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Sabato Santo 23 Aprile 2011: La Pasqua, un incontro che ti chiama alla vita!

Preghiera di lode

Qualcuno muore,
è come se dei passi si arrestassero
e il rumore della vita si fermasse.
E se invece fosse una partenza
per un altro viaggio,
per un nuovo cammino?

Dunque, passato il sabato le donne si procurano gli olii, e poi, di buon mattino  si recano al sepolcro… Ma, ecco, il sepolcro è aperto, e dentro c’è un giovane vestito d’una veste bianca. Nelle donne si genera il terrore… Il terrore viene interrotto dalla parola dell’angelo. «È risorto, non è qui»…«uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore».
È più facile essere discepoli di un morto, di cui magari si leggono i libri, e di cui si possono ricalcare le orme… […] E allora l’alternativa mette davvero paura: o diventi discepolo di un Gesù Nazareno, crocifisso e risorto, oppure il Gesù Nazareno solo crocifisso non c’è più, non c’è nemmeno il suo cadavere da imbalsamare, non c’è la tua rassegnazione per la sua morte, non c’è il tuo pianto per la sua atroce passione.
O diventi discepolo del Risorto, oppure non puoi essere nemmeno discepolo di un Crocifisso che non si trova più al suo posto nel sepolcro.
Pasqua significa riconoscere che la mia vita parte dalle parole dell’angelo in un sepolcro vuoto, per riempire il mondo dell’annuncio che il Signore Gesù è risorto. Non possiamo essere discepoli di un sepolcro vuoto. Possiamo esserlo solo di un Gesù vivo in mezzo a noi.


 Riflessione

 

…fermiamoci un attimo e sfogliamo gli antichissimi testi della Risurrezione, dell’apparire degli angeli alle donne, del sepolcro vuoto, delle bende senza più un corpo. Quando il corpo di Gesù fu sepolto era la Parasceve dei Giudei, la preparazione alla festa del sabato. Il suo corpo fu deposto in un sepolcro nuovo.. Poi fu il sabato e, con il sabato, l’impossibilità di avvicinarsi al corpo morto del Maestro di Nazareth. Se non fosse stato per le donne che a quel corpo dovevano una degna se-poltura, immaginare che nessu-no, né i farisei, né i discepoli, sarebbero più tornati. In fondo per i giudei la morte porta nello Sheol, in quel regno in cui neppure Dio entra, perché regna solo la non-vita. Cosa attendere? Perché attendere il giorno dopo il sabato? Per chi a quel maestro aveva creduto la sua morte genera un devastante interrogativo: «e ora, dopo aver lasciato tutto, dopo averlo seguito, cosa resta di noi? Da dove ripartire?». È in fondo l’interrogativo di ogni uomo e donna quando la vita viene colpita da una delusione, da un progetto fallito, da un imprevisto.
In quel sabato i discepoli non stavano più sperando… Alle donne era rimasta un’attesa solo umana: piangere quel corpo e onorarlo … Eppure in quel giorno dopo il sabato tutto viene stravolto. Gli angeli, inequivocabili messaggeri di Dio, entrano e riportano l’ebbrezza di Dio nella vita di chi si stava riabituando al torpore, all’abitudine, al non-sperare, al non-credere, al non-investire energie nel futuro, al portare avanti, semplicemente e senza troppo sforzo, antiche e intramontabili tradizioni.

…in quello spazio di rassegnazione Dio entra e riporta la vita, con tutti i suoi sconvolgimenti, con quel dinamismo che le è proprio. In fondo, dobbiamo dircelo con realismo, smettere di investire energie nel futuro, rassegnarsi è anche abbastanza comodo. Fidarsi significa rischiare di perdere, investire in amore può comportare il rischio di essere traditi, lasciati… avere dei progetti significa poter fallire. Per cui quando la vita ti ferisce e lascia segni profondi sulla carne, la nostra umanità sceglie più comodamente la via del ritirare i remi in barca. Per questo l’ingresso di Dio scomoda, per questo le donne al sepolcro fuggono, spaventate. 

Quel Gesù era veramente Dio, e colui che per mano e volontà di uomini era stato condannato era Dio, e colui che i suoi discepoli avevano lasciato, tradito, abbandonato, era Dio… non si poteva più far finta di niente. Dall’annuncio degli angeli in poi, non si poteva limitarsi a cercare un corpo da onorare. Con l’annuncio della Resurrezione cambia tutto e cambia la vita delle donne; cambia il loro andare e cambiano i loro progetti. Dio non entra nella storia lasciando tutto uguale: entra, penetra e propone il di più, il diverso, la vita… e vita piena.. Ma la reazione, quella solo umana è paura, terrore direi, fuga… «Le donne fuggirono via dal sepolcro, perché erano prese da spavento e terrore».

E noi, non siamo diversi da loro. Davanti ai grandi annunci, ai cambiamenti improvvisi e imprevisti rinunciamo, fuggiamo, preferiamo il più tranquillo ritorno a casa, alla tradizione, alla normalità, alle nostre certezze. Ma la Resurrezione è vita e la vita non si può arrestare.

Quelle donne consapevoli dell’incontro con il messaggero divino, alla fine cederanno alla proposta e loro, sarà il primo annuncio della resurrezione risuonato nel mondo, saranno loro le prime messaggere della lieta notizia.

E l’augurio per noi, alle soglie della Pasqua del Signore si lega profondamente all’esperienza vissuta dalle donne a Gerusalemme: che Dio possa entrare nella nostra vita, che possano trovare accoglienza le sue parole in noi, che sia Sì la nostra risposta alla sua proposta d’amore. che il nostro andare diventi leggero, sospinto dalla fiducia e non ap-pesantito dal timore.

Buona Pasqua sui passi di Gesù, perché ogni passaggio nella vita sia sempre e solo passaggio verso la vita!


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