Basta un poco… – Buona domenica! – XVII TEMPO ORDINARIO – Anno B

«Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!» (Gv 6,15).

Di fronte al Vangelo della moltiplicazione dei pani, sosto in silenzio e sempre un po’ a metà strada tra l’incredulità e lo stupore. Cerco di capire e di entrare nella scena.
Ci sono folle infinite che seguono perché hanno bisogno di concretezza. Eh sì! Proprio concretezza; perché altro non cerca chi vuole vedere segni. Chi vuole capire se di fronte ha uno che fa «Bla bla» o che fa sul serio.  
C’è Gesù: uomo di grande compassione, fino all’inverosimile. Oggi gli diremmo: «Ma che credi di poter sfamare tutti? Di trovare una casa per tutti? Sei un buonista, rimandali a casa loro!». Ecco, quelli che incalzano con queste domande sono i discepoli, gente con i piedi per terra, che sa fare i conti con la realtà. A quanto pare i discepoli di Gesù li riconosci da questo, ce ne sono in ogni epoca. All’amore smisurato del Maestro contrappongono la prudenza e le logiche della misura: gente attenta che pondera… anche se a scapito degli altri. Gente che Gesù continua a mettere alla prova e a lasciare a bocca asciutta.
E poi c’è il «ragazzo con cinque pani e due pesci», accompagnato a Gesù da uno scettico Andrea, fratello di Simone, che, pur tra mille domande, ha il merito di non aver allontanato il giovane donatore.
Tutto questo cosa ci dice oggi?
Dio, nella sua onnipotenza, non ci snobba; per fare la storia, per scrivere pagine di salvezza ha bisogno del nostro fragile e insufficiente «poco». Ha bisogno di noi: di tutto ciò che di noi non convince, non ci appaga, non ci sembra sufficiente. Lui ci chiede di tirarlo fuori e di metterlo nelle sue mani. È dal nostro poco che diventa possibile moltiplicare la salvezza per tutti.

UNA PREGHIERA COME SOSTEGNO   

Il miracolo del «poco»

Eccoci, Signore… ecco il nostro «poco»:
piccolo, insufficiente, fragile.
Da soli non cambieremo la storia
né sfameremo il pianeta
né troveremo soluzioni alla sofferenza.
Eppure tu oggi ci chiedi di partecipare
alla salvezza, al futuro dei popoli, alla vita:
ci chiedi di donare tutto il poco che abbiamo;
di offrire, gratuitamente, la nostra intelligenza,
creatività, passione, forza o debolezza interiore,
i nostri pochi pani…

Eccoci, Signore, noi ci mettiamo nelle tue mani,
certi che in te saranno moltiplicati per il bene del mondo,
dei popoli di ogni fratello e sorella. Amen.

DAL VANGELO DELLA DOMENICA  (Gv 6,1-15)

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. 
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

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