«Venne all’improvviso dal cielo un fragore,
quasi un vento che si abbatte impetuoso,
e riempì tutta la casa dove stavano»
Dagli Atti degli Apostoli (At 2, 1-11)
DOMENICA DI PENTECOSTE – Anno C
Non possiamo farcela, non scherziamo. No, non siamo in grado. Nessuno che abbia un po’ di sano realismo lo può (veramente) fare. Non siamo capaci di annunciare il Regno con sufficiente trasparenza, con coerenza minima, con passione necessaria. Il mondo implode nella sua crisi e nella sua insanabile aggressività e anche noi ne siamo contagiati e travolti. E sentiamo tutto il peso della nostra fragilità personale comunitaria. Questa storia dell’affidare alla Chiesa, a questa Chiesa, le redini del Regno è stato uno scherzo, o un inganno o una follia.
Siamo seri.
È quello che si sono detti per ore i pavidi discepoli radunati al cenacolo. Gesù se n’è andato davvero e loro devono capire cosa fare. Annunciare il Regno, d’accordo. Dove, come, a partire da quando, dicendo cosa? Fuori tira ancora una brutta aria per i discepoli del Nazareno, per quale masochistica ragione dovrebbero uscire e farsi nuovamente arrestare?
Pietro e gli altri lo sanno bene, lo hanno vissuto sulla propria pelle: non sono all’altezza del compito. Diamine: solo un mese prima erano tutti fuggiti a rotta di collo! Come aspettarsi, ora, una reazione diversa, un comportamento all’altezza della situazione? Pensano e discutono, gli apostoli. Un po’ si fanno coraggio, un po’ non alzano lo sguardo. No, non ce la possono fare, non da soli, non adesso. Si sta alzando il vento. Strano, non succede quasi mai in primavera, a Gerusalemme.
URAGANO
Non è un vento: è l’uragano. Un uragano che li strappa alle loro certezze, che li devasta, che li scompiglia e li scapiglia, che li converte, infine. Il fuoco scende nel cuore e li consuma. Il terremoto fa crollare le loro piccole certezze e i loro progetti ansimanti. No, certo, non ce la possono fare. D’accordo. Sarà lo Spirito ad agire.
È arrivato, il dono (annunciato) del Risorto. È più folle e più anarchico di come neppure osassero immaginare. Più di ogni altra luce, più di ogni convinzione o determinazione, di ogni progetto o piano pastorale. Eccolo, lo Spirito. Il cuore ora è gonfio, escono per strada, fermano i pellegrini di passaggio a Gerusalemme per la Pentecoste. Parlano del Maestro, lo professano Messia e Signore e presente. È arrivato lo Spirito.
PENTECOSTI
Si divertono a giocare con noi, gli evangelisti. A stuzzicarci e farci uscire dalla sindrome del “sappiamo già tutto”. Ognuno di loro scherza e ci provoca: quando è sceso lo Spirito? Giovanni dice che Gesù dona lo Spirito dall’alto della croce, morendo. O forse la sera di Pasqua, apparendo ai discepoli. O, a credere Luca, nella festa ebraica della Pentecoste. Enigmi da svelare per capire chi è lo Spirito.
Lo Spirito nasce dalla croce perché la croce manifesta la misura dell’amore di Dio che è lo Spirito. È dono totale, definitivo, vitale (Credo lo Spirito che dà la vita professiamo nel Credo). Lo Spirito è dono del risorto e porta con sé i doni della pace del cuore e la capacità di perdonare. E lo Spirito è la nuova Legge che sostituisce quella donata da Dio a Mosé sul Sinai, la festa che gli ebrei festeggiavano il giorno di Pentecoste.
Ora la Legge è scritta nei cuori ed è lo Spirito a ricordarcela…
FINALMENTE
Il Consolatore, per sradicare ogni solitudine, per fare della Chiesa la compagnia di Dio agli uomini. Il Vivificatore, per togliere l’asfalto e ogni altra crosta che ostinatamente ricopre il volto di Dio e la Parola. Il Paracleto, per difenderci dalla paura e dalla parte oscura che è in noi e che ci turba impedendoci di essere veramente discepoli. Il Suggeritore, per ricordare ai discepoli cosa ha detto Gesù quando ce ne dimentichiamo.
Egli ricostruisce i linguaggi, ci dona la grazia di capirci, di intenderci, di comunicare. Supera l’arroganza dell’uomo che costruisce torri per manifestare la propria forza e usa il linguaggio del potere che non fa capire, che confonde, che allontana. Pentecoste è l’Antibabele, l’altro modo di capirsi, accomunati dalla stessa ricerca interiore. Eccolo il fuoco, che scalda e illumina, che indica una strada nella notte. Eccola la nube, che tiene lontani gli egiziani e illumina il cammino del popolo che fugge verso la libertà del cuore, la nebbia che toglie ogni punto di riferimento per affidarsi a Dio solo. Ecco il vento che soffia dove vuole: siamo noi ad orientare le vele per raccoglierlo e metterci in navigazione. Ecco il terremoto che ci scardina dal profondo. Ecco la colomba, portatrice di buone notizie, quando torna nelle mani sicure di Noè che l’ha inviata per sapere se il diluvio è finito, mite e arrendevole.
PRUDENZA
Tenetelo nel cassetto lo Spirito, per favore. È pericoloso, devastante, inquietante.
Quando la Chiesa si siede o si arrocca fa nascere i santi che la ribaltano. Quando pensate che la vostra vita sia finita, annientata, vi spalanca lo sguardo del cuore. Quando le nostre parrocchie languono, si clericalizzano, si svuotano, si abituano, si stancano, si illudono egli scuote dalle fondamenta, fa crollare i palazzi della retorica e ci spinge a uscire nelle strade del nostro quartiere a dire Dio.
Gli Atti degli apostoli sono una divertente comica in cui lo Spirito combina pasticci e gli apostoli corrono (invano) cercando di capire cosa fare veramente.
È lo Spirito che guida la Chiesa, anche se cerchiamo continuamente di correggere la rotta. È lui, se vuoi, fratello, sorella, che può orientare la vita verso i cammini della santità. È lui che soffia, nonostante tutto.
(PAOLO CURTAZ)
Vieni, Santo Spirito di Dio di D. Scarpa – F. Buttazzo
in Vieni Soffio di Dio (Paoline 2004)
Per acquistare il canto su iTunes clikka qui
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Siamo seri. 

peccatori e incoerenti! Scambio sfavorevole:
Così il nostro Dio originale e spiazzante ha deciso. E così davvero accade.


ma alla dimensione perenne in cui abitiamo.
prima della preghiera, prima delle celebrazione dell’eucarestia ci permette di avvicinarci al Vangelo con la freschezza che merita, con lo stupore di chi vi trova sempre delle novità.
sconosciuta, diversa da ogni altra gioia. È la gioia del sapersi conosciuti, amati, preziosi.
per affrontare la nostra quotidianità con la certezza della presenza del Signore, giorno dopo giorno, passo dopo passo.














La perdizione non è, appunto, il luogo teologico della salvezza? Non veniamo salvati proprio perché, prima, ci siamo smarriti? Con Giuda Gesù potrà dimostrare qual è la misura dell’amore di Dio: l’assenza di misura. Ogni uomo che prende coscienza di sé si pone la domanda: sono perduto o salvato? Gesù risponde: sei perduto e sei salvato.
Ecco la vera gloria, quella che il mondo non conosce. E che nessuno ci può togliere. E se, invece di passare la vita ad elemosinare un applauso iniziassimo a voler amare







rimandi ai contenuti del cd.




Buona domenica! – Santissima Trinità – Anno C
a Dio, che è, che era e che viene
Acclamazione al Vangelo (Ap 1,8)
SANTISSIMA TRINITA’ – Anno C
IL DIO DEMONIACO
E ne ha parlato come nessuno ne aveva parlato e ha inviato lo Spirito perché, infine, capissimo.
Lo scrivo e lo dico spesso: mi sono convinto che tutti portiamo nel cuore un’immagine di Dio, anche chi crede di non credere. Non sempre bella, sinceramente: un’idea spontanea, inconscia, culturale, legata alla nostra educazione e nutrita da qualche distratto ascolto di predica o di catechismo. Dio c’è, certo, ma è incomprensibile, lunatico, inaccessibile. Ti ama, si dice, ma poi incontro Marta che tre giorni prima di sposarsi ha scoperto di avere un tumore in fase avanzata a trentasei anni. È onnipotente, ma non difende il bambino venduto per prostituirsi. C’è, opera, ovvio. Ma non fa quasi mai il mio bene. Meglio blandirlo Dio, non si sa mai. Meglio trattarlo bene, sperando che non ti capiti una disgrazia. E, a dirla tutta, forse io sarei capace di operare meglio di lui e di risolvere qualche bel problemino mondiale. L’idea di Dio che portiamo nel cuore, siamo onesti, è mediamente orribile. Finché è arrivato Gesù e ha sconvolto le nostre piccole idee di Dio.
IL DIO DI GESU’
Dio è Trinità, relazione, danza, festa, armonia, passione, dono, cuore.
Gesù ci ribadisce: “Siate perfetti nell’unità”. E se anche fare comunione è difficile, ci è indispensabile, vitale, e più puntiamo alla comunione e più realizziamo la nostra storia, più ci mettiamo alla scuola di comunione di Dio, più ci realizzeremo.
Gesù ci svela che Dio è Trinità, cioè comunione. Ci dice che se noi vediamo “da fuori” che Dio è unico, in realtà questa unità è frutto della comunione di un Padre/Madre che ama un Figlio e questo amore è talmente intenso da diventare una persona: lo Spirito Santo. Talmente uniti da essere uno, talmente orientati l’uno verso l’altro da essere totalmente uniti. Dio non è solitudine, immutabile e asettica perfezione, sommo egoista bastane a se stesso, ma è comunione, festa, famiglia, amore, tensione dell’uno verso l’altro. Solo Gesù poteva farci accedere alla stanza interiore di Dio, solo Gesù poteva svelarci l’intima gioia, l’intimo tormento di Dio: la comunione. Una comunione piena, un dialogo talmente armonico, un dono di sé talmente realizzato, che noi, da fuori, vediamo un Dio unico.
Allora finalmente capisco l’inutile lezione di catechismo di quando, bambino, vedevo il parroco tracciare sulla lavagna l’addizione: 1+1+1=1 e disegnava un triangolo equilatero. Tenero. Con l’amore medio che un bambino ha per la geometria si era infilato in un bel pasticcio! Oggi ho capito. Sbagliava operazione. In Dio 1x1x1=1. Proprio perché il Padre ama il Figlio che ama il Padre e questo amore è lo Spirito Santo, che noi, da fuori, vediamo un’unità assoluta.
E a me? Se Dio è comunione, in lui siamo battezzati e a sua immagine siamo stati creati; questa comunione ci abita e a immagine di questa immagine siamo stati creati. La bella parabola della Genesi ci ricorda di come Dio si sia guardato allo specchio, sorridendo, per progettare l’uomo. Ma, se questo è vero, le conseguenze sono enormi.
La solitudine ci è insopportabile perché inconcepibile in una logica di comunione, perché siamo creati a immagine della danza. Se giochiamo la nostra vita da solitari egoisti non riusciremo mai a trovare la luce interiore perché ci allontaniamo dal progetto. Sartre diceva: “L’enfer c’est les autres”,
La Chiesa, va costruita a immagine della Trinità. La nostra comunità prende ispirazione da Dio-Trinità, guardiamo a lui per intessere rapporti, per rispettare le diversità, per superare le difficoltà. Guardando al nostro modo di essere, di relazionarci, di rispettarci, di essere autentici, chi ci sta intorno capirà chi è Dio e per noi l’idea di un Dio che è Trinità diventerà luce. Questo è il Dio che Gesù è venuto a raccontare. Volete ancora tenervi il vostro vecchio Dio?
(PAOLO CURTAZ)
Lodi all’Altissimo di Marco Frisina
in Tu sei bellezza (San Paolo 2003)
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