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Buona domenica!

Padre di immensa gloria,
tu hai consacrato con potenza di Spirito Santo
il tuo Verbo fatto uomo,
e lo hai stabilito luce del mondo
e alleanza di pace per tutti i popoli,
concedi a noi che oggi celebriamo
il mistero del suo Battesimo nel Giordano,
di vivere come fedeli imitatori del tuo Figlio prediletto,
in cui il tuo amore si compiace.

Colletta
FESTA DEL BATTESIMO DEL SIGNORE -Anno C-

 

La parola a…
don Tonino Lasconi

Il parallelo tra il battesimo di Gesù e il nostro battesimo di per sé non è esatto. Noi infatti siamo battezzati (immersi) nella morte e nella risurrezione di Gesù, non nel Giordano. Però il nome stesso della Festa spinge inevitabilmente a riflettere sul nostro Battesimo. Esso infatti ci impegna a vivere la stessa vita di Gesù, iniziata proprio sulle rive del Giordano.

Vivere la stessa vita di Gesù. Cosa significa in pratica?
Ce lo rivela l’evangelista Luca con il suo racconto. Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera. La preghiera è dialogo con Dio. Gesù quindi sta dialogando con il Padre, e il Padre gli risponde. Il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo.
Questa è la risposta del Padre: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.
Noi possiamo tradurre: “Tu sei il figlio che amo, perché corrispondi ai miei desideri, perché non mi deludi”.
Vivere l’essere battezzati in Gesù significa decidere di essere figli di Dio e di vivere come tali, cioè corrispondere ai suoi desideri, non deluderlo.
Come vive Gesù per essere amato da Dio? Il Figlio amato inizia a percorrere le vie della Palestina testimoniando che Dio è un pastore buono, che porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri; rendendo manifesta la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, confidando non in opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia.
Il battesimo non ci chiede di creare dei parchi naturali, delle zone protette, delle oasi nelle quali rifugiarci ogni tanto, lasciando la vita. Ci chiede di vivere la vita come Gesù.
Ce l’abbiamo il tempo per la famiglia?. Sì. Viviamo la famiglia come Gesù.
Ce l’abbiamo il tempo per il lavoro e lo studio? Certo.
Viviamo il lavoro e lo studio come Gesù.
Ce l’abbiamo il tempo per gli amici, per i parenti, per le relazioni sociali? Per forza!. Viviamo l’amicizia, le relazioni sociali, gli svaghi come Gesù.
Questo significa essere battezzati in Gesù.
Questo significa piacere a Dio.

 

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Buona domenica!

Alcuni Magi
vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano:
Dov’è colui che è nato,
il re dei Giudei?

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2,1-12)
EPIFANIA DEL SIGNORE -Anno C-

 

La parola a…
don Tonino Lasconi

Il racconto dei Magi non è una cronaca da conoscere o, peggio, una favola per far sognare i bambini, ma un messaggio per la nostra vita: nel paese della fede non si è mai arrivati, si è sempre con le valigie in mano, pronti, come i Magi, a vedere la sua stella e a partire per adorarlo.
Non a mani vuote, ma con oro, incenso, e mirra.

Oro
L’oro è una fede ripulita da tutte le pesantezze del “si è fatto sempre così”, delle convenzioni che spesso hanno sostituito le convinzioni.
Oggi, per essere credenti “lieti e fieri”, c’è bisogno di una fede forte, nutrita da convinzioni robuste, capaci di confrontarsi con i problemi e le situazioni inedite che la vita pone davanti.

Incenso
L’incenso è una sostanza che dimostra la sua utilità quando, bruciato, espande il suo profumo. Finché sta chiuso nella scatola non serve a niente. Così è della fede. Finché sta chiusa dentro le persone, o nelle chiese, serve a poco.
Il Signore ce la dona per rendere manifesta a tutti la sua gloria che vince le tenebre che ricoprono la terra, e dirada la nebbia fitta che avvolge i popoli.
Compito dei cristiani “Magi” è quello di manifestare il disegno di Dio. 

Mirra
Per quanto se ne sa, la mirra era un profumo forte, dal sapore acre. I padri della chiesa l’hanno considerata simbolo della passione. Noi possiamo intenderla proprio come la fatica non facile di rinnovare la nostra fede, per farla diventare oro che impreziosisce la nostra vita, incenso che la rende capace di spandere il suo profumo, mirra, coraggio, che la fa essere pronta a portare la testimonianza in modo limpido ed efficace anche tra le persone che appaiono meno disposte ad  accoglierla.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Cerchiamo

 

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Buona domenica!

“Venne fra i suoi e i suoi non l’hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio”.

Dal Vangelo di Giovanni (Gv 1,1-18)
II DOMENICA DOPO NATALE – Anno C –

 

La parola a…
don Giovanni Berti

Nella mia mente è ancora vivo il ricordo di quando quasi 37 anni fa mi sono trasferito con la mia famiglia nella nuova casa appena costruita a Bussolengo. Avevo circa 6 anni e frequentavo l’ultimo anno della scuola materna. E’ un ricordo più forte nel cuore che nella mente. Ricordo le emozioni più che i fatti.
In tutti gli anni da prete ho cambiato diverse case e sono stato ospite in moltissimi posti diversi, ma quando penso a qual è la mia casa, quella dove ho i ricordi e i legami più forti, è ancora quella di allora.
La propria casa non è solo un tetto e quattro pareti per ripararsi e stare qualche tempo. La propria casa è il luogo che nel corso del tempo amiamo sempre ritornare, e che conserva come in uno scrigno i sentimenti più profondi.
Anche ora che per il ministero sono chiamato ad abitare in case diverse, sento forte l’esigenza di ambientarmi nella casa nuova il prima possibile, facendo di tutto per sentirla casa mia. Come ho detto sopra, non mi basta avere un tetto sopra la testa, ho bisogno di sentirmi a casa, anche se nulla potrà mai sostituire la mia casa materna.
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
Dio ha scelto l’umanità come casa dove abitare.
Non un albergo per starci qualche giorno in fretta e in modo anonimo.
L
’umanità è una casa per Dio, la casa dove si riconosce e dove torna in continuazione per sentirci in pace.
Penso che per Gesù la mia vita è come per me è la mia casa di Bussolengo.
Nel momento che sono entrato nella vita, Gesù, il Verbo di Dio, si è fatto carne ed è venuto ad abitare in me.
Non sono un albergo per Gesù. Non sono uno dei tanti motel anonimi lungo la strada della storia.
Il Vangelo mostra anche il rischio della non-accoglienza. Mi mette in guardia sul pericolo quotidiano di trattare Gesù come ospite di qualche ora ed estraneo, proprio come in una stanza di albergo.
Ma l’accento rimane su questa scelta di Dio di abitare e di non perdere la propria casa in me e in ogni uomo e donna dell’umanità.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Perline

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Buona domenica!

“Salve, Madre santa:
tu hai dato alla luce il Re che governa
il cielo e la terra per i secoli eterno”.

Antifona d’ingresso
Solennità di Maria Santissima Madre di Dio

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Per i cristiani il tempo è sacro, da quando Dio lo abita. Il tempo, la storia, la mia storia, non è una serie di avvenimenti che si susseguono senza senso ma, al contrario, lo spazio che mi è dato per realizzare il progetto che Dio ha su di me, un ritaglio di infinito in cui diventare uomo.
Certo, ci sono anni più belli, fatti di soddisfazioni lavorative, di gioie immense come la nascita di un figlio, ed altri più difficili in cui sperimentiamo il fallimento affettivo o il lutto di una persona cara.
Entrambi sono abitati dalla tenerezza di Dio.

Dio faccia splendere il suo volto su di voi.
Quando sorridiamo il nostro volto si illumina.

Per accorgersi del sorriso di Dio occorre imitare l’adolescente Maria.
Maria, che festeggiamo con il titolo di “Madre di Dio”, è turbata dai troppi eventi che hanno caratterizzato l’ultima settimana: il parto da sola, l’essere lontana dalla sua casa, la sistemazione più che provvisoria, la visita dei loschi pastori.
Cosa fa?
Serba tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Meglio, Luca scrive che “prendeva i vari pezzi e cercava di ricomporli”.
Manca un centro nella nostra vita, siamo travolti dalla vita vissuta. Come il bucato ammucchiato nella bacinella, ci serve un filo a cui appendere tutte le cose ad asciugare. Questo centro unificatore che è la fede ci è prezioso.
Perché non assumerci l’impegno in questo 2010 che inizia, di ripartire da Dio, di mettere l’ascolto della Parola e la meditazione al centro della nostra giornata?

Solo così ci accorgeremo che Dio ci sorride.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Benedetta la Madre

 

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Buona domenica!

“Beata colei che ha creduto nell’adempimento
di ciò che il Signore le ha detto”.

Dal Vangelo di Luca (Lc 1,39-45)
IV DOMENICA DI AVVENTO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

La piccola Maria sente il grembo crescere, in quella poesia e magia che solo le donne, somiglianti a Dio, possono vivere. Il Verbo cresce dentro di lei e con la Parola fatta carne crescono anche i tentennamenti. Maria sale da Elisabetta: forse lei saprà darle una risposta definitiva, forse lei saprà dirle che sì, è tutto vero.
E accade. Elisabetta si asciuga le mani nel grembiule e riconosce la piccola Maria (ormai si è fatta donna) e capisce. La pagina di Luca è un capolavoro: l’incontro fra le due donne nel Vangelo è tutto un sussulto, un complimento, Giovanni Battista che riconosce il Messia dal grembo e scalcia; Elisabetta, anziana donna che vede imprevedibilmente realizzato il suo agognato sogno di maternità fa i complimenti alla piccola Maria.
Maria, ancora scossa da quanto le è successo, comincia a ballare e a fare i complimenti a Dio che salva lei e noi. Nelle loro parole avvertiamo la tensione, lo stupore, l’inaudito che si realizza.
È vero, allora: Dio ha scelto di venire, Dio si rende presente, Dio, il Dio d’Israele è qui.
È vero, è tutto vero, Dio viene, infine.
E le due donne urlano e cantano e danzano e piangono nell’assolato cortile di casa della vecchia Elisabetta. Lo splendido pancione col bimbo che scalcia è la presenza del profeta che indica il Messia. E tutto accade, accade, come il più inatteso e improbabile dei sogni che si realizza, come se la storia e la vita e l’universo danzassero nel vedere queste donne cantare l’assoluta follia di Dio.
E questo scatena la gioia, contagia, stupisce…

La buona notizia è che Dio è accessibile, è semplice, è diverso.
Diverso dalle nostre paure, diverso dai fantasmi che ci perseguitano.
Diverso.

E Maria e Elisabetta ora lo sanno e cantano, dicono, raccontano.
Raccontano dell’opera di Dio, la leggono scolpita nella storia degli uomini, la rintracciano nelle pieghe della fedeltà di un popolo di salvati – Israele – cui noi e l’umanità dobbiamo moltissimo. La loro gioia dilaga perché ora vedono chiaro, luminoso, evidente, mozzafiato il pensiero di Dio disegnarsi nella loro piccola storia, usarle, coinvolgerle.
La gioia è la dimensione essenziale del Natale. La gioia di sentirsi ed essere veramente salvati da Dio.
Siamo veramente nel cuore e nel desiderio di Dio!
Un suggerimento, amici: regalatevi, in questo Natale, dieci minuti di orologio per fermarvi e aprire lo sguardo finalmente! su ciò che Dio sta compiendo nella storia, nella vostra storia.
Animo, amici, arrivano buone notizie.

 

…e per riflettere puoi scaricare: Donarsi

 

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Buona domenica!

In quel giorno si dirà a Gerusalemme:
Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!
Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te
è un salvatore potente.
Gioierà per te, ti rinnoverà con il suo amore,
esulterà per te con grida di gioia
“.

Dal libro del profeta Sofonia (Sof 3,14-18)
III DOMENICA D’AVVENTO (Gaudete) -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

La gente è turbata: Giovanni è un uomo buono, mostra loro una strada semplice, dà loro retta… che sia lui il Messia? Ed ecco la notizia: arriva uno più forte che battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
Arriva il Cristo, è lui la risposta a cosa dovete fare, è lui colui che brucia dentro, che dà forza.
Giovanni ancora non lo conosce eppure il suo cuore pulsa di gioia.
Gesù è fuoco, non pia devozione, non bella abitudine, non saggezza da seguire.
Fuoco, fuoco, fuoco che brucia, che inquieta, che scalda, che illumina, che turba nel profondo, che scardina, che riempie. Giovanni già ne assapora la presenza, già ne coglie la statura immensa, inattesa, sconcertante.
Giovanni ha già il cuore colmo di gioia anche se ancora aspetta, anche se ancora non vede.
Ma già gioisce.
L’annuncio che vi faccio, la “buona novella” in mezzo a tante orribili notizie che ci raggiunge è proprio questa: Dio ti ama e te lo dimostra in Gesù Cristo.
Accogliere Gesù è avere il cuore pieno di gioia. La fede cristiana è anzitutto gioia.
Non gioia semplice, sciocca, ingenua.

Paolo dice ai Filippesi e a noi: “Rallegratevi nel Signore sempre!”; aggiunge che la nostra gioia deve essere nota a tutti, cioè che la gente deve pensare ai cristiani come gente serena e piena di luce!
Per Paolo, che pure di cose tristi ne subisce e ne vede, la pace che viene da Dio custodisce i nostri cuori.
E se la mia vita è un calvario? Se proprio la sofferenza è la nota dominante della mia vita? Se la depressione o la solitudine hanno minato alla radice il mio buonumore? Perché mai devo essere felice?
La risposta di Sofonia, profeta vissuto nel 640 a.C., è bruciante: “Il Signore tuo Dio … esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore”.
Sii felice: tu sei la gioia di Dio!
Sii felice: Dio ti ama teneramente con il suo amore ed è il suo amore che ti rinnova, ti cambia.
Tutta la Bibbia, tutta l’esperienza di Israele prima e della Chiesa poi dice questo: sei amato, il vero volto di Dio è uno sguardo di bene e di amore che ti ricostruisce.
Non è una splendida notizia?

 

…e per riflettere puoi scaricare: Cristiano lieto

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Buona domenica!

“Ogni burrone sarà riempito;
ogni monte ed ogni colle sarà abbassato,
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio“.

Dal Vangelo di Luca (Lc 3,1-6)
II DOMENICA DI AVVENTO -Anno C-

 

La parola a…
Paolo Curtaz

Entrare nella storia altra significa, anzitutto, aprirsi allo stupore di Dio, attenderlo ed accoglierlo per ciò che egli è, non per ciò che vorremmo fosse.
L’avvento non aggiunge degli impegni alla nostra scarsa fede e alla nostra poca disponibilità alla preghiera, ma un tempo in cui ci è chiesto di accorgerci, di preparare la strada, di spalancare il cuore.
Citando Isaia, Giovanni è molto preciso sulle cose da fare: raddrizzare i sentieri, riempire i burroni, spianare le montagne.
Raddrizzare i sentieri, cioè avere un pensiero semplice, lineare, senza troppi giri di testa.
La fede è esperienza personale che nasce nella fiducia, che diventa abbandono.
La fede va interrogata, nutrita, è intellegibile, ragionevole. Ma ad un certo punto diventa salto, ragionevole salto tra le braccia di questo Dio.
Abbiamo bisogno di pensieri veri nella nostra vita, di pensieri positivi e buoni per poter accogliere la luce.
Riempire i burroni delle nostre fragilità. Tutti noi portiamo nel cuore dei crateri più o meno grandi, più o meno insidiosi, delle fatiche più o meno superate. Ebbene: occorre stare attenti a non lasciarci travolgere dalle nostre fragilità o, peggio, mascherarle. Ognuno di noi porta delle tenebre nel cuore: l’importante è che non ci parlino, l’importante è non dar loro retta.
Spianare le montagne. In un mondo basato sull’immagine conta più l’apparenza della sostanza. Bene il fitness, ottimo il body-building per stare in forma. È bene curare il proprio modo di vestire. Ma occorre aprire qualche palestra di spirit-building, qualche estetista del cuore e dell’anima!
Essenzialità, verità, desiderio: questi gli strumenti per trovare un sentiero verso Dio.
E questo già ci procura gioia, l’attesa già ci scuote dentro, ci apre lo stupore… gioia come quella che san Paolo prova per la sua comunità greca di Filippi, come quella che il salmista descrive per il ritorno dei prigionieri da Babilonia a Gerusalemme.
Allora, amici resistenti, carbonari dello spirito, discepoli del Rabbì, su di voi piccoli e fragili e dispersi Dio fa scendere la sua Parola.
Alzate lo sguardo, ve ne prego.
Animo, mano ai badili spirituali e ai picconi interiori: c’è da fare in settimana…

 

…e per riflettere puoi scaricare: Non ho tempo

 

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