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Buona domenica!

Volto di Gesù

“Rimanete nel mio amore”

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,9-17)
VI DOMENICA DI PASQUA -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Cos’è veramente l’amore?
Giovanni ha le idee molte chiare: l’amore è, anzitutto, accogliere l’amore di Dio, accettare di essere amati, dimorare nell’amore che abbiamo scoperto. L’amore è, quindi, prima consapevolezza poi sentimento, trasporto, emozione. E dai fatti, dice ancora l’apostolo, che si misura l’amore.
Spesso fraintendiamo la parola “amore”: non è soltanto passione o coinvolgimento, profumo di violette o felicità infinita, sentirsi preziosi e cercati da qualcuno (un partner, un figlio, un amico).
Amore è anche concretezza, quotidianità, fatica, fedeltà, passione (nel senso di patire!).
Proprio come ha saputo fare Gesù che si è donato completamente.

Dio non ci ama perchè siamo amabili ma -amandoci- ci rende amabili e capaci di superare la parte oscura che abita nel profondo di ciascuno di noi.
Giovanni ci chiama ad essere testimoni dell’amore. Con i fatti!
Amare l’altro chiunque esso sia, significa mettere lui al centro della mia attenzione, significa lasciare che la sua vita, i suoi interessi, il suo modo di essere sia accolto e valorizzato.

Se il nostro cuore non brucerà di amore, il mondo morirà di freddo!!!

 

…e per riflettere puoi scaricare: Dio in te

 

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Buona domenica!

Alleluia, alleluia.
Rimanete in me e io in voi, dice il Signore
chi rimane in me porta molto frutto.
Alleluia.

Canto al Vangelo (Gv 15,4-5)
V DOMENICA DI PASQUA -Anno B-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

La linfa che alimenta la nostra vita è la presenza del Maestro Gesù che abbiamo scelto come pastore. Vite
Nient’altro ci può dare forza, serenità, luce, gioia e pace nel cuore.
Solo restando ancorati a lui possiamo portare frutti, crescere, fiorire.
Senza di lui, niente.
Orientiamo con gioia e forza, continuamente la nostra strada verso la pieniezza del Vangelo.
Gesù ci chiede di dimorare, di rimanere, di stare.
Non come frequentatori casuali, ma come assidui frequentatori della sua Parola.
Gesù ci chiede di dimorare in Lui.
Dimora, non andare ad abitare altrove, resta qui accanto al Maestro.
Dimora: nel più profondo del tuo cuore lascia che il Signore ti faccia raggiungere dall’immensa tenerezza di Dio.
Senza di me non potete far nulla, dice Gesù.
Cerchi la gioia? Cercala in Dio, vivila in lui, stagli unito, incollato, come il tralcio alla vite.
La linfa vitale proviene da lui e da lui solo e da questa unione scaturisce l’amore.
I cercatori di Dio che si sono fatti discepoli del Nazareno non hanno il futuro assicurato, nè la loro vita è essente da fragilità e peccato, nè vengono risparmiati dalle prove che la vita (NON DIO!) ci presenta. I discepoli del Signore hanno capito che la vita è fatta per imparare ad amare e prendono lui, il Nazareno, come modello e fonte dell’amore.
E dimorano.

 

…e per riflettere puoi scaricare: La forza di Dio

 

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Buona domenica!

Pastore Gesù

“Io sono il BUON pastore”

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,11-18)
IV DOMENICA DI PASQUA -Anno B-

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

A chi sto a cuore?
Chi mi sta a cuore?
Per chi sono prezioso, importante, essenziale?
Nel corso della vita questa domanda, presto o tardi, diventa l’unica domanda essenziale.
Quando sperimentiamo la fragilità dell’essere e i nostri limiti, quando vediamo che i successi tanto agognati non colmano il nostro cuore ma lo spalancano a desideri nuovi e insaziabili, quando la vita si scontra contro un muro, ci poniamo questa domanda semplice e terribile:
a chi sto a cuore?
Gesù, oggi, dice di essere l’unio pastore che mi ama, che mi conosce e mi valorizza, senza pensare di averne un vantaggio.

Gli altri padroni sono mercenerai, mi amano per avere un tornaconto.
E’ vero: al mio datore di lavoro sto simpatico se produco, a volte anche i miei amici e i miei parenti mi amano a patto di comportarmi secondo ciò che essi si aspettano.
Invece Dio ci ama gratis, quando lo capiremo?
Non ci ama perchè siamo buoni ma, amandoci, ci rende buoni.
Non ci ama neppure per essere adorato, è libero Dio, anche dal protagonismo divino.
Dio non può che amare, scrivevano i Padri della Chiesa, perchè p amore puro, donato senza condizioni, gratutitamente, graziosamente, si diceva una volta.
Il suo amore senza condizioni è vero e serio: Gesù sceglie di donare la sua vita, non vi è costretto, lo desidera e lo fa, perchè davvero ci ama.
Anche noi possiamo convertire il nostro cuore e imparare ad amare gratuitamente.
E’ un lavoro di purificazione lento e doloroso, ma possibile.
Vivere da percore (non da pecoroni!) significa prendere sul serio le parole di Gesù, riferirsi a lui nelle scelte quotidiane, amare e amarci come lui ci ha chiesto, vivere da risorti, da salvati.
Non si tratta di salvare il mondo, il mondo è già salvo, si tratta di creare delle zone franche, degli spazi di verità nelle città isteriche in cui ognuno sia sè e faccia essere.
Nel realizzare questo grande sogno, aspettando che il Regno contagi ogni uomo e lo renda felice, aspettando il ritorno glorioso del Maestro, ognuno scopre di essere amato e di avere un progetto (grande) da realizzare.
Che sia un premio Nobel o una colf poco importa, ognuno ha un destino da realizzare, una vocazione da vivere.
Imparare ad amare gratuitamente perchè siamo amati gratuitamente e siamo amati bene.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Infinita fiducia

 

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Buona domenica!

Occhio azzurro

Questa è la vittoria che ha vinto il mondo:
la nostra fede.

1Gv 5,1-6
II DOMENICA DI PASQUA -Anno B-
 

La parola a…
don Paolo Curtaz

Tommaso è deluso, amareggiato, sconfitto.
Il suo terremoto ha un nome: crocifissione.
Lì, sul Golgota, ha perso tutto: la fede, la speranza, il futuro, Dio.
Ha vagato per giorni, come gli altri, fuggendo per la paura di essere trovato e ucciso.
Umiliato e sconvolto, si è trovato al Cenacolo con gli apostoliche gli hanno raccontato di aver visto Gesù.
E, lì, Tommaso si è indurito.
Giovanni non ne parla, tutela della privacy, ma so bene cosa ha detto agli altri.

Tu Pietro? Tu Andrea?…e tu Giacomo? Voi mi dite che lui è vivo? Siamo scappati tutti come conigli, siamo stati deboli, non gli abbiamo creduto! Eppure, lui ce l’aveva detto, ci aveva avvisati. Lo sapevamo che poteva finire così e non gli siamo stati vicino, non ne siamo stati capaci. Ora, proprio voi, venite a dirmi di averlo visto, vivo? No, non è possibile come faccio io a credervi?
Tommaso è uno dei tanti scandalizzati dall’incoerenza di noi discepoli.
Eppure resta, non se ne va, stizzito. E fa bene. Perchè torna proprio per lui, il Signore.
E l’incontro è un fiume di emozioni. Gesù lo guarda, gli mostra le mani, ora parla.
Tommaso, so che hai molto sofferto. Anch’io, guarda!
E Tommaso crolla. Anche Dio ha sofferto, come lui.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Cuore e ragione

 

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Buona domenica!

ulivo

Molti stendevano i loro mantelli sulla strada,
altri invece delle fronde, tagliate nei campi.
Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:
“Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!”

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 11,1-10)
DOMENICA DELLE PALME -Anno B-

 

La parola a…
don Primo Mazzolari

La settimana santa comincia con l’ulivo e finisce col legno.
Le mani dei fanciulli, sventolando rami di ulivo al passaggio del Signore, non provocavano nè minacciavano.
E’ un gioco innocente delle mani innocenti, ed egli guarda compiacentemente l’insegna di pace che essi inalberano, preludio del suo saluto pasquale: “Sia pace a voi!”.
Per le stesse strade, cinque giorni più tardi, passa Gesù con il legno della croce: in silenzio.
Un legno secco che germinerà nei secoli “fronde, fiori e frutti” senza fine.
Qualche ramo della “giornata degli ulivi” è ancora lì, abbandonata sulla strada del Calvario e Gesù, fra i due legni e i loro portatori stabilisce un confronto: “Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete piuttosto per i vostri figli. Perchè se così è trattato il legno verde, che ne sarà del secco?”.
La croce e l’ulivo sono le uniche insegne che non fanno paura: come non fanno paura le mani innocenti dei fanciulli e del Signore.
Sulle prime non c’è sangue nè segni di chiodi: ma l’impronta spietata della nostra giustizia su quelle di Cristo ne garantisce l’innocenza.
Due innocenze consolano il mondo, gli danno “speranza” e lo portano: l’innocenza dei fanciulli e l’innocenza del Crocifisso.
Solo delle mani pure e forate possono innalzare tra i popoli e le nazioni l’insegna divina della pace: solo i fanciulli che non hanno ancora visto il soffrire, e colui che lo porta e lo espia in pace, per far cadere le barriere e gli odi che ci dividono e mettono i figlioli del Padre gli uni contro gli altri.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Non potrete non parlare di lui

 

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Buona domenica!

“Cristo… pur essendo Figlio,
imparò l’obbedienza da ciò che patì
e, reso perfetto,
divenne causa di salvezza eterna
per tutti coloro che gli obbediscono”.

Dalla lettera agli Ebrei (Eb 5,7-9)
V DOMENICA DI QUARESIMA -Anno B-

 

La parola a…
don Paolo Curtazcroix

Il Padre aveva talmente amato il mondo da mandare il proprio figlio a dire agli uomini che Dio vuole la salvezza e quella soltanto!
Che fare, ora? Arrendersi? Lasciar perdere, sparire? Abbandonare l’uomo al suo destino?
Una scelta, l’ultima, assurda, paradossale, esiste: la sconfitta.
Lasciarsi andare, consegnarsi, sparire, forse servirà a far capire che parlava sul serio.
Forse.
Come esserne certi? E’ in gioco la libertà degli uomini, non quella di Dio.
Bisogna morire, come il chicco di frumento.
Scommessa ardita, rischio inaudito, follia.
Davanti alla morte donata, davanti ad un Dio morto e nudo, mostrato, osteso, l’uomo davvero capirà?
Uscirà dalle tenebre finalmente?

Si, Signore, ora possiamo dirtelo, rassicurarti.
Si, Signore, davanti a quel gesto il nostro cuore si ferma, ha un sussulto.
Questa è la misura del tuo amore?
Questo è il tuo volto, Dio sconfitto?
Tu mi ami fino a questo punto.

PER AMORE SOLO PER AMORE!!!

 

…e per riflettere puoi scaricare: Competività

 

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Buona domenica!

primavera1

Creati in Cristo Gesù per le opere buone,
che Dio ha preparato
perchè in esse camminassimo.

Dalla lettera di San Paolo Apostolo agli Efesini (Ef 2,4-10)
IV DOMENICA DI QUARESIMA -Anno B-

 

La parola a…
don Paolo Curtaz

Il male si presenta sempre come bene, nessuno berebbe ad una bottiglia etichettata come veleno!
Il male è suadente, convincente, minimizza. E il male, oggi, ha assunto forme nuove che i credenti faticano a considerare peccato: l’arroganza in ufficio, la presunzione, l’ambizione sfrenata, l’esteriorità eccessiva, un egoismo puerile coltivato e mostrato con ingenuità, un imperante pornocrazia che usa le persone, una dottrina di mercato cinica e spregiudicata, la mancanza di rispetto delle diversità e della natura… altro che scordarsi le preghiere del mattino e della sera!
Abbiamo urgentemente bisogno di ridire cosa è luce e cosa è tenebra, in un mondo in cui si preferisce il neon… E il vuoto ridondante del nostro tempo e dei suoi modelli contagia tutti: dalla classe politica a quella intellettuale, dalla massaia al supermercato al ragazzino a scuola…
Come sarebbe bello avere una scatto di (sano) orgoglio per tornare a ricercare i valori da sempre condivisi dalle culture e a cui il cristianesimo ha saputo dare così tanto!
Gesù, però, è ottimista: il problema non è cedere alle tenebre, cosa che succede a tutti, ma amare le tenebre, per evitare di mettersi in discussione.
E aggiunge: abbracciare la luce significa fare la verità, iniziare riconoscendo che siamo bisognosi di salvezza.
E’ una rinascita dall’alto quella che Gesù chiede di compiere a Nicodemo, a noi.
Ma non abbiamo da temere: colui che ci propone questo percorso di conversione desidera la nostra pienezza, la nostra gioia, il nostro bene.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Sarai crocifisso

 

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