Felice se credi – Step 6 – incontri online/maggio 2013

Benvenuti, cari amici, al nostro sesto incontro

Felice se credi

Beati i puri di cuoreLa Beatitudine che ci accompagnerà in questo ultimo scorcio di tempo pasquale, verso la Pentecoste e oltre, è la beatitudine dei puri di cuore: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” Mt 5,8.
Due saranno i compagni di viaggio: Giovanni, il discepolo amato, e Tommaso... che non definisco perché preferisco proporvi in una nuova prospettiva. 

Chi sono coloro che possono vedere Dio? Oggi Gesù, a noi, riproporrebbe questa beatitudine? Perchè qualcuno dice di vedere Dio e altri non lo vedono, pur desiderandolo? 
La beatitudine dei puri di cuore sembra dare una soluzione per uno dei desideri e delle domande che abita, da sempre, ogni cuore umano: vedere Dio… 

Ma si può?

Il materiale a tua disposizione è:

  • una video-catechesi
  • FocusOn 6 – alias la catechesi scritta da poter scaricare per avere sempre con te il testo della riflessione

E’ importante che il tuo cammino sia scandito da questi due passaggi. Ascoltare il video potrebbe non bastare. FocusOn ti permette di sottolineare quei passaggi della catechesi per te importanti e, soprattutto, ti propone esercizi concreti da vivere personalmente perché la fede diventi vita vissuta. Vivere poi un momento di preghiera è la tua possibilità più preziosa e feconda per incontrare Dio e metterti in suo ascolto.

Il percorso può essere vissuto personalmente o condiviso con amici, familiari o in parrocchia.

Ricorda che per una migliore proiezione, puoi scaricare il video sul tuo pc.

I tuoi strumenti di viaggio:

  • la Bibbia per seguire direttamente il testo, ampliandone il contesto
  • un quaderno per appuntare quei passaggi che ogni step ti chiede di vivere e che può diventare un’importante memoria del tuo percorso con Dio.

La fede diventi una risposta di vita piena e felice.
Buon cammino!

Video – catechesi

Maria donna dello Spirito
Preghiera conclusiva

Maria, donna dello Spirito,
in te l’amore di Dio ha trovato casa,
nella tua docilità ha fatto germogliare la vita
e nel tuo Sì incondizionato
ha dischiuso per noi il mistero di Dio.

Entra con noi, madre del Signore,
nel mistero dell’amore totale che si è fatto dono.
Cammina con noi, madre dell’umanità
lungo le vie della felicità che il Vangelo ci propone.
Fermati con noi, sorella nel credere,
quando le nostre paure ci rallentano
e spingici oltre ogni umano limite
quando la voce del Signore ci chiama
a percorre nuove e inaudite vie di dono.

Madre in cui lo Spirito ha trovato casa: prega con noi.
Madre in cui lo Spirito ha generato l’impossibile: prega su di noi.
Madre in cui lo Spirito ha fatto nuova ogni cosa: prega per noi.

Invocando Maria, ognuno senta di essere in comunione ecclesiale, con tutti i fratelli e sorelle che in ogni parte del mondo, lodano e danno gloria al Padre, in Gesù Cristo nostro Signore. Lo Spirito inondi la nostra vita di Dio!

SCARICA LA TRACCIA di riflessione: FocusOn6_Felice se credi

Se vuoi chiedere qualcosa in merito scrivi a Suor Mariangela: m.tassielli@paoline.it

Felicità e Vangelo
sono un connubio esplosivo e rivoluzionario
che ancora in molti preferiscono tenere disinnescato.
L’unico vero pericolo nell’innescarlo è di essere essere travolti
da radiazioni di amore e solidarietà universale,
che riconoscono nell’altro,
null’altro se non riflessi intensi del volto di Dio.

 

STEP PRECEDENTI

Step1 –  E Gesù disse: «Beati voi» – Mt 5,1-3
Step2 – Felice se attendi - Mt 5,4
Step3 - Felice se ti fidi - Mt 5,5
Step4 – Felice se scegli il bene – Mt 5,6
Step5 - Felice se ami - Mt 5, 7
Step6 – Felice se credi - Mt 5,8

CALENDARIO COMPLETO DEGLI INCONTRI SU: Incontri online

Per condividere riflessioni, mettere in campo domande, dubbi, voglia di saperne di più, seguici anche su

Facebook: Giovani & Vangelo
su Tw: Cantalavita

Potrai trovare aggiornamenti in tempo reale e link da condividere sulle pagine di amici e conoscenti che a tuo parere potrebbero essere interessati all’annuncio di gioia con cui il Vangelo ci raggiunge.

Inoltre se hai meno di 30 anni ti proponiamo il gruppo facebook:

GEP – Giovani Evangelizzatori Paolini

Ti auguriamo buon cammino e buon tutto!

Testimoni ieri e oggi_”Il segreto della mia giovinezza e della mia gioia di vivere è Gesù” – Gaetania (Nuccia) Tolomeo

aaNUCCIAGaetania Tolomeo, conosciuta come Nuccia, nasce a Catanzaro Sala il 19 aprile 1936, disabile dalla nascita, è vissuta per 60 anni, fino alla morte avvenuta il 24/01/1997, nel chiuso della sua casa, costretta a una forzata immobilità per una paralisi progressiva e deformante che l’ha resa dipendente in tutto dagli altri. Cresciuta nella fede in Cristo, fin da piccola aveva maturato la coscienza del suo stato in una visione di fede, trovando in Gesù Crocifisso le motivazioni per gioire della vita. Regalando a chiunque la andasse a trovare una testimonianza di vero coraggio e di forza.

Parlando a Radio Maria, di cui divenne una speciale conduttrice assieme a Federico Quaglini, nel programma “Il fratello” e nella rubrica “Beati gli ultimi”, parlava annunciando la speranza di una vita risorta, dono dello Spirito Santo perché vissuta in Gesù e Maria. Diceva di sé:

“Sono Nuccia, ho 60 anni, tutti trascorsi su un letto; il mio corpo è contorto, in tutto devo dipendere dagli altri, ma il mio spirito è rimasto giovane. Il segreto della mia giovinezza e della mia gioia di vivere è Gesù. Alleluia”!

Con le sue parole semplici, sempre dense però di contenuti mistici, presentava i suoi limiti, la sua voglia di vivere e la sua fede salda desiderando portare a Dio più anime possibili e grazie alla sua testimonianza di vita e di fede è riuscita a farlo. Negli ultimi anni della sua vita, rispondendo alle tante persone che la contattavano da tutta Italia e che le raccontavano i tanti dolori della vita, lei offriva un ascolto empatico, assicurando preghiera e offrendo la sua sofferenza, incoraggiando a riporre nei Cuori di Gesù e Maria tutta la loro speranza. Pregava il Signore dicendo:

“Voglio farli risorgere in Te, con il tuo amore. Voglio pregare molto e soffrire per tutti loro, perché sono sicura che, mentre io prego e soffro, Tu li guarisci e li liberi”.

Questa sua “straordinaria vita ordinaria” di donna sofferente ma appassionata è una testimonianza rilevante in questi nostri tempi in cui il “dolore” deve essere annientato in nome di una libertà che umilia la vita. Nuccia ha lasciato scritto nel suo testamento spirituale il suo inno alla vita:

“Alla vista della mia vita stroncata, di una vita che non doveva più essere per me che sorgente di amare delusioni, sono stata turbata di abbandonarmi a pensieri spaventosi. Ed allora nel mio prepotente bisogno 023c  nuccia  2 (1964)di amore e di protezione, mi sono rivolta al Crocifisso. Egli comprende ogni cuore martoriato ed ascolta con immensa pietà ogni lamento. Quindi vicina a Te, non mi lamento, non mi annoio, anzi ringrazio l’Amore di avermi crocifissa per amore. La tua potenza d’amore faccia di me un cantore della tua grazia, trasformi il mio lamento in gioia perenne: un inno alla vita, che vinca la morte e sia messaggio di speranza per molte anime tristi. Grazie, Signore, per il dono della vita, grazie, perché mi hai predestinato alla croce, unendomi a Cristo nel dolore e ai fratelli nel vincolo indissolubile dell’amore. Grazie, Gesù, per aver trasformato il mio pianto in letizia, per esserti costituito mio buon cireneo, mio sposo e maestro, mio consolatore. Grazie per aver fatto di me il tuo corpo, la tua dimora, l’oggetto prezioso del tuo amore compassionevole, delle cure e dell’attenzione di tanti fratelli. Grazie di tutto, Padre buono e misericordioso! Ti lodo, ti benedico e ti ringrazio per ogni gesto d’amore ricevuto, ma soprattutto per ogni privazione sofferta. Voglio ringraziarti in modo particolare per il dono dell’immobilità, che è stato per me una vera scuola di abbandono, di umiltà, di pazienza e di gratitudine”.

 

Maria Grazia Meloni

Se volete conoscere meglio Nuccia:

ALTRI TESTIMONI DI FEDE SULLA PAGINA —> TESTIMONI IERI E OGGI

Cantando il nostro sì – Itinerari musicali di catechesi/9_Il sigillo dello Spirito

Qualche premessa: 

INTRO:
Clikka sull’immagine

cresima

Ed eccoci arrivati al traguardo e pronti…, o quasi, per celebrare. Abbiamo, però, ancora alcune realtà in sospeso: la celebrazione della confermazione e il diario di bordo. Il diario è stato il pentagramma su cui ognuno ha scritto le note che Dio ha consegnato passo dopo passo; la celebrazione significherà accogliere i doni che lo Spirito ci farà, per viverli. Il momento è importante: ci prepariamo a ritmo di musica? La proposta è duplice, relativa ai due livelli:
1. preparare con i ragazzi alcuni canti per la celebrazione, così da rendere il momento liturgico coinvolgente, attivo e comunicativo anche in relazione alla comunità parrocchiale;
2. attraverso l’ascolto di alcuni canti, quelli che si canteranno alla celebrazione, vivere con il gruppo un momento di preparazione dinamico e interattivo che conduca a fare sintesi, poi, sul diario di bordo.
LA CELEBRAZIONE
Sono significativi i canti dalla raccolta Vieni Soffio di Dio di D. Scarpa – F. Buttazzo: un repertorio per le Messe in cui si celebra «la confermazione », in «toni» giovanili, e di cui potreste valorizzare nello specificodonispiritosanto

  • Vieni santo Spirito di Dio: canto d’ingresso. Solenne e dinamico nel ritmo. È un canto che ben introduce i cresimandi e la comunità nel clima consono alla celebrazione del sacramento: l’attesa e l’invocazione; la consapevolezza di essere chiamati a vivere nella Chiesa come testimoni del Signore risorto.
  • Signore, pietà di noi: rito penitenziale da valorizzare opportunamente… I ragazzi sono chiamati a chiedere perdono al Signore, nella consapevolezza del grande dono che stanno per ricevere. 
  • Accendi in me: canto di invocazione, suggerito dopo l’omelia, prima del rito della confermazione. Esso si ispira alla sequenza di Pentecoste, riproposta in una formula ritmicamente giovanile e nuova. Collocato a questo punto della celebrazione, ha un significato liturgico diverso: mentre il canto d’ingresso esprimeva l’entrare dei ragazzi, insieme con la comunità nella celebrazione, diffondecome popolo, come figli; questo, come preghiera di invocazione, è un chiedere allo Spirito di «entrare» in noi, di abitarci, toccare, guarire, santificare ogni parte di noi, con i suoi doni… Questo canto è in Una terra buona di F. Cioffi.
  • Prenderemo il largo: canto finale. Molto espressivo per tutta la comunità, può essere un canto-testimonianza eseguito dai ragazzi, come gruppo, alla comunità. Sarebbe una risposta significativa che i ragazzi, in prima persona, danno a Dio, pubblicamente… Il testo, riproponendo la metafora della navigazione che, con tutti i suoi addentellati, ci ha accompagnato in questo percorso, fa da sintesi di tutto il cammino.

cresimaIL MANDATOmandato
Un momento importante, infine, si potrebbe far vivere agli ormai cresimati.
In una Eucaristia successiva, magari a una settimana di distanza dal dalla «celebrazione della confermazione», potrebbero essere chiamati per nome dal parroco il quale, davanti alla comunità, affida loro un mandato, cioè un impegno da vivere concretamente in parrocchia. Chiaramente questo è da prepararsi con lungimiranza. Per questo, verso la fine del percorso, si può prevedere una forma di contatto tra i ragazzi e i diversi gruppi di animazione presenti in parrocchia (coro, liturgia, catechesi, caritas, accoglienza, festa e animazione, oratorio, comunicazione… e chi più ne ha più ne metta!), una sorta di orientamento come si fa tra la scuola superiore e l’università, dando la possibilità di scegliere (confrontandosi con voi) in quale gruppo inserirsi. Il mandato ufficiale da parte del parroco dà ai ragazzi e alla comunità un chiaro segno di progressività e di non interruzione del cammino.

Buon cammino a tutti, allora!

 [Continua...]  

Sr.   Mariangela Tassielli, fsp

Scarica l’intero articolo:

—>>> Musica & fede_Cresima <<<—

L’intero itinerario è tratto dalla rivista Catechisti Parrocchiali, itinerario annuale settembre – maggio: i doni dello Spirito. Estratto per la rubrica Itinerari musicale di Catechesi su www.canatalavita.com. Destinatari cresimandi, adolescenti, giovani. Per richiedere l’annata 2010 completa scrivere a: abb.riviste@paoline.it

CALENDARIO PUBBLICAZIONI POST “I DONI DELLO SPIRITO”

Noi: una vela, tu: il soffio che ci spinge verso il bene. – Itinerari musicali di catechesi/8_Il timor di Dio

Timor di Dio

INTRO:
Clikka sull’immagine

Difficile, devo ammetterlo! Tecnicamente difficile esplorare il timor di Dio attraverso la musica. Sarebbe molto interessante, forse molto più di altre volte, far partire i ragazzi… e magari questa volta imparare da loro. Io ci ho provato. Ho chiesto a un piccolo gruppo di quindicenni, non tanto esperti di timor di Dio, di suggerirmi canzoni su questo dono. Il risultato è stato brillante: un numero cospicuo di canzoni, ottimo per costruire più di tre rubriche. Peccato però che a unirle fosse un’unica parola chiave: paura. Un po’ lontani dal timor di Dio vero? I vostri ragazzi sicuramente, potrebbero arrivare al nucleo della questione, ma chiaramente sarebbe interessante verificarlo, attraverso un lavoro assegnato personalmente.

NOI: LA VELA. TU: IL SOFFIO

Al di là di questo resta, però, tutta la difficoltà reale, perché il timor di Dio va decisamente oltre la paura; avrebbe a che fare per lo più con la conoscenza, l’ascolto, la fiducia, l’obbedienza; con un Dio incontrato realmente, scoperto in tutta la sua immensità e desiderato. E il timore diventa ciò che senti quando sulla vetta di un monte guardi tutta l’immensità che ti sta davanti, o quando, sugli scogli, senti tutta la forza del mare in tempesta. Timore e terrore? No! Timore e immensità! Mi vengono in mente le parole di Jovanotti «la vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare… mi fido di te!». Sperimentare, infatti, l’immensità di Dio dovrebbe portarci alla consapevolezza di essere quei figli cari che lui ama di un amore immenso, tanto immenso da non lasciarci indifferenti.

Timor di DioMi permetto di proporvi una zoomata, una sorta di primo piano su due dimensioni fondamentali del timor di Dio: l’ascolto e la fiducia, dimensioni che questo specifico dono aiuta a rafforzare. Zoom da una parte e simbologia dall’altra. Pensate di costruire un parallelismo: noi, la nostra vita come una vela e il timor di Dio come soffio che, gonfiando la vela, spinge tutto/i verso una nuova terra, una nuova vita, una nuova relazione, con Dio in primis. Fate sintesi di tutto questo: usate tre specifiche canzoni e potrete dar vita a un nuovo percorso che ci insegni ad ascoltare e scoprire Dio dentro e oltre la nostra realtà e a fidarci di lui.
1. Partite dall’ascolto di una lettera. Più volte i ragazzi le hanno ricevute e scritte. Questa volta ne potranno ascoltare una in diretta. Lettera a Dio è una canzone scritta da Cuore afflitto. È descrizione reale di ciò che i ragazzi respirano: sono le loro domande. 
2. Dove abitano le risposte? Dove capire come la pensa Dio? L’ascolto successivo che vi propongo è il canto Se tudomande ascolterai l’immenso di Sandro Stacchiotti. Dove si può trovare la libertà? A quale fonte cercare di dissetare la sete di tante domande? Come si può ascoltare l’immenso? E Dio? Rivolgete ai ragazzi queste domande. «L’anima che ha sete», leggiamo nel testo, «quale fonte cercherà?». Dove i ragazzi cercano? Dove trovano le loro risposte? Cosa scoprono? E Dio? È veramente immenso per loro o credono di conoscerlo sufficientemente? L’ascolto mi permette di scoprire Dio. La vela per essere spiegata al vento deve essere sciolta. Per trovare risposte bisogna volerle e saperle ascoltare: quanto ci metto di mio? Mi apro al vento o resto ammainato per non essere portato troppo oltre me stesso e i miei progetti?
verso l'infinito3. Lasciarsi riempire, lasciarsi spingere oltre, è fiducia: totale, decisa e appassionata. La canzone è I will trust you di Steven Curtis Chapman (Mi fiderò di te, letteralmente). Il testo fa riferimento esplicito a Dio e all’esperienza di fede.  «E mi fiderò di te, fiducia in te, Dio, avrò. Anche quando non capisco, anche allora lo ripeterò: Tu sei il mio Dio e io mi fiderò di te». Questo è il traguardo per poter ricevere il sigillo dello Spirito. Fidarsi, anche quando non tutto potrà avere risposta. Fidarsi, lasciandosi sospingere in avanti verso mete, forse non chiare. Fiducia non è procedere a tentoni, ma percorrere un sentiero accettando di porre ogni fiducia in colui che conosce la meta. Fiducia è consapevolezza. Il timore è consapevolezza della vela e del vento, dell’uomo e di Dio, della fragilità e dell’amore, della ricerca e della risposta. 
SPINTI DALLO SPIRITO
Il tempo stringe e anche l’ultimo tra i doni è consegnato. Ormai abbiamo tra le mani tutto il necessario per arrivare verso nuovi traguardi, nuove mete, nuove terre. Serve un ultimo passo: sciogliere le vele e lasciare che il vento dello Spirito le gonfi. Ai ragazzi potrebbe venire in mente la navigazione verso la linea d’ombra, proposta qualche tempo fa, quell’orizzonte oltre il quale eravamo tutti invitare ad andare. E la fortezza era il timone tra le mani della nostra libertà. Timone, mappe di navigazione, orizzonti, bussole, cannocchiali a nulla servono se il vento non soffia e se le vele non si dispiegano. Vento forte, vele spiegate e avanti tutta: così la meta diventa non un’utopia, ma un sogno.vele

LA MIA STORIA
• Bene allora. Diario alla mano, scriviamo una storia: «La vela dell’albero maestro». L’inizio della storia verrà consegnato ai ragazzi su un foglio, a loro toccherà continuarla. • Incipit: «“Tutto è pronto capitano! Si parte? L’albero maestro è stato rafforzato, i danni provocati dalla tempesta riparati. Tutto è pronto! Pronto per affrontare il viaggio! Attendiamo ordini, signore!”. E il capitano silenziosamente si allontanò. Mancava una cosa. Ma di quella se ne voleva occupare personalmente. Diede all’equipaggio un’ora di break e lui, solo sulla grande nave, andò vicino all’albero maestro. Ai piedi dell’imponente albero, c’era lei… la vela. Era ammainata, sembrava un tessuto vecchio e inutile, ma se potesse, quante storie racconterebbe… “Parla vela!”, urlò il capitano! “Raccontami la tua storia, le tue paure. Dimmi le tue ferite… cosa pensi? Guarirai?…”».

 [Continua...]  

Sr.   Mariangela Tassielli, fsp

Scarica l’intero articolo:

—>>> Musica & fede_timor di Dio<<<—

L’intero itinerario è tratto dalla rivista Catechisti Parrocchiali, itinerario annuale settembre – maggio: i doni dello Spirito. Estratto per la rubrica Itinerari musicale di Catechesi su www.canatalavita.com. Destinatari cresimandi, adolescenti, giovani. Per richiedere l’annata 2010 completa scrivere a: abb.riviste@paoline.it

CALENDARIO PUBBLICAZIONI POST “I DONI DELLO SPIRITO”

Una cintura di salvataggio per aggrapparsi a Dio – Itinerari musicali di catechesi/7_La Pietà

Qualche premessa: 

INTRO:
Clikka sull’immagine

Pietà

Pietà, cinture di salvataggio e doni dello Spirito: qualcuno mi sa dire che cosa li tiene insieme? Le cinture e i giubbotti di salvataggio intervengono in situazioni di pericolo; ma tutto questo cosa ha a che fare con la pietà e i doni dello Spirito? Vi anticipo che se, per gli altri itinerari, avete potuto definire il numero degli incontri, questa volta la proposta richiede, di per sé, almeno due incontri.
LA PIETÀ È CINTURA DI SALVATAGGIO?
Viviamo la prima dinamica a tema:
• collocate nella sala dell’incontro un poster abbastanza grande sul quale avrete precedentemente attaccato, da un lato, l’immagine di una cintura/giubbotto di salvataggio e, dall’altro, la parola pietà.
• Chiedete ai ragazzi di scrivere sul cartellone che cosa potrebbe collegare i due elementi, di individuare il motivo per cui voi li avete messi insieme.
• Il percorso lungo il quale accompagnare i ragazzi: nel rapporto con Dio, lo Spirito Santo, donandoci la pietà, ci offre la possibilità/capacità di entrare in una relazione con il Signore fatta di fiducia e abbandono. Il dono della pietà ci permette di fidarci di lui anche nei momenti difficili, di confidare nel suo aiuto, di aggrapparci a Dio e di trovare in lui il nostro vero, solo ed efficace giubbotto di salvataggio nelle tante tempeste della vita. aggrapparsi

Il percorso, più di ogni altra volta, sarà segnato da tre canzoni di impostazione decisamente cristiana: A braccia aperte, Soltanto te e Per sempre canteremo
PietàLA LETTERA A DIO
• Vi suggerisco di consegnare ai ragazzi il testo della canzone di Jovanotti A te e di ascoltarla insieme. Il cantante dedica questo testo a colei che ama, a colei di cui si fida. Ma, concretamente, che cosa ha fatto lei per lui di così importante da far nascere un significativo rapporto di coppia?
«Se noi dovessimo riscrivere la canzone A te, e se il destinatario fosse Dio, che cosa scriveremmo?»
SEI UNO DI CUI FIDARSI?
Nell’incontro successivo, accanto al primo cartellone, collocatene un secondo sul quale avrete trascritto tutti i loro A te, rivolti a Dio. Ripartite leggendone uno decisamente particolare: l’A te che Dio avrà loro dedicato. Leggetelo e successivamente consegnatelo a ciascuno, chiedendo di inserirlo nel diario di bordo.
 «“A te che sei uno di cui ci si può fidare”, possiamo dirlo a Dio?». Questa domanda deve fungere da provocazione, pertanto non accettate dai ragazzi né lapidari sì, né no! Incalzate con altre domande: «Dove sta Dio nel dolore? Se di lui ci si può fidare perché le chiese sono vuote? Come ci si fida concretamente di lui?».
A BRACCIA APERTE
Testo alla mano, i passi da vivere sono questi:
• Primo passo, con A braccia aperte di Valerio Antonioni: il testo ripropone la riscoperta del ritorno a Dio come ritorno tra le braccia di un Padre che ama anche nell’errore, nella lontananza, nelle distanze che noi creiamo.
• Secondo passo, con Soltanto te di Sandro Stacchiotti: scegliere Dio dopo averne sperimentato la vicinanza, sceglierlo come adesione personale, sceglierlo come nuovo orizzonte di vita.
Terzo passo, con Per sempre canteremo di  Sandro Stacchiotti:  in Dio ci scopriamo Chiesa, fratelli, comunità. L’invito allora è alla lode, a cantare, nella gioia, ciò che di lui possiamo vivere e sentire.

 [Continua...]  

Sr.   Mariangela Tassielli, fsp

Scarica l’intero articolo:

—>>> Musica & fede_pietá<<<—

L’intero itinerario è tratto dalla rivista Catechisti Parrocchiali, itinerario annuale settembre – maggio: i doni dello Spirito. Estratto per la rubrica Itinerari musicale di Catechesi su www.canatalavita.com. Destinatari cresimandi, adolescenti, giovani. Per richiedere l’annata 2010 completa scrivere a: abb.riviste@paoline.it

CALENDARIO PUBBLICAZIONI POST “I DONI DELLO SPIRITO”

Testimoni ieri e oggi_”Le mie sofferenze mi preparano a vedere Dio ” – Silvio Dissegna

Silvio DissegnaSilvio Dissegna è nato a Moncalieri il 1 luglio 1967. È un bambino felice, cresciuto in una famiglia semplice tra le campagne della borgata Becchio a Poirino, alle porte di Torino. È un bambino speciale fin da piccolo, sempre pronto ad essere utile per tutti. Prega tutti i giorni Dio assieme ai genitori. Tra lui e Gesù nasce da subito un rapporto bellissimo, che si consolida sempre più dopo la Prima Comunione. “Mamma, il mio più grande amico da oggi sarà sempre Gesù”, dice a Gabriella, sua madre. Da allora Silvio desidera riceve Gesù eucaristico il più spesso possibile. A scuola è bravo. Ama giocare e passeggiare in bicicletta tra i boschi della sua terra. Ama il calcio e vorrebbe diventare un grande calciatore e fare il maestro. Scrive nel suo diario: “Da grande farò il maestro per insegnare agli altri e per far conoscere a tutti chi era Gesù”. Ed ancora: “Ti ringrazio mamma perché mi hai messo al mondo, perché mi hai dato la vita che è tanto bella. Io ho tanta voglia di vivere”.

Purtroppo però nella primavera 1978 da un dolore alla gamba sinistra gli viene diagnosticato un tumore alle ossa. Silvio ha solo 11 anni, ma capisce la gravità della cosa. Non si dispera, vuole guarire, vuole vivere, e nella preghiera si affida alla volontà dieucaristia Dio. Pochi mesi dopo è già in carrozzella. Il 21 maggio 1978 riceve la Cresima. Il mese successivo, il 4 giugno, chiede ai suoi genitori: “Dite a don Luigi – un sacerdote amico – di portarmi la Comunione a casa. Voglio Gesù tutti i giorni”. Aspettava con ansia don Luigi – racconta la mamma – e dopo univa le sue manine scheletriche per raccogliersi in preghiera. Affrontando il dolore della malattia con la forza della fede lasciando tutti senza parole: “Avevamo difficoltà a rispondergli – ricorda il papà Ottavio – da Silvio abbiamo imparato a pregare e lui ci spronava a farlo sempre di più e a offrire le nostre sofferenze”.

Ormai i dolori sono atroci, il suo piccolo corpicino è sempre più sofferente. Dal giugno 1978 al gennaio 1979 è silvio mammacostretto, ben sette volte, ad andare in ospedale a Parigi, nella speranza di trovare delle cure. Ricevere Gesù eucaristico ogni giorno gli permette di comprendere sempre più il valore della sofferenza che dona per tutti. “Oggi offro le mie sofferenze per il Papa, i peccatori e per la loro conversione, per la Chiesa, per i missionari, affinché Gesù sia conosciuto ed amato”. I dolori sono sempre più forti. “Le mie sofferenze mi preparano a vedere Dio”. La fine è vicina, ma la sua fede è salda. “Devo restare solo con Gesù, parlargli, dirgli tutto quello che ho dentro il cuore. Tu mamma riposati, che sei tanto stanca. Gesù io soffro come quando trasportavi la croce ed eri picchiato“. Nel maggio 1979 la gamba sinistra si spezza. In giugno perde la vista.papà e Silvio I dolori lo devastano. È ricoperto di piaghe su tutto il corpo. Eppure non si lamenta quasi mai. Continua a chiedere solo la Comunione, affinché lui abbia la forza e l’abbiano i suoi cari.

Il 24 settembre, ancora lucido e forte riceve l’Unzione degli infermi e il Viatico e alle 21,20, a soli 12 anni, si spegne.

Gli abbiamo insegnato a pregare come ci hanno insegnato i nostri genitori – racconta il papà – ma lui sentiva Gesù ancora più vicino e aveva desiderio di incontrarlo nella Comunione”. “Lo sentiamo molto vicino – ricorda la mamma – ci aiuta nelle piccole cose ed è sempre con noi, anche più di quando era in vita”. Perché ora Silvio è immerso nella luce di Dio.

Maria Grazia Meloni

Se volete conoscere meglio Silvio:

hs_proposte_sussidi_preghiere_quaresima_2013_paoline

Pier Accornero

“Silvio eroe a dodici anni”

Edizioni Paoline / San Paolo febbraio 2006

ALTRI TESTIMONI DI FEDE SULLA PAGINA —> TESTIMONI IERI E OGGI

VEDERE, ESPLORARE, CAPIRE…E non basta ancora! – Itinerari musicali di catechesi/6_La Scienza

SCIENZAQualche premessa: 

INTRO:
Clikka sull’immagine

Scienza e fede… ma possiamo metterle insieme? Binari paralleli, prospettive differenti, visioni del mondo opposte e chi vuole aggiungere faccia pure. Ci hanno abituati a guardare il mondo, mettendo in opposizione scienza/ragione e fede, eppure paradossalmente la scienza la ritroviamo fra i sette doni che lo Spirito dà o è disposto a dare a ogni persona. Dono per comprendere, capire, esplorare la realtà e le situazioni interne ed esterne a noi, per conoscere,interpretare, discernere ed elaborare una risposta personale e consapevole. Questo, i nostri ragazzi lo sanno? Immaginano che lo Spirito è pronto a donare loro qualcosa che li aiuti a comprendere il mondo e a diventare capaci di viverlo e non di subirlo? E anche di cambiarlo? Questa è la sfida che vogliamo affrontare,per imparare a guardare, accogliere nella verità, lodare per ciò che abbiamo e siamo! 

scienzaGUARDARE, COMPRENDERE, LODARE

Scrutiamo la realtà con gli occhi di Jovanotti; esercitiamo la vista, per capire meglio, con Cristina Damonte; lodiamo con Branduardi: ecco in sintesi il nostro percorso. Di fronte al binomio scienza e fede, che cosa dicono? Se lo Spirito ci dona la scienza, diventiamo tutti scienziati o c’è altro in gioco? A cosa serve questo dono? Il punto forte della scienza e del suo metodo è l’osservazione: si osserva ciò che accade (il fenomeno) per capirne le leggi ed elaborare ipotesi, dimostrazioni ed eventuali scoperte. Di fatto, come prima sfida, anche «la scienza di Dio» ci chiede di vivere guardando e osservando ciò che ci circonda, con trasparenza e verità. La ricerca, la voglia e lo sforzo di capire e di vedere è quanto l’essere umano e, quindi, ogni ragazzo, con le proprie energie, è chiamato ad attivare in prima persona. La scienza, dono capace di farci crescere nella sapienza, ci chiede di metterci in gioco in prima persona, con intelligenza e sana curiosità. E questo è qualcosa che, con coraggio e pazienza, dobbiamo insegnare a vivere ai ragazzi! È uno dei livelli fondamentali della loro crescita umana prima che cristiana. Guardare, conoscere, comprendere, però, non vuol dire risolvere, non significa avere risposte giuste. Spesso aprire gli occhi per guardare, innesca come diretta conseguenza il desiderio di continuare a cercare. Quando una coscienza si sveglia, ha bisogno, poi, di capire e di trovare risposte. Ma dove? E come?
VEDERE CON IL CUORE E LA MENTE  scienza tra le mani
Comprendere, alla luce del Vangelo, non è solo giocare tra cause ed effetti, ma voler capire e dare risposte di vita, di luce, di audacia e libertà. E allora: «Signore fa’ che io veda…» canta Cristina Damonte,e noi aggiungiamo: vedere con il cuore, provando sentimenti reali, reazioni, passione, emozioni; vedere con la mente in modo realistico e non bigotto, cercando reali motivazioni e spiegazioni a ciò che accade sotto i nostri occhi; vedere con tutta la nostra volontà, con tutte le nostre energie, «per diventare figlio della luce che non conosce tramonto, che è capace di attendere una nuova alba e scoprire la bellezza della fedeltà di Dio, in questa realtà concreta»Vedere, conoscere e credere nel bene, in se stessi e in Dio diventa un circolo positivo che ha, alla base, una realistica visione del mondo e della vitaCon Branduardi e il suo Il cantico delle creature: facciamo un salto in avanti per far scoprire ai nostri ragazzi che solamente uno sguardo consapevole, retto, intelligente ci può aprire al pieno riconoscimento di Dio e alla lode!
RINGRAZIARE ringraziare
Guardare il mondo significa misurarsi con una realtà che ci supera e di cui noi non possiamo essere, in alcun modo, la misura. Francesco di Assisi, per esempio, osserva e loda e, in lui, la scienza è alla base del più straordinario tra i cantici. Guardare, scrutare, conoscere, comprendere e lodare: sono questi i diversi passi che il dono della scienza può insegnarci a compiere.

 [Continua...]  

Sr.   Mariangela Tassielli, fsp

Scarica l’intero articolo:

—>>> Musica & fede_scienza<<<—

L’intero itinerario è tratto dalla rivista Catechisti Parrocchiali, itinerario annuale settembre – maggio: i doni dello Spirito. Estratto per la rubrica Itinerari musicale di Catechesi su www.canatalavita.com. Destinatari cresimandi, adolescenti, giovani. Per richiedere l’annata 2010 completa scrivere a: abb.riviste@paoline.it

CALENDARIO PUBBLICAZIONI POST “I DONI DELLO SPIRITO”

Levate l’àncora: dritta tutta! – Itinerari musicali di catechesi/5_La Fortezza

Qualche premessa: 

INTRO:
Clikka sull’immagine

Fortezza

Una frase per titolo, ma non una fra le tante.
È la frase con cui si conclude La linea d’ombra, canzone di Jovanotti, di un po’di anni fa; ma è anche la frase simbolo con cui vorrei si concludesse il nostro percorso sulla fortezza. «Mi offrono un incarico di responsabilità, domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire… e quando passerà il monsone dirò: levate l’ancora: dritta tutta! Questa è la rotta, questa la direzione, questa la decisione». Determinazione, decisione, direzione, scelta: questi sono gli elementi che emergono dal testo di Jovanotti, ma questo è anche ciò che caratterizza la fortezza. Per questo, il simbolo che continuiamo a riferirle è il timone. Non tanto e non solo la forza di scegliere, ma soprattutto di continuare, di non mollare, di non tirare i remi in barca. Eccola la fortezza, dono straordinario che attraverso la musica vogliamo far scoprire ai ragazzi in tutta la sua attualità e concretezza. Fate ascoltare ai ragazzi in parallelo La linea d’ombra, del già citato Jovanotti e Seduto a guardare, di Fabrizio Moro.
• Come si caratterizza il comportamento del «soggetto » descritto nei testi?
• È possibile rintracciare una linea d’ombra anche nel testo di F. Moro?
Quali paure emergono?
fortezza
La linea d’ombra in fondo non è altro che un orizzonte o un limite, una linea al di là della quale vedere l’orizzonte infinito (il futuro, i progetti, i sogni), o un margine di sicurezza oltre il quale non andare, trattenendo tutte le sicurezze per non cadere, per non perdere, per non rischiare (paure, passato, resa). Spesso la vita ci convince un po’ tutti, ragazzi in primis, a restare in guardia, a non rischiare, a non andare troppo oltre: restare seduti a guardare, vedere come va a finire, indietreggiare. «Le paure confondono, se i sogni che fai non si avverano. Scappi sempre e dopo vuoi ritornare. Tu rimani seduto a guardare, ma chi non scrive la sua storia non può decidere il finale… e i passi si cancellano». Positivo e opportuno è far risuonare fra i ragazzi le parole cantate da F. Moro, ascoltando le loro reazioni, le sottolineature e, successivamente, senza però nessuna risposta da parte degli animatori, dare voce a tre testimonial, a cui poi far seguire una domanda sostanziale. I cantanti testimonial e le loro rispettive canzoni sono: Gigi d’Alessio con Non mollare mai; Nek con Per non morire mai; i R.E.M. con Everybody hurts (Tutti soffrono). A questo punto davanti a noi ci sono precise proposte: da una parte la voglia di essere qualcuno e di andare oltre (Jovanotti),dall’altra la realtà di una vita che ti lascia fermo e impaurito (Moro); e rispetto a entrambe i R.E.M., Gigi d’Alessio e Nek propongono una via: resistere, non mollare, non lasciarsi uccidere, restare se stessi fino alla fine; «quando il tuo giorno è solo notte, quando pensi di averne avuto abbastanza da questa vita, quando tutto è sbagliato: resisti, non rovesciare la tua mano…» (Tutti soffrono).
È possibile resistere? È possibile non mollare solo perché altri soffrono come o forse più di noi? Dove trovare la forza che fa vivere, tenere duro, andare comunque avanti?
La linea d’ombra, che può essere il dubbio, le paure, il dover scegliere, il tentennamento, l’instabilità, le non certezze, emerge in un momento specifico: il passaggio dal passato conosciuto al futuro incerto.ancora
Il timone non fa paura quando sono gli altri a decidere la direzione, così ci si può anche permettere di dormire, di non compromettersi: altri lo fanno, altri pagano.
Responsabilità è decidere di saltare al di là di un fosso, sapendo di poter andare verso la nebbia.
Arriva il giorno in cui bisogna scegliere chi essere.
Gli altri diventano coloro per i quali la tua risposta conta, perché può essere il primo passo per cambiare la partita, la vita, il mondo.
E allora fuga o coraggio?
Ripetetelo ai ragazzi, chiedete loro: fuga o coraggio per la loro vita? Ma potranno affrontare tutto da soli? Basteranno gli amici, le vittorie, le varie forme di gratificazione? Forse no! La fortezza non è caparbietà, ma dono, consapevolezza del limite, della paura, della sconfitta e determinazione a vivere, a non cedere, a non lasciare spazio allo scoraggiamento. Per questo la fortezza è dono da chiedere con coraggio!

[Continua...]  

Sr.   Mariangela Tassielli, fsp

Scarica l’intero articolo:

—>>> Musica & fede_fortezza<<<—

L’intero itinerario è tratto dalla rivista Catechisti Parrocchiali, itinerario annuale settembre – maggio: i doni dello Spirito. Estratto per la rubrica Itinerari musicale di Catechesi su www.canatalavita.com. Destinatari cresimandi, adolescenti, giovani. Per richiedere l’annata 2010 completa scrivere a: abb.riviste@paoline.it

CALENDARIO PUBBLICAZIONI POST “I DONI DELLO SPIRITO”

Buona domenica! – XXX del T.O. – Anno B

Cominciò a gridare e a dire:

«Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!»

Dal Vangelo di Marco (Mc 10, 46-52)
  XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Gesù sta per salire a Gerusalemme. Meno di trenta chilometri lo separano dalla sua morte. L’ultima tappa, Gerico, conclude la parte centrale del vangelo di Marco. Nelle ultime settimane abbiamo letto i tanti discorsi che Gesù ha fatto ai suoi discepoli, temi centrali quali il matrimonio, la sequela, la povertà. Ma i discepoli, anche domenica scorsa, sembrano proprio non capire. Gerico è l’ultima tappa per i pellegrini che stanno salendo a Gerusalemme: perciò, all’uscita della città, decine di mendicanti si accalcano sperando di ottenere qualche spicciolo dai passanti bendisposti. Fra i tanti Bartimeo, che diventa modello del discepolo.

BARTIMEO
Il racconto della guarigione del cieco è una folgorante metafora del cammino del discepolo. Del vero discepolo. Non come gli apostoli che sono davvero ciechi, illudendosi ancora di fondare un regno terreno, minimizzando le profezie d Gesù riguardanti la sua morte. Bartimeo è fermo ai lati della strada, non può far altro che aspettare come molte persone che incontro oggi, rassegnate dalla situazione economica, dallo sconforto esistenziale, da una prospettiva limitata e asfittica della vita. Come noi, Bartimeo vive solo di elemosina. Finché sente parlare di Gesù. Non lo conosce, ma qualcuno gliene parla. Il desiderio, la curiosità, ora, prendono il sopravvento. Prima sussurra, poi grida. Chiede pietà.
Pietà: non ha luce nel cuore.
Pietà: è paralizzato dalla paura.
Pietà: non sa come fare.
Come quell’urlo ancestrale che sale dal nostro profondo quando la vita ci bastona e non ci rassegniamo. Come quel desiderio che sembra impazzire in noi quando ci poniamo il senso della vita. Come la presa di consapevolezza di essere mendicanti, di non avere in noi stessi le risposte.

SILENZIO!
Bartimeo viene cortesemente invitato a tacere
. Dagli amici del bar, da quelli che considerano idiozia la scoperta dell’interiorità, da quelli che, senza avere cercato, impediscono agli altri di partire. Ma anche dai credenti che pongono paletti e limiti, che pongono condizioni, che guardano dall’alto delle loro certezze di fede chi elemosina senso. Meglio tacere, amico mio, rassegnarsi. Dio non è e, se è, non è certo per quelli come te. Invece Bartimeo grida, urla. Urla, come la possente immagine del livido quadro di Munch. Urla la propria angoscia ma per liberarsene. E Gesù ascolta e manda qualcuno. Gesù sceglie di raggiungerci attraverso il volto di un fratello cui stiamo a cuore, anche se non ci conosce. E parla.

CORAGGIO!
Qualcuno, un discepolo, un amico, un evento, ci ripete: “Coraggio! Alzati, ti chiama”. Ci fidiamo (i fratelli che ci invitano ad avere coraggio lo fanno con amore e disinteresse!), ci alziamo dalle nostre paralisi, abbandoniamo le nostre incommensurabili paure, gettiamo il mantello della lamentela e siamo raggiunti dal Signore. Getta il mantello, Bartimeo. L’unico vestito del povero. Fa ciò che il giovane ricco non è stato capace di fare. Il mantello ripiegato e posto sulle gambe per raccogliere i pochi spiccioli, vola via. Balza, il cieco. Ha intuito, ha capito, ma prima deve liberarsi. Spesso gridiamo il nostro dolore a Dio ma non siamo disposti a fidarci di lui, a corrergli intorno, a liberarci del mantello.
Il dialogo fra il cieco e Gesù mette i brividi. Cosa vuoi che ti faccia? Il Signore, oggi e sempre, ci chiede cosa vogliamo da lui. Potremmo chiedere mille cose: fortuna, denaro, affetto, carriera. Chiediamone una sola: la luce.
Luce: che importa avere fortuna se non sappiamo riconoscere chi ce l’ha donata?
Luce: quanto denaro serve per colmare il cuore incolmabile di desiderio?
Luce: quante volte l’affetto diventa oppressione e dolore?
Luce: che ci importa diventare qualcuno se restiamo tenebra?
E accade: il Signore ci ridà luce agli occhi e al cuore. Ora, illuminati, come Bartimeo, possiamo diventare discepoli.

ILLUMINATI
Bartimeo è rimasto lo stesso, la sua vita non cambia ma, ora, ci vede, ora sa dove andare, ora si mette a seguire Gesù. Lo segue lungo la strada. Il cristiano vive le difficoltà e i problemi di tutti, non è diverso, né migliore, solo ci vede alla luce del vangelo. E le cose non fanno più paura, il buio è sopportabile, il Signore ci cambia la vita. Ecco cosa dobbiamo annunciare: c’è qualcuno che ti ridona luce, che ti permette di vederci chiaro, e questo qualcuno è Dio.
I discepoli di Gesù, nei primi anni, venivano chiamati in diversi modi: i “Nazareni”,“coloro che seguono la via” e, ancora, gli “illuminati”. Non dobbiamo portare una nostra luce, solo restare accesi, abbracciare stretti il Vangelo e il Maestro per ricevere da lui luce e pace. Nelle tenebre fitte del dolore diventiamo capaci di comunicare luce, non la nostra ma quella del Maestro. Il cristiano diviene, come Bartimeo, colui che grida che Gesù, il Figlio di Davide, lo ha guarito, incurante dei rimproveri di chi gli sta intorno. Il cristiano racconta, narra, le opere di guarigione interiore che ha avuto, attento più a testimoniare la straordinaria generosità di Cristo che a soffermarsi sulle proprie povertà. Il cristiano è attento alle mille cecità, ai mille mendicanti di senso e di felicità che incontra sulla strada. Questa luce, in questo anno della fede, dobbiamo imparare a raccontare.

(PAOLO CURTAZ)


°°
Cantautori °°
Ascoltate o scaricate il canto Mendicante d’amore
per riflettere, in musica, sul Vangelo di oggi e sull’uomo che cerca Dio

Buona domenica! – XXIX del T.O. – Anno B

«Concedici di sedere, nella tua gloria,
uno alla tua destra e uno alla tua sinistra»

Dal Vangelo di Marco (Mc 10, 35-45)
  XXIX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Non hanno capito molto, gli apostoli. La scena del giovane ricco si era chiusa con la pressante domanda dei Dodici, fatta da Pietro a nome di tutti: e noi che abbiamo lasciato tutto? Gesù li aveva rassicurati: lasciare tutto per il Regno significa trovare cose nuove. Fine, applauso. Poi, continua il vangelo di Marco. Il terzo annuncio della Passione. Con un Gesù visibilmente scosso che racconta ai suoi amici di essere disposto a morire pur di non tradire l’immagine di Dio che porta scolpita nel cuore. E il vangelo di oggi. Uno dei più orribili che la storia ci consegni. Certo, fanno notare gli esegeti, quando Marco scrive Giacomo l’arrogante è già stato ucciso e Giovanni passerà la vita a raccontare di Gesù, altro che cariche nel governo. La lezione l’hanno imparata. Un vangelo talmente forte che Luca lo salta piè pari e Matteo lo attenua, attribuendo alla mamma dei boanerghes l’improvvida iniziativa. Certo, i discepoli hanno lasciato tutto. In teoria.

INCOMPRENSIONE
I protagonisti oggi, sono Giovanni e Giacomo. Giovanni il perfetto, il mistico, l’aquila, il profondo, chiede a Gesù una raccomandazione, chiede di sedere alla destra di Gesù nel momento in cui si fosse instaurato il Regno dei cieli, concepito come un regno politico ed immediato. Non basta avere avuto grandi doni mistici e segni della presenza di Dio nella preghiera per evitare di commettere errori madornali: anche i fratelli e le sorelle che, in mezzo a noi, hanno scelto la strada della contemplazione devono sempre vegliare sul rischio della gloria mondana voluta e cercata… Il paradosso è cercato da Marco: non un infervorato giovane scivola così pesantemente, ma due discepoli che hanno appena sentito il terzo annuncio della Passione. Peggio: gli altri dieci se la prenderanno con loro per avere per primi preso l’iniziativa!
Marco sembra rimandare alla tragica situazione di Israele quando, morto Salomone, si dividerà in due parti: dieci tribù al Nord e due al Sud. Gesù è sconcertato, nuovamente. Sa che il suo Regno è servizio, sa che questa sua posizione gli costerà del sangue e questi parlano di privilegi e di cariche, di bonus e di benefit. Sembra di leggere uno degli squallidi resoconti di questi giorni in cui politici meschini e piccini sprecano denari pubblici mentre molte famiglie scivolano nella disperazione. Terribile.

LOGICHE
Una pagina sincera, che ci obbliga a guardare al nostro modo di essere Chiesa. Penso, in particolare, a quanti hanno compiti e responsabilità all’interno della comunità: vescovi, sacerdoti, ma anche catechisti e animatori. Ho visto persone straordinarie, consapevoli dei propri limiti, consumare la propria vita nell’annuncio del Vangelo. Ho visto sacerdoti in età di pensione e pieni di acciacchi portare ancora l’immenso dono del Pane di Vita in piccole comunità sperdute e giovani passare il loro sabato libero a giocare con i ragazzi in un polveroso e improbabile campo di calcio in periferia. Ma ho anche visto (e sento dentro di me), la tentazione dell’applauso e della gloria, del riconoscimento sociale del mio sforzo, del risultato che, in qualche modo, deve essere visibile e quantificabile. Ho visto (e sento dentro di me) rispolverare vecchi titoli e privilegi, giovani preti convinti che basti la loro semplice presenza e simpatia per cambiare le cose. Ho visto (e sento dentro di me) catechisti offendersi per un richiamo, lettori incupirsi per una minore attenzione, educatori stancarsi al primo soffio di vento. E penso che dobbiamo ancora fare tanta strada, stare attenti a non cadere nell’inganno della mondanità, guardare sempre e solo al Maestro che ha amato, senza attendersi dei risultati e ottenendoli proprio dando il meglio di sé, in assoluta umiltà e mitezza.

MAESTRO
Gesù dice di essere come agnelli in mezzo ai lupi. Davanti a tanta piccineria, non si scoraggia. Avrebbe bisogno di conforto, dona conforto. Si siede e insegna, ancora una volta. È naturale che ci sia il desiderio di emergere, di prevalere, di primeggiare, anche nella Chiesa. È da discepoli fare come lui, mettersi a servizio del Regno.
In questo mese in cui la Chiesa tutta, sollecitata dal Papa, riflette su come raccontare il vangelo all’uomo d’oggi, questa domenica ricorda lo stile con cui farlo, senza cedere, anche nel nostro piccole, alle logiche mondane del dominio.

(PAOLO CURTAZ)


°°
Commedia musicale °°
Ascoltate o scaricate il canto Noi buoni e briganti
per riflettere, in musica, sul Vangelo di oggi e sull’uomo

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 528 follower

%d bloggers like this: