rimanete in me e io in voi, dice il Signore
chi rimane in me porta molto frutto.
Alleluia.

Canto al Vangelo (Gv 15,4-5)
V DOMENICA DI PASQUA -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

La linfa che alimenta la nostra vita è la presenza del Maestro Gesù che abbiamo scelto come pastore. Vite
Nient’altro ci può dare forza, serenità, luce, gioia e pace nel cuore.
Solo restando ancorati a lui possiamo portare frutti, crescere, fiorire.
Senza di lui, niente.
Orientiamo con gioia e forza, continuamente la nostra strada verso la pieniezza del Vangelo.
Gesù ci chiede di dimorare, di rimanere, di stare.
Non come frequentatori casuali, ma come assidui frequentatori della sua Parola.
Gesù ci chiede di dimorare in Lui.
Dimora, non andare ad abitare altrove, resta qui accanto al Maestro.
Dimora: nel più profondo del tuo cuore lascia che il Signore ti faccia raggiungere dall’immensa tenerezza di Dio.
Senza di me non potete far nulla, dice Gesù.
Cerchi la gioia? Cercala in Dio, vivila in lui, stagli unito, incollato, come il tralcio alla vite.
La linfa vitale proviene da lui e da lui solo e da questa unione scaturisce l’amore.
I cercatori di Dio che si sono fatti discepoli del Nazareno non hanno il futuro assicurato, nè la loro vita è essente da fragilità e peccato, nè vengono risparmiati dalle prove che la vita (NON DIO!) ci presenta. I discepoli del Signore hanno capito che la vita è fatta per imparare ad amare e prendono lui, il Nazareno, come modello e fonte dell’amore.
E dimorano.

 

…e per riflettere puoi scaricare: La forza di Dio

 

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