Ci sono giorni che iniziano in un modo strano, e la mente si popola di ricordi, di cose belle e intense, di persone, di sogni
condivisi, di tempi passati, forse troppo in fretta e che temi il tempo possa cancellare o anche solo annebbiare.
Questo è uno di quei giorni, in cui ti rendi conto della fortuna che hai avuto nel conoscere dei santi, gente semplice e comune, ma dal cuore grande, anonima nel tratto, perchè delicata fino all’inverosimile, forte nel carattere perchè segnata dalla vita, dalle scelte, dall’incontro decisivo con Cristo.
Oggi è di una di queste persone che voglio raccontare, ma non solo con la voglia di ricordare… sarebbe poco. Ho voglia di scrivere di lei, perchè in lei si possa rendere gloria al Padre, che, se lasciato libero di operare nella vita e preso sul serio, fa di povere e semplici creature, straordinari colossi di santità, strumenti instancabili del suo Vangelo.
E’ di lei che vi voglio raccontare: di suor Assunta, del suo cuore segnato dalla passione per Dio e per ogni suo figlio, di quella donna dalle ginocchia vacillanti, ma tenace camminatrice per il Vangelo; di lei che io ho conosciuto ormai anziana, ma la cui giovinezza dello Spirito mi ha insegnato l’effervescenza di Dio.
Della sua scelta lei scrisse:
«La mia vocazione paolina è legata all’amore per la lettura. In un pomeriggio del mese di novembre 1927, andai dal Parroco di Licciana Nardi a restituirgli un libretto guida per il mese del Rosario. Avevo
terminato le classi elementari e avevo frequentato il sesto anno complementare. Il Parroco mi fece questa proposta: “Potresti andare ad Alba dove si studia e si lavora attorno ai libri. Ti danno una cassetta con le lettere dell’alfabeto, tu cerchi le lettere, fai la parola, la riga e la pagina… Dopo tre anni decidi: se vuoi farti suora rimani là; se no, ritorni a casa tranquillamente”. Non avevo mai visto una suora ma dopo un attimo di silenzio, risposi: “Penso che rimarrò là”.
In quel momento ho avuto la sensazione che qualcosa era successo dentro di me.
Prima di allora pensavo come avrei arredato la casa quando, sposandomi l’ultima (sono la più giovane delle quattro sorelle Bassi), sarei rimasta padrona della casa. Ma da quel momento il mio pensiero fu: “Alba”. Un bel nome che mi faceva sognare un bel paese, un convento, delle suore che lavoravano a “fare i libri”… Partii per Alba insieme a mia sorella Lina, divenuta poi Sr Epifania e accompagnata dal mio babbo. Era il 2 gennaio 1928. Avevo 12 anni ma ne dimostravo di più. Quando bussammo alla porta del caseggiato, venne ad aprirci Maestra Tecla (Confondatrice e Prima superiora generale). Non era una suora come quelle che avevo visto nelle illustrazioni dei libri, era una donna vestita con abiti laici, semplici, stile paesano. Aveva uno sguardo profondo, sorridente e comunicativo.
L’ambiente era povero, quasi squallido. Non c’era la “grande scala” né il “grande convento”; davanti all’entrata c’erano grosse pietre per evitare di affondare nel fango. Al mattino ci si lavava nel catino che era ai piedi del letto. In refettorio c’erano rozze panche. In cappella alla sera, si faceva la Visita (l’Adorazione) inginocchiate per terra. Non capivo dov’ero capitata. Mi sembrava tutto tanto strano. Mi convinsi subito che non avrei resistito molto in quello stile di vita e quindi sarei morta presto (entro 15 o 20 giorni). Pensavo: “Ho voluto venire, ho insistito vincendo la resistenza di mio babbo. Ora sono qui, ci rimango e, se muoio, pazienza”.
E raccontandomi questo episodio aggiungeva sempre: “Io non ho mai pensato di tornare indietro… quella era la mia vita“.
E di quella vita è stata costruttrice. Dai primi passi, vissuti nella fiducia, profonda verso Don Alberione (nostro fondatore) e Maestra Tecla (nostra madre), fino alle frontiere della modernità da attraversare, insieme. Insieme come corpo unito, come sorelle in Cristo, insieme con i nostri fratelli paolini, insieme senza dormire, senza restare seduti, senza lasciarsi infiacchire dal tempo o dalle sconfitte.
“Quando cammini - mi diceva - guarda i muri, leggili con attenzione perchè lì sono scritte le urla della gente. Guarda la gente in volto, guarda come cammina, così scoprirai cosa cerca. Quando vai per strada, fallo da apostola, senza distrarti. Ascolta le parole che la gente dice, perchè così potrai capire cosa vive, cosa soffre, come portare loro il Dio della vita”.
“Mariangela – mi diceva nelle nostre lunghe e instancabili conversazioni, nel suo ufficio, a Roma – guarda cosa c’è scritto sui giornali. Noi cosa stiamo
facendo? Quanti ne abbiamo raggiunti? E quanti ce ne sono ancora che non conoscono Dio? Dai Mariangela, mi ripeteva, sei giovane, hai molto da dare! Lo diceva con un fuoco dentro che ti smuoveva il mondo dentro e ti dava una carica così forte che nulla mai ti avrebbe fermato”.
“Il mondo ha bisogno di Dio – diceva! - Non possiamo stare sedute! Tu sei giovane! Cosa stai facendo per i figli di Dio?”
E poi mi chiedeva… “Quante giovani ci sono?” E un velo di tristezza spesso attraversava i nostri sguardi silenziosi e impotenti… “Poche, Maestra Assunta, le sussurravo, poche, rispetto a ciò di cui il Vangelo avrebbe bisogno”.
E con un sospiro, forte, misto di disappunto e dolore ribatteva: “Ma perchè? Questo carisma è attuale? Perchè si fermano all’apparenza? Quando io sono entrata, non c’era niente… quando si cerca Dio, non si chiede più niente…” E con toni più forti diceva: “Il mondo ha bisogno di Dio! Ma tu glielo dici? Le inviti? Devi avere il coraggio di proporre loro di dare la vita per il Vangelo, come Paolo!”
Maestra Assunta, oggi sei in Dio che, sorridendoti, ti avrà accolta nella lode dei santi. Tu sai quante forze ed energie sono necessarie perchè ogni uomo incontri il Vangelo, tu apostola instancabile e determinata, che al tuo Signore hai dato tutto, amando, con gioia e convinzione, tu, sostieni i passi di ogni figlia dell’apostolo, della cui passione hai infiammato i nostri cuori. Sii in Dio
compagna dei passi delle più giovani sorelle che stanno scoprendo la forza del carisma che tu sentivi di aver ricevuto come dono prezioso e di cui ti sei sempre sentita oggetto di una grazia immeritata.
Sii presenza silenziosa ma feconda nella vita di coloro a cui Dio mette nel cuore il carisma paolino, perchè cercando lui, non cerchino, nè si aspettino null’altro, se non lui, il suo Vangelo, la sua Vita.
E il Signore, che a tutte noi ha dato il privilegio immeritato di ricevere lo stesso carisma dell’Apostolo Paolo, lui ti conceda di esserci vicina, nella mozione interiore dello Spirito, perchè la nostra risposta oggi, sia secondo il cuore di Dio che in Paolo ha trovato la possibilità di battere. E oggi, anche attraverso le nostre scelte apostoliche, possa risuonare nel mondo l’anelito del cuore di Dio “Venite a me tutti!”
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terminato le classi elementari e avevo frequentato il sesto anno complementare. Il Parroco mi fece questa proposta:
compagna dei passi delle più giovani sorelle che stanno scoprendo la forza del carisma che tu sentivi di aver ricevuto come dono prezioso e di cui ti sei sempre sentita oggetto di una grazia immeritata.




Buona domenica! – III T.O. (Anno B)
Gesù andò nella Galilea,
proclamando il vangelo di Dio»
Dal Vangelo di Marco (Mc 1, 14-20)
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B
Marco è una ragazzo quando conosce Gesù. In casa sua, probabilmente, la comunità si raduna con una certa frequenza, soprattutto durante i giorni degli eventi pasquali. Ancora più probabile è il fatto che il famoso giardino del Getsemani fosse di proprietà della sua famiglia.
Dopo una prima esperienza al seguito di Barnaba e Paolo, il giovane Marco ha seguito Pietro il pescatore. Ed è proprio Marco, su suggerimento di Pietro, ad avere, per primo, steso un resoconto sulla vita e la predicazione di Gesù, un vangelo. Rivolto a dei pagani avvicinatisi all’annuncio (romani?), scritto in un greco grammaticalmente povero ed essenziale, cogliamo dietro il suo vangelo la freschezza dell’annuncio e possiamo individuare l’esperienza e il pensiero di Pietro dietro le sue parole. Marco sintetizza il Battesimo di Gesù e il periodo passato nel deserto per andare subito all’essenziale. Alla predicazione del Maestro. Alla buona notizia.
VANGELO
esù ne prende il testimone, ne prolunga l’opera, da’ senso al sacrificio del profeta vissuto per preparargli la strada. Gesù inizia il suo ministero quando sarebbe stato prudente smetterlo, inizia la sua missione in pieno clima di persecuzione verso i profeti, così simile al nostro. Gesù annuncia una buona notizia da parte di Dio: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio si è fatto vicino; convertitevi e credete nel vangelo”. Il tempo è compiuto, questo è il momento giusto, non aspettare oltre: ora, oggi, adesso Dio è qui. Quante volte ci manca il tempo per fare le cose che vorremmo, per incontrare le persone che amiamo, per sederci a godere delle gioie (pochine) che la vita ci dona! Quante volte rimandiamo le cose da fare a momenti più opportuni, a giorni migliori! Quanta fatica facciamo a vivere il presente, anche nella fede, rimandando la conversione, arrendendoci alla tirannia del caos quotidiano!
Vangelo significa semplicemente buona notizia. Abbiamo bisogno urgente di buone notizie in questo momento di scoramento e fatica!
Gesù inizia la sua predicazione dopo l’arresto di Giovanni: è un evento negativo a spingere Gesù alla predicazione. Il Battista è “consegnato”, riferisce letteralmente il giovane Marco, come ad indicare una Provvidenzialità anche negli eventi umani più balordi, un intervento di Dio anche quando Dio sembra dimentico dei suoi figli, e G
Dio è qui adesso, anche se non lo senti, anche se non te ne accorgi, anche se la stanchezza o il dolore hanno annebbiato la tua vista interiore. Dio è qui, perché egli si è fatto vicino, perché Natale ci ha spalancato all’evidenza di un Dio accessibile.
IL REGNO E’ QUI
devi solo accorgertene e collaborare. Se è davvero così, se basta voltare la testa per incrociare lo sguardo di Dio, che aspetti? Cambia il tuo approccio al Signore! Forse non te ne accorgerai subito, dice Marco, forse le vicende della vita hanno ispessito la tua anima, ma, fidati, se volgi il tuo sguardo finirai inesorabilmente per incrociare quello del Rabbì. Credici, è la più bella notizia che tu possa ricevere. Oggi: Dio ti si è avvicinato (perché ti ama).
Non solo Dio è accessibile, ma è possibile costruire il suo Regno, vivere nella logica del Vangelo, creare degli spazi, dei luoghi, che diventino succursali del Regno. Non ti devi sforzare, né lo devi meritare (è gratis!),
Tutta la nostra fede è racchiusa in questo annuncio: il progetto di bene di un Dio che si fa vicino e il nostro impegno ad accoglierlo, la nostra fatica a non lasciarci travolgere dalle cattive notizie e a lasciar germogliare il bene e il bello che c’è in noi. Ed è una notizia così nuova, così vera, così profonda, che tutto diviene relativo, e gli eventi della vita, anche quelli belli come gli affetti, sono il proscenio che vede Dio come attore protagonista, dice Paolo.
OVUNQUE
che ci è chiesta è la conversione, l’atteggiamento di chi si rende conto che la risposta vera è nel cuore di Dio, di chi decide di mettersi davvero e sul serio in ascolto, come gli abitanti di Ninive nella prima lettura, come chi segue il suggerimento di Paolo: passa la scena di questo mondo. L’ammonimento di Paolo a vivere nel presente con distacco è quanto mai necessario per la conversione. Intendiamoci: “distacco” non significa disinteressarsi del mondo (errore storicamente commesso da parecchi cristiani) ma significa vivere nel mondo con il giusto equilibrio. Significa che il mio lavoro, la mia famiglia, mio marito e i miei figli, il mutuo da pagare sono importanti, certo, ma non sufficienti a colmare il mio cuore, né sufficienti a spegnere il desiderio di assoluto che mi mozza il fiato. E Paolo lo sa bene, lui, che ha visto la sua vita di super credente, di zelante e intollerante fedele diventare strumento di evangelizzazione nelle mani di Dio, l’imprevedibile.
La chiamata degli apostoli ci rivela che quest’annuncio ci coglie proprio là dove viviamo, che non abbiamo scuse di sorta, che non possiamo nasconderci dietro i troppi impegni e le troppe cose da fare, né rimandare ad una settimana di esercizi la nostra conversione: al lavoro Gesù chiama Simone e Andrea, mentre riposano chiama Giacomo e Giovanni. Gesù passa e ci chiama, tutti, ovunque. Non ci sono condizioni per diventare suoi discepoli: l’unica cosa
LASCIARE LE RETI
Lasciamo le reti, tutte le reti che ci legano, i pensieri, i giri di testa, i troppi impegni che ci impediscono di lasciarci amare da Cristo. Il suo messaggio continua attraverso la nostra piccola vita, dentro il nostro percorso quotidiano. Siamo chiamati a diventare pescatori di umanità, a tirar fuori tutta l’umanità nascosta nelle pieghe della vita, in questo mondo disumanizzato e disumanizzante. Siamo chiamati, in questo tempo disperato e disperante, a dare la buona notizia di un Dio che abita le nostre solitudini. Il Regno avanza, è presente, ci ammonisce Gesù, accorgitene, lasciati raggiungere, Dio ti ama. E questo ci cambia la vita. Queste sono davvero buone notizie.
(PAOLO CURTAZ)
Per riflettere sorridendo…

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