RAGAZZI & DINTORNI – Dicembre 2012 – “… nello Spirito Santo”

Dossier Dic12

LO SPIRITO, IL GRANDE ASSENTE

di Tonino Lasconi

Lo Spirito Santo è il grande assente nella nostra preghiera quotidiana personale, e anchspirito-santoe in quella delle parrocchie. Tolta la novena in preparazione alla Pentecoste, è raro trovare momenti di preghiera comunitaria allo Spirito.
Perché? Una delle cause è da individuare, forse, nel fatto che allo Spirito Santo non riusciamo a dare un volto.
Dio Padre, con le dovute differenze, possiamo pensarlo con il volto di un padre terreno.
Con Gesù non abbiamo problemi. Ognuno di noi custodisce dentro di sé un volto che gli è caro, mutuato dalle rappresentazioni dei pittori, o dalla Sindone, o da qualche film su di lui.
Ma lo Spirito Santo come è? Abbiamo bisogno di immagini sulle quali fissare lo sguardo degli occhi, del cuore e dei pensieri.
Non ci rimane che seguire la pedagogia della Bibbia che rappresenta lo Spirito con tre immagini: colomba, vento, fuoco. Stimolando bambini e ragazzi (e non solo!) a riflettere su queste tre «creature», immaginiamo lo Spirito «creatore».

La colomba è l’immagincolomba_pace_19e più importante; è quella rappresentata nell’abside delle chiese antiche. Il perché è nel Vangelo: quando Gesù, battezzato da Giovanni, esce dal Giordano, lo Spirito discende su di lui «come una colomba» (Mt 3,16). La colomba è buona, docile, si lascia prendere in mano. Nessun cacciatore avrebbe il coraggio di sparare a una colomba. È il simbolo universale di pace e di benevolenza che Dio ha scelto fin dall’alleanza ricostruita con Noè (Gen 8,8-12). Nel battesimo di Gesù è il commento visivo delle parole del Padre: «Questo è il Figlio mio, l’amato; in lui ho posto il mio compiacimento» (Mt 3,17). Figlio amato nel quale tutti diventiamo figli amati (lo Spirito Santo ci mette in grado di chiamare Dio: «Abbà! Padre», Gal 4,6) e capaci di amare. Quando siamo tentati di cedere a egoismo, banalità, volgarità, pensiamo alla colomba, e sentiremo la nostalgia di una vita bella e buona.

Il fuoco. A Pentecoste lo Spirito Santo si posa sugli apostoli in «lingue di fuoco». fuoco
Il fuoco illumina: quando i nostri antenati   il fuoco, vinsero la paura della notte. Il fuoco riscalda e purifica. L’oro diventa splendente e prezioso se il fuoco lo libera dalle impurità. Anche gli strumenti chirurgici sono sterilizzati con il fuoco.
Quando brancoliamo nel buio delle scelte, quando sentiamo il gelo dell’egoismo, quando ci sentiamo pieni di scorie e debolezza, invochiamo lo Spirito Santo.

Il vento purifica e rinnova. Se non ci fosse il vento lo smog ci soffocherebbe e i mari e i ventolaghi diventerebbero stagni puzzolenti. Il vento arriva all’improvviso, quando meno te lo aspetti, come ricordava Gesù a Nicodemo (Gv 3,4-8), e fa volare via tutto ciò che è secco, posticcio, malfermo.
Quando siamo tentati di cullarci sulle nostre pigrizie e abitudini; quando siamo affascinati dalle proposte e dalle mode predominanti, invochiamo lo Spirito Santo, e sentiremo rifiorire in noi la voglia e la forza di rinnovarci, di cambiare, di seguire la parola di Gesù, che rimane dopo che le mode del momento sono state spazzate via.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Dicembre dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Un soffio per andare oltre – Itinerari musicali di catechesi/1_Lo Spirito Santo

Qualche premessa: 

INTRO:
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Lo Spirito, come vento, soffia… e non sai da dove viene e dove va! Una bussola, un orizzonte, un cannocchiale, un DIARIO DI BORDO: tutto è necessario per non perdere nulla di questa straordinaria avventura. Lo Spirito è di più, molto di più, infinitamente di più di ogni definizione, di ogni canzone, di ogni risposta cercata o trovata. Il nostro impegno, lasciandoci affiancare e sostenere anche dalle canzoni, sarà quello di restare in questa prospettiva tanto scomoda quanto avvincente: una prospettiva che, senza timore, chiamiamo prospettiva dell’oltre! Oltre nel cercare, nello scoprire, nell’ascoltare, nello sperare, nel trovare, nel desiderare e invocare la presenza di chi ci permette, ogni giorno, di sentire la presenza di Dio in noi: lo Spirito santo. È decisamente in questo orizzonte che proveremo, tappa dopo tappa a entrare, lasciando alle canzoni il compito di attualizzare, provocandoci, i singoli doni che lo Spirito vuole continuare a donare. [...] 

Levare l’ancora, allora, e partire lasciando gonfiare le vele dal vento delle tre canzoni che vi propongo per costruire questa prima tappa di percorso:

1. Cerco la tua voce – da Zenit dei Gen Rosso: per scoprire lo Spirito in azione;
2. Sette note e uno Spirito – da Dio di frontiera di Giosy Cento: per capire quali segreti ci mette tra le mani;
3. Tu sei – da Tu sei di Paolo Spoladore: per imparare a pregare e invocare lo Spirito.

Passo necessario (da ricordare!): fornire ai ragazzi, volta per volte, il testo su cui lavorare. È opportuno a questo proposito non anticipare mai i testi su cui si prevede di lavorare solo successivamente. [Continua...]  

Suor Mariangela Tassielli, fsp

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L’intero itinerario è tratto dalla rivista Catechisti Parrocchiali, itinerario annuale settembre – maggio: i doni dello Spirito. Estratto per la rubrica Itinerari musicale di Catechesi su www.canatalavita.com. Destinatari cresimandi, adolescenti, giovani. Per richiedere l’annata 2010 completa scrivere a: abb.riviste@paoline.it

CALENDARIO PUBBLICAZIONI POST “I DONI DELLO SPIRITO”

  • 14 Settembre Itinerari musicali di catechesi - I doni dello Spirito santo
  • 18 SettembreUn Soffio per andare oltreSpirito Santo
  • 9 OttobreOltre l’invisibileSapienza
  • 6 Novembre – Uno scandaglio per scoprire se stessi -Intelletto
  • 4 Dicembre – Freccia puntata sulla giusta direzione - Consiglio
  • 8 Gennaio – «Levate l’ancora: dritta tutta! questa è la direzione, questa la decisione» - Fortezza
  • 5 Febbraio – Scienza: vedere, esplorare, capire… e non basta ancora! – Scienza
  • 5 Marzo – Una cintura di salvataggio per aggrapparsi a Dio - Pietà
  • 9 Aprile – Noi: una vela, tu: il soffio che si spinge verso il bene -Timore di Dio
  • 14 Maggio – Cantando il nostro sì - Il sigillo dello spirito

Itinerari musicali di catechesi – I doni dello Spirito santo

Qualche premessa…

Carissimi catechisti,

lanno della fede, è per tutti noi un’occasione importante e, per certi aspetti unica, per riscoprire e rafforzare le motivazioni del nostro credere, della nostra fiducia nel Dio dell’amore, in Colui che si è fatto carne per la nostra salvezza. Credere e rendere testimonianza della nostra speranza, farlo con consapevolezza, competenza ed efficacia, vivere tutto questo da testimoni credibile. E se questa è la sfida per ogni credente, per un catechista la sfida diventa un preciso appello interiore, un dovere vocazionale, in fedeltà alla Parola che ci ha chiamato e mandato, nella Chiesa con una specifica missione.

Abbiamo scelto di esservi accanto, di non lasciarvi soli, di fornirvi ulteriori strumenti perchè l’annuncio di fede rivolto ai nostri giovani destinatari possa entrare nel vivo della loro vita ed esperienza.

Abbiamo scelto di riproporre, sulle pagine di Cantalavita, un itinerario di scoperta dello Spirito santo, della sua azione interiore in noi, del suo aiutarci a credere nel Padre e nel Figlio, del suo renderci testimoni coraggiosi e generosi del Vangelo di Gesù.

Vi proponiamo un itinerario annuale che svilupperemo in 9 incontri.

La musica sarà la nostra fedele alleata, nello scoprire e vivere, i doni dello Spirito. Spesso attingeremo a quelle canzone che i ragazzi ascoltano, amano, cantano. Sarà proprio entrando nel loro mondo che li aiuteremo a scoprire la luce con cui lo Spirito santo è pronto a orientare la loro giovane vita.

Destinatari dei post: catechisti, parroci, insegnanti, educatori, insegnanti di religione
Destinatari degli incontri da realizzare: cresimandi, adolescenti e giovani

Ringrazio di cuore la rivista di formazione catechistica Catechisti Parrocchiali, per aver messo a disposizione l’intera annata 2010-2011 e auguro a tutti un buon cammino.

suor Mariangela

Altri suggerimenti musicali puoi trovarli nella rubrica: Tra note e realtà

Per info, dubbi, contatti …

email: m.tassielli@paoline.it

facebook:

Suor Mariangela – Paoline

Paoline centro catechistico (spunti, suggerimenti, riflessioni… dedicate ai catechisti)

Catechisti Parrocchiali (pagina in cui viene segnalato pubblicato sulla rivista “Catechisti parrocchiali” dedicata a catechisti, animatori, educatori…)

ARCHIVIO POST “I DONI DELLO SPIRITO”

settembre 2012 – maggio 2013

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RAGAZZI & DINTORNI – Maggio 2012 – La fonte è lo Spirito

CHI HA APERTO LA PORTA?

di Cecilia Salizzoni

Come anticipa già il sotto titolo del film, Gifted Hands – Il dono, la storia è quella di Ben Carson, neurochirurgo di fama internazionale al John Hopkins Hospital di Baltimora, il primo a riuscire, negli anni ‘80, in operazioni «impossibili», come l’emisferectomia, la separazione di gemelli siamesi uniti per la testa. Ma, prima di arrivare a dirigere il reparto di neurochirurgia pediatrica a soli 33 anni, Ben Carson è stato un bambino di colore, figlio di una madre giovanissima, abbandonata dal marito con due bimbi piccoli, che viveva facendo pulizie nelle case dei bianchi.
A inizio anni ’60 anche la scuola frequentata da Ben è prevalentemente «bianca» e il ragazzino ha risultati pessimi. È convinto di essere stupido.
Ma la madre una donna intelligente benché analfabeta, guidata da una fede che le permette di fronteggiare le avversità della vita – lo stana dal circolo vizioso della disistima in cui rischia di perdersi come troppi afroamericani che non finiscono le scuole. «Sei un bambino intelligente, il problema è che non sfrutti la tua intelligenza», gli dice. «Se continui a prendere brutti voti finirai a pulire pavimenti in qualche fabbrica: non è la vita che voglio per te. E non la vuole nemmeno Dio». Così riduce a due ore settimanali la tv dei figli, obbligandoli a leggere due libri a settimana, in biblioteca, e a farle il resoconto. Gradualmente la carriera scolastica di Ben cambia fino al punto di ottenere una borsa di studio per Yale.

Ciò che distingue questa storia da un comune film sul «sogno americano», è il fatto che la volontà del singolo, pur essendo fondamentale, da sola non basta; deve agire in accordo con una volontà superiore.
Deve saper riconoscere i doni ricevuti e svilupparli.
A volte questi doni sono nascosti, ma la grazia che li ha dati, li disvela al momento opportuno. A Ben succede durante una predica in chiesa. Ascoltando il racconto del pastore della sua comunità, si accorge improvvisamente di saper fare quello che prima non gli riusciva: immaginare, vedere con gli occhi della mente, «guardare al di là di ciò che vede». La scoperta, per il giovanissimo Ben, ha la portata di un miracolo, e la scoperta successiva, che lo guiderà alla neurochirurgia, è collegata ad essa. Lo dice lui stesso, rispondendo alle domande del primario dell’ospedale dove chiede di fare l’internato:
«Il cervello… è un miracolo. Lei crede nei miracoli? Non molti medici ci credono. Non c’è molta fede tra gli scienziati. Studiamo cartelle cliniche, sezioniamo cadaveri, è tutto molto tangibile, concreto. Ma il fatto è che c’è una marea di cose che non riusciamo a spiegarci. Credo che tutti siamo capaci di compiere miracoli. Quassù ci sono stati concessi doni e capacità incredibili. Guardi Haendel. Come ha potuto comporre Il Messiah in sole tre settimane? Questo è il canale».
Essere canali delle meraviglie che lo Spirito può compiere attraverso di noi, se glielo permettiamo: è la via indicata dal prof. Carson con la sua vita e con i suoi scritti. E la ricetta per avere successo differisce anch’essa dal comune «sogno americano»: non inorgoglirsi, non mettersi al posto di Dio, ma al suo servizio e a servizio degli altri.

Con i ragazzi si può ricostruire il percorso di evoluzione del protagonista, mettendo a fuoco alcuni passaggi più significativi in relazione al tema dello Spirito.
• «Qui dentro hai un mondo intero. Devi solo guardare al di là di ciò che vedi»: cosa intende Sonya Carson con il termine immaginazione? Come è di aiuto a Ben, che cosa gli suggerisce?
• «Qualcuno ha aperto la porta… Sei entrato in un altro mondo, Benjamin!». Il professore, nella scena dell’ossidiana, si riferisce al mondo naturale e al metodo scientifico che permette di conoscerlo andando oltre ciò che si vede a occhio nudo. È possibile estendere il discorso al mondo spirituale? Chi ha aperto la porta a Benjamin?
• «Non ti serve il libro. Ce l’hai già. Dentro di te». Che cosa significa il richiamo della madre e tutta la scena che precede l’esame di chimica in Università?
• Gifted Hands. Il talento del prof. Carson è uno straordinario coordinamento occhi-mani. Da chi viene questo dono e per chi è? Che cosa permette a Ben Carson di portare tanto frutto? In che modo questa storia straordinaria riguarda anche ciascuno di noi?

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Maggio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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Pentecoste – Anno B

«Quando verrà il Paràclito… egli darà testimonianza di me;
e anche voi date testimonianza…»

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,26-27)
  DOMENICA DI PENTECOSTE – Anno B

No, non siamo in grado, siamo seri. Né tu, amico lettore, né io, né nessuno che abbia un po’ di sano realismo lo può (veramente) fare. Non siamo capaci di annunciare il Regno con sufficiente trasparenza, con coerenza minima, con passione necessaria. Il peccato è il nemico da combattere, come ci ha più volte ricordato un illuminato Papa Benedetto in questi anni. In un mondo in cui tutti danno la colpa agli altri (anche nella Chiesa!), Pietro ci ricorda che il nemico è dentro, non fuori. Questa storia dell’affidare alla Chiesa, a questa Chiesa, le redini del Regno è stato uno scherzo, o un inganno o una follia. Siamo seri.
Lui non c’è, lo sappiamo, lo vediamo mille volte, lo sperimentiamo. No, non ce la possiamo fare. Ora che l’Europa crolla e tutto sembra svanire e la paura attanaglia la quotidianità, prima che i mercati. Come facciamo a parlare di speranza alla gente che non arriva alla fine del mese? Andiamo! Non, non ce la possiamo fare. Oppure.

SHEVUOT
Shevuot, la festa della mietitura, Pentecoste per i fedeli greci che ricordano la sua celebrazione cinquanta giorni dopo Pesah, era una festa agricola che, col passare dei secoli, era stata arricchita da un’altra interpretazione: in quel giorno si ricordava il dono della Torah sul monte Sinai. Israele era molto fiero della Legge che Dio gli aveva consegnato; pur essendo il più piccolo fra i popoli, era stato scelto per testimoniare al mondo il vero volto del misericordioso.
Proprio in quel giorno, e non casualmente, Luca situa la discesa dello Spirito Santo. Spirito che era già stato donato, dalla croce e il giorno di Pasqua. Perché ripetere questa effusione? Perché quel giorno? Forse Luca vuole dire ai discepoli che la nuova Legge è un movimento dello Spirito, una luce interiore che illumina il nostro volto e quello di Dio! Gesù non aggiunge precetti ai tanti (troppi!) presenti nella Legge orale, ma li semplifica, li riduce, li porta all’essenziale.
Un solo precetto, quello dell’amore, è richiesto ai discepoli. Fantastico, grazie Gesù! Ma cosa significa amare nelle situazioni concrete? Ecco che lo Spirito ci viene in soccorso. Gesù non dona delle nuove tavole, cambia il modo di vederle, ci cambia il cuore, radicalmente. Oggi festeggiamo la Legge che lo Spirito ci aiuta a riconoscere.

TUONI, NUBI, FUOCO, VENTO
Luca descrive l’evento rimandando esplicitamente alla teofania di Dio sul monte Sinai: i tuoni, le nubi, il fuoco, il vento sono elementi che descrivono la solennità dell’evento e la presenza di Dio ma che possono anche essere riletti in una chiave spirituale.
Lo Spirito è tuono e terremoto: ci scuote nel profondo, scardina le nostre presunte certezze, ci obbliga a superare i luoghi comuni sulla fede (e sul cristianesimo!).
Lo Spirito è nube: la nebbia ci costringe a fidarci di qualcuno che ci conduce per non perdere la strada della verità.
Lo Spirito è fuoco che riscalda i nostri cuori e illumina i nostri passi.
Lo Spirito è vento: siamo noi a dover orientare le vele per raccogliere la sua spinta e attraversare il mare della vita!
Lo Spirito diventa l’anti-babele: se l’arroganza degli uomini ha portato alla confusione delle lingue, a non capirsi più, la presenza dello Spirito ci fa udire un solo linguaggio, una sola voce.
Invochiamo lo Spirito quando non ci capiamo in famiglia, in parrocchia, sul lavoro. Invochiamolo quando non riusciamo a spiegarci. Lo Spirito fa diventare i pavidi apostoli dei formidabili evangelizzatori: ora non hanno più paura e osano, vanno oltre, dicono senza timore la loro fede e la loro speranza. È la pentecoste: la Chiesa si inebria e diventa missionaria.

URAGANO
Non è un vento: è l’uragano. Un uragano che li strappa alle loro certezze, che li devasta, che li scompiglia e li scapiglia, che li converte, infine. Il fuoco scende nel cuore e li consuma.
No, certo, non ce la possono fare. D’accordo. Sarà lo Spirito ad agire. È arrivato, il dono (annunciato) del Risorto. È più folle e più anarchico di come neppure osassero immaginare. Il cuore ora è gonfio, escono per strada, fermano i pellegrini di passaggio a Gerusalemme per la Pentecoste. Parlano del Maestro, lo professano Messia e Signore e presente.
È arrivato lo Spirito.

PRUDENZA
Tenetelo nel cassetto lo Spirito, per favore. È pericoloso, devastante, inquietante.
Quando la Chiesa si siede o si arrocca fa nascere i santi che la ribaltano. Quando pensate che la vostra vita sia finita, annientata, vi spalanca lo sguardo del cuore. Quando le nostre parrocchie languono, si clericalizzano, si svuotano, si abituano, si stancano, si illudono egli scuote dalle fondamenta, fa crollare i palazzi della retorica e ci spinge a uscire nelle strade del nostro quartiere a dire Dio. Gli Atti degli apostoli sono una divertente comica in cui lo Spirito combina pasticci e gli apostoli corrono (invano) cercando di capire cosa fare veramente.
È lo Spirito che guida la Chiesa, anche se cerchiamo continuamente di correggere la rotta. È lui, se vuoi, fratello, sorella, che può orientare la vita verso i cammini della santità. È lui che soffia, nonostante tutto.

(PAOLO CURTAZ)


CATECHISTI PARROCCHIALI – Maggio 2012 – UN TEMPO DI GRAZIA

IMPARARE A COMUNICARE LA FEDE

di Emilio Salvatore

La scena della Pentecoste può produrre in noi molteplici riflessioni, ma credo che quella relativa alla comunicazione con Dio e con gli altri costituisca un punto centrale per il percorso educativo.
Solo una motivazione interiore che nasce da Dio e tocca interiormente ognuno di noi ci può predisporre a uno scambio fraterno con tutte le persone.

La discesa dello Spirito Santo sugli apostoli si esprime attraverso la simbologia delle lingue di fuoco. La lingua, come è evidente, allude alla comunicazione. L’essere umano si caratterizza rispetto agli animali, dicono gli etologi del comportamento umano, perché conosce il linguaggio.
Chi parla o comunica, anche in modo non verbale, si rivela un essere-per, un individuo che non è introverso, ma aperto costitutivamente alla relazione con gli altri. Così anche il cristiano, rappresentato dagli apostoli, è un essere in relazione.
La prima relazione viene dall’alto, è rappresentata da quella voce, quel suono di vento gagliardo che parla al cuore impaurito e tremante dei discepoli spaventati dopo la morte di Gesù e disorientati nonostante l’annuncio della risurrezione.
I discepoli non sanno parlare… Il loro atteggiamento è di attesa, di invocazione. Chiedono a Dio insieme con Maria le parole giuste, i linguaggi opportuni per annunziare il mistero.
Lo Spirito Santo è la forza di comunione, colui che apre al dialogo autentico tra Dio e la persona, che rende possibile una comprensione e una corretta espressione di quanto sperimentato.

Chi fa oggi esperienza di questa azione dello Spirito? Solo chi si sintonizza sulle sue frequenze, che sono quelle del silenzio, del raccoglimento e dell’ascolto. Chi desidera tale esperienza si predispone alla voce del Vento che spazza via le paure del cuore e lo rende forte per parlare non di cose apprese sui libri, ma di verità sperimentate nell’amore. Le lingue sono di fuoco, perché non sono frutto di elucubrazioni mentali, ma di connaturalità, frutto di intimità, di comunione. La comunione con Dio conduce anche alla comunicazione della fede che è un fatto di amore.

La seconda relazione, evocata nel racconto degli Atti, avviene con gli altri. L’essere umano è interdipendente: nessun individuo può sopravvivere e realizzarsi senza la presenza e l’assistenza, diretta o indiretta degli altri. Per questo motivo la comunicazione ha un’importanza fondamentale, riuscendo a stabilire e a mantenere un collegamento fra gli individui. Noi comunichiamo non quando forniamo notizie utili, come se fossimo speaker televisivi, ma quando ci coinvolgiamo nella relazione. Gli apostoli comunicano la fede nel momento in cui, avendone fatta l’esperienza profonda, si aprono al dialogo con tutti gli altri convenuti a Gerusalemme.
Comunicare la fede diventa così, come per gli apostoli, anche per noi oggi, genitori, educatori, catechisti, un processo con cui attiviamo la modifica e la costruzione della nostra come dell’altrui realtà di riferimento.
Non sono più stranieri e divisi dalla differenza di provenienza gli uomini di Pentecoste, ma sono uniti dallo stesso linguaggio che è quello reso possibile dall’unico Spirito dell’amore.

L’amore unisce prima della parola, l’amore, quando è testimoniato con i fatti e con gli atteggiamenti, travalica anche le differenze culturali ed etniche.
La comunicazione della fede è un’esperienza che cambia chi la fa non meno di chi la riceve e, nonostante le difficoltà di oggi, non possiamo non comprendere che è un atto globale, rischioso e affascinante, come lo fu per gli apostoli, come lo è per ogni annunciatore della fede.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Maggio di Catechisti Parrocchiali.

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RAGAZZI & DINTORNI – Maggio 2012 – La fonte è lo Spirito

PRODURRE FRUTTO NEL «WEB»

di Alessia Cambi

Siamo giunti all’ultima tappa del percorso sui frutti dello Spirito Santo, che ci ha condotti a capire l’importanza di «portare frutto nella nostra vita», da riversare in quella degli altri. Anche cercando di sviluppare le proprie capacità con passione, si porta frutto: i doni che abbiamo, infatti, non sono solo per noi ma ci sono stati dati per metterli a servizio di tutti. Il frutto dello Spirito, che è Amore, è come un diamante preziosissimo, le cui sfaccettature sono: gioia, pace, pazienza, bontà, benevolenza, fedeltà, dominio di sé. L’amore, inteso come carità e altruismo, è un amore illimitato verso le persone: è l’amore che porta al sacrificio, ad amare i nemici e a dare la vita per gli altri come ha fatto Gesù sulla croce. Questo frutto produce in noi la capacità di amare chi non ci è simpatico o che ci perseguita (come i bulli a scuola). È un amore pronto a dare, che ricerca sempre ciò che è buono nell’altro.

Un’attività, utile per comprendere «come amare», potrebbe essere quella di chiedere ai ragazzi: «Chi dobbiamo amare?». Certamente: Dio, noi stessi, il prossimo, il nemico e i fratelli. Successivamente chiedete: «Chi sono e dove trovarli?». Potreste invitarli, divisi in gruppi, a cercare in internet immagini che rappresentino queste persone e immagini e/o fatti che esprimono il come amarle. Se vi è disponibilità e competenza, montate il tutto in una presentazione di powerpoint o in un filmato (usando Windows media player) e, poi, guardate insieme il lavoro finale, magari assegnate un premio al lavoro migliore, da condividere, poi, mettendolo o su YouTube (se è un filmato) o sulla banca dati di http://www.qumran2.net.

Sarebbe importante che i ragazzi assumessero un impegno concreto per mettere in pratica uno di questi frutti. Ad esempio parlando di amore, bontà, pace, benevolenza, gioia si possono trovare nella rete molti siti di volontariato (anche del vostro territorio); case di beneficenza, locali, nazionali o missionarie; molti esempi di vita sia di santi (www.santiebeati.org) sia di persone comuni che dedicano la propria vita agli altri.

E perché non entrare nella pagine web di comunità religiose?
Fondamentale è iniziare a fare esperienza, non solo parlare, in modo da accorgersi dell’azione dello Spirito Santo nel piccolo delle nostre vite.
Lo Spirito Santo è creativo basta solo decidere cosa si vuol fare e gli strumenti, soprattutto quelli multimediali, non mancano. Per la grafica vi consiglio un programma freeware completo, ma leggero: http://www.gimp.org. Per creare tracce audio, abbinarle a immagini e video, per fonts e ritocco, ecc., vi indico un sito dove troverete programmi, divisi per categoria, gratuiti: http://www.programmifree.com. Vi consiglierei, poi, di creare un blog (più semplice da gestire di un sito) del vostro gruppo/comunità dove postare non solo le attività, i progetti, le immagini e i video, ma per fare interagire i vostri ragazzi, permettendo anche ai genitori e ad altri ragazzi di vedere e interagire. Un ottima guida gratuita per fare un blog la trovate in: http://www.masternewmedia.org.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Maggio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Maggio 2012 – UN TEMPO DI GRAZIA

UNA LUCE SPECIALE

di F. Carletti – A.M. D’Angelo

Come recita il catechismo dei fanciulli, la Chiesa è la famiglia dei discepoli, riunita dalla Spirito. Lo Spirito Santo ci aiuta a vivere con coraggio come veri figli di Dio e ad amarci tra noi come fratelli e sorelle. Ci aiuta a entrare in comunione tra noi e con Dio attraverso l’ascolto della Parola, l’Eucaristia e il servizio ai fratelli. La comunione è la base e il presupposto della missione che ogni battezzato è chiamato a svolgere per annunciare il messaggio di amore universale di Dio per l’uomo.

All’interno di questo articolo un suggerimento per proporre ai ragazzi di realizzare un portalumino che rappresenti, come a Pentecoste, i discepoli riuniti. Un simbolo per aiutarci a ricordare come lo Spirito ci tiene uniti in Cristo, nel gruppo di catechesi, in famiglia, in Chiesa.
Sarà uno strumento utilizzabile in famiglia per vivere brevi momenti di preghiera insieme, un rito familiare giornaliero, dove pregare per le persone che ci sono vicine e affidarle all’amore di Dio Padre. Se ne realizza uno grande, con un bel cero al centro e attorno le sagome che rappresentano i membri del gruppo di catechesi, da usare per la preghiera finale degli incontri.

Materiale: un foglio A4 bianco di almeno 220 gr, forbici, colla stick o liquida, un lumino, pennarelli colorati, righello.

Al lavoro:
• Prendere un foglio A4 e disegnare la sagoma di un omino con le braccia allargate.
• Ripiegare il foglio tenendo come ampiezza delle pieghe quella delle braccia dell’omino.
• Ritagliare la sagome dell’omino tenendo il foglio piegato, in modo da ottenere una striscia di omini tra loro uniti.
• Colorare gli omini da un lato, quello che resterà all’esterno, e piegare la parte in basso, che sarà incollata su una base sempre di carta.
• Si possono arricchire gli omini nella parte interna, scrivendo i nomi dei componenti della propria famiglia e di persone care da ricordare nella preghiera.
• Ritagliare dalla carta avanzata una base di 10×10 cm, sulla quale incollare in cerchio gli omini.
• Ritagliare la parte di base eccedente e posizionare al centro un lumino per terminare il lavoro.

Dopo aver realizzato questo particolare portalumino, potete suggerire ai ragazzi la seguente preghiera da recitare insieme con la famiglia o in gruppo in preparazione alla Pentecoste:

Santo Spirito,
tu sei amore che unisce e perdona,
tu sei acqua che lava e bagna,
tu sei luce che illumina e riscalda.
Vieni in mezzo a noi!
Donaci la forza per ricominciare.
Donaci la gioia di stare insieme.
Accendi in tutti il fuoco del tuo amore!
Amen.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Maggio di Catechisti Parrocchiali, dove è anche possibile vedere le foto dei vari passaggi per realizzaze il portalumino.

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RAGAZZI & DINTORNI – Maggio 2012 – La fonte è lo Spirito

SEI VAMPIRO
O DONATORE DI SANGUE?

di Fausto Negri

Nel romanzo Quo vadis? un pagano chiede a Pietro appena giunto a Roma: «Atene ci ha donato la sapienza, Roma la potenza; la vostra religione cosa ci offre?». E Pietro risponde: «L’amore!». Una leggenda ebraica racconta che ogni uomo viene al mondo con una piccola fiammella sulla fronte, una stella accesa che gli cammina davanti. Quando due persone si incontrano, le loro due stelle si fondono e si ravvivano, come due ceppi sul fuoco. L’incontro rende luminose le persone. Quando, invece, un uomo per molto tempo è privo di incontri, la sua stella, quella che gli splende in fronte, pian piano si affievolisce, fino a spegnersi.
Il significato della leggenda è chiaro: se un uomo non è amato e non sa amare, sta male: semplicemente, non è persona (termine che deriva da «per-sum», cioè «sono per»).

Amore è una parola di cui oggi si abusa, e forse andrebbe tolta dal vocabolario: essa è, infatti, quasi sempre abbinata a «cuore», a innamoramento, a sdolcinerie. Gesù ne ha dato il significato autentico e ne ha fatto l’unico comando da osservare. Egli ha detto che il sunto di tutte le leggi è «amare Dio con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutto il cuore e amare il prossimo come se stessi». Per tre volte Gesù usa il termine «tutto», appellandosi alla totalità. Un amore flebile, saltuario o mediocre non è amore. Il nostro è un Dio geloso, che vuole tutto il nostro essere. Dio, però, non ruba il cuore, ma lo amplifica. L’amore per lui lo riversa su di noi allargando il nostro essere all’infinito. Cristo indica tre direzioni cui va diretto il nostro amore: Ama il Signore, ama il tuo prossimo, ama te stesso.
Ama il Signore. Nel NT la definizione più bella di Dio è di san Giovanni: «Dio è Amore». Quando si mette Dio al primo posto, tutto il resto va a posto. Altrimenti la nostra esistenza è disordinata.
Ama il prossimo tuo. Qui Gesù è esagerato e rivoluzionario: «Non c’è amore più grande di chi dà la vita per i propri amici». Amore è dono gratuito di sé, il volere con tutte le forze, in modo sincero e disinteressato, il bene dell’altro.
Ama te stesso. Accettare te stesso, così come sei, con i tuoi limiti e le tue innegabili capacità, rientra tra i compiti più difficili della tua esistenza. Ma sappi che non puoi amare gli altri e Dio se non hai una sana stima di te. Come puoi amare il Creatore se non ami la sua creatura (cioè te stesso)? Non avere paura delle difficoltà e dei tuoi limiti. Se tutti fossimo perfetti in un mondo perfetto, che noia! Tu sei un’opera d’arte unica, non uno zerbino! Sei come una vigna in cui tutto, dentro, ha potenzialità infinite. Far arrivare la vigna a maturazione è il tuo compito.

Puoi vivere la tua esistenza in due modi: essere «vampiro» o «donatore di sangue». Anche se romanzo e film «Twilight» ha creato il vampiro buono, l’immagine tradizionale è di un essere «necrofilo» che ama tenebre e morte. Il donatore di sangue è «biofilo», ama la vita, fa tutto con passione.
• Il vampiro vive «a rovescio», continua a esistere solo succhiando il sangue altrui: non pensa ad altro che a se stesso, portando pessimismo e tristezza ovunque si trovi.
• Il donatore di sangue, invece, si accorge dei bisogni altrui e provvede. «Accorgersi» è una bellissima parola: deriva da «ad cor» e significa «far salire al cuore», cioè prendere coscienza, scoprire ciò che è sotto gli occhi. Il donatore di sangue scopre di avere attorno a sé altre persone fatte a immagine di Dio, vede la loro unicità ed è pronto a donare qualcosa di sé per la loro felicità.

Amare è anzitutto esserci: l’indifferenza e il menefreghismo sono le più grandi malattie del nostro mondo. Il peggior insulto che si può rivolgere a un essere umano è quello di far finta che neppure esista!
Amare è, poi, esserci con: si tratta di avere una presenza attenta all’altro, discreta, disponibile. Un insieme di tanti gesti e di mille attenzioni.

Lo Spirito Santo è «l’ovvio necessario», spesso dimenticato. Spirito d’Amore che ci dona energia e capacità di donarci. Tra uno che parla e uno che ascolta, chi è più importante? Il terzo, cioè la parola. Tra chi suona e chi balla, chi è più importante? La musica. Tra chi ama e chi è amato, chi è più importante? Ciò che non si vede, cioè l’amore. Lo Spirito – dice S. Agostino – è l’eterno Amore che unisce l’Amante all’Amato. L’Amore che unisce Dio Padre al Figlio è così vero, così «denso», da essere una Persona: lo Spirito.

Un fabbro apprendista, stanco di stare alle dipendenze di altri, un giorno si mise in proprio e aprì bottega. Comprò un mantice, un’incudine, un martello e cominciò a lavorare. Ma invano. La fucina restava inerte, non dava segni di luce. Un vecchio fabbro, a cui il giovane chiese consiglio, gli disse: «Hai tutto quello che ti occorre, fuorché la scintilla!». Lo Spirito è la scintilla che incendia la vita, fa ardere il cuore e fa sentire eternamente amati e capaci di amare.

Questo e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi sul numero di Maggio dell’inserto Ragazzi & Dintorni dossier mensile di Catechisti Parrocchiali.

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CATECHISTI PARROCCHIALI – Aprile 2012 – ANNUNCIARE LA PASQUA DI GESÙ

SULLA STRADA E NELLA LUCE DEL RISORTO
Via Lucis

di M. Rosaria Attanasio

Dopo aver accompagnato Gesù sulla via del dolore e dell’amore, ora, con gioia, seguiamo il suo percorso di vita e di luce nel suo manifestarsi «risorto» ai discepoli e alle discepole, per imparare a scoprirlo presente e operante nella nostra vita, nella storia e nella Chiesa, anche oggi.

Condivideremo la meraviglia dei suoi seguaci che, dopo il dolore, la paura e lo scoraggiamento, per la passione e la morte del loro Maestro sulla croce, non riescono a credere che sia risorto dai morti: è troppo bello per essere vero!
Ma Dio Padre supera ogni nostro schema mentale e ogni aspettativa, ed è capace di sorprenderci sempre con la grandezza del suo amore per noi.

Lo Spirito Santo, poi, che è stato sempre presente nella vita e nella persona del Maestro, nel momento della risurrezione spezza le catene della morte e irrompe con potenza in Gesù.
Per questo il primo dono che il Risorto fa agli apostoli riuniti nel Cenacolo è lo Spirito Santo, tanto che lo definiamo anche Spirito del Risorto.

E noi siamo già risuscitati con Cristo. «Grazie allo Spirito Santo, infatti, la vita cristiana, fin d’ora, è una partecipazione alla morte e alla risurrezione di Gesù: “Con lui siete stati sepolti insieme nel battesimo, in lui siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti” (Col 2,12)».

Lo Spirito del Risorto continua l’azione di Gesù fra i suoi e nel mondo, e questa azione, dopo la risurrezione, si stabilisce nei discepoli: «… sarà in voi» (Gv 14,17).
Se siamo risorti con Cristo, siamo chiamati a cercare «le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio» (Col 3,1).

All’interno della rivista Catechisti Parrocchiali l’itinerario completo della Via Lucis.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Aprile di Catechisti Parrocchiali.

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