«Abbiamo visto il Signore!»
Dal Vangelo di Giovanni (Gv 20, 19-31)
II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia – Anno C
È risorto il Signore. La tomba è stata trovata vuota e tutto, ora, è diverso. Non sanno che cosa pensare, i discepoli, alternando momenti di entusiasmo a dubbi e fatica. Chiusi nella stanza alta dove hanno celebrato la cena, ancora faticano a focalizzare ciò che è successo. Tutto troppo. Troppo grande, inatteso, folle, nuovo. Tutto è sparigliato, eccessivo, incomprensibile. È davvero risorto. Ma allora? Chi è davvero il Nazareno? Le donne hanno parlato di una visione di angeli. Ma sono solo donne, emotivamente instabili. Anche i discepoli di Emmaus hanno parlato di uno strano incontro. E Simone, pur nel mutismo che lo contraddistingue da quella orribile notte, ha fatto cenno ad un tale che ha incontrato. Ancora stanno parlando quando Gesù appare.
FEDE
È questione di fede, ovvio. Ed è la fede la protagonista della seconda domenica di Pasqua, ogni anno, con un attore d’eccezione: Tommaso apostolo. Il credente, non l’incredulo. E in questo anno della fede, alla fine di questa storica quaresima in cui lo Spirito ha sparigliato le carte e ci ha donato un nuovo Pietro, riflettiamo su cosa significa “credere”. Concetto ambiguo, nella lingua italiana, in cui credere equivale a dubitare: credo che domani farà bel tempo. Nella lingua della Bibbia, invece, per descrivere l’atto di fede si usano due verbi: ‘aman e hatah, che indicano un punto d’appoggio sicuro, una certezza assoluta (dal primo verbo deriviamo la nostra affermazione liturgica amen: ne sono certo).
Credere significa appoggiarsi a qualcosa di saldo, fidarsi di qualcuno che è affidabile. Tommaso non crede. Non più. Ciò a cui si è appoggiato è miseramente crollato. Il suo entusiasmo si è spento: tutto sembra perduto, il Regno un’illusione, il Rabbì un buono travolto dalla malvagità del potere religioso. Tommaso non ha più certezze perché la croce le ha travolte. Come succede anche a noi. Bene. Significa che proprio quelle certezze dovevano crollare perché fragili. Ancora non lo sa, Tommaso, ma la sua fede è pronta a rinascere, ad appoggiarsi alla predicazione del Rabbì e non più alle false prospettive che l’apostolo aveva elaborato. Se crolla la fede significa che poggiava su basi fragili e inconsistenti. E siamo finalmente pronti per la Fede.
FIDUCIA
Ma fede significa anche fidarsi. E Tommaso non si fida più dei suoi compagni, della Chiesa. Sono loro a dirgli che Gesù è vivo.
Ma come dar loro fiducia dopo aver dimostrato di essere dei pavidi? Degli incoerenti come anch’egli, Tommaso, lo è stato? Ha ragione, Tommaso. Come possiamo credere al vangelo se la Chiesa che lo proclama troppe volte non lo vive? Ma non se va Tommaso. Non si sente offeso se il messaggio della resurrezione è affidato alle nostre fragilissime mani. Non capisce ma resta, senza fondare una chiesa alternativa, senza sentirsi migliore, senza andarsene. E fa bene a restare. Otto giorni dopo il Maestro torna, apposta per lui.
CHIODI
Eccolo, il Risorto. Leggero, splendido, sereno. Sorride, emana una forza travolgente. Gli altri lo riconoscono e vibrano. Tommaso, ancora ferito, lo guarda senza capacitarsi. Viene verso di lui ora, il Signore, gli mostra le palme delle mani, trafitte. «Tommaso, so che hai molto sofferto. Anch’io ho molto sofferto: guarda qui» E Tommaso cede. La rabbia, il dolore, la paura, lo smarrimento si sciolgono come neve al sole.
Si butta in ginocchio ora e bacia quelle ferite e piange e ride. «Mio Signore! Mio Dio!».
SAN TOMMASO
San Tommaso, patrono di tutti gli entusiasti che buttano il cuore oltre l’ostacolo, che ci credono a questo Cristo, aiuta quelli che hanno sperimentato sulla propria pelle il fallimento della propria vita. Dona loro di non lasciarsi travolgere dalla rabbia e dal dolore, ma di sapere che il Maestro ama la loro generosità, come ha amato la tua.
San Tommaso, patrono di tutti gli scandalizzati dall’incoerenza della Chiesa, aiuta chi è stato ferito dalla spada del giudizio clericale a non fermarsi alla fragilità dei credenti, ma di fissare lo sguardo sullo splendore del risorto che essi indegnamente professano e sui grandi segni che lo Spirito ci dona come l’avvicendarsi di due grandi vescovi di Roma.
San Tommaso, patrono dei tenaci, aiuta a non sentirci migliori quando, come te, vediamo che i nostri fratelli nella fede sono piccini, ma a restare fedeli al grande sogno del Maestro che è la Chiesa e a convertire la Chiesa a partire da noi stessi.
San Tommaso, patrono dei crocifissi senza chiodi, che hai visto nel segno delle palme del Signore riflesso lo squarcio che la sua morte aveva provocato nel tuo cuore, aiuta a vedere che il dolore, ogni dolore, il nostro dolore è conosciuto da Dio.
San Tommaso, patrono dei discepoli, primo, tra i Dodici, ad avere professato la divinità di Cristo, aiutaci a professare con franchezza la nostra fede nel volto di Dio che è Gesù.
(PAOLO CURTAZ)
“Io l’ho visto” da IL RISORTO (Paoline 2007) di D. Ricci
> > Per acquistare Il Risorto o una singola canzone < <
Archiviato in: buona domenica, catechesi, catechisti, Chiesa, comunione, discepoli, domenica della misericordia, fede, fragilità umana, giovani, inquietudine, limite umano, liturgia, misericordia, Paolo Curtaz, Parola di Dio, Pasqua, preghiamo la parola, riflessione, tempo pasquale, vangelo | Messo il tag: anno C, beati quelli che non hanno visto e hanno creduto, buona domenica, catechisti, commento alla parola, domenica della divina misericordia 2013, I discepoli gioirono a vedere il Signore, II domenica di Pasqua 2013, Incredulità di Tommaso, letture di domenica 7 aprile 2013, liturgia del 7 aprile 2013, non essere incredulo ma credente, Pace a voi!, Paolo Curtaz, Parola di Dio, riflessioni sul vangelo, Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco io non credo, Tommaso, vangelo di domenica 7 aprile | Lascia un commento »







Certo, non è facile e tutto ci rema contro: la crisi economica, il clima dolciastro, lo scippo natalizio perpetrato dal mercato che fa leva sui buoni sentimenti, le difficoltà della vita di tutti i giorni. Non è facile, ma è possibile:
detengono in mano il potere assoluto, sanno di potere decidere i destini dei popoli, si sentono e sono grandi. 




presenti agli eventi sociali, godono della loro posizione e non perdono l’occasione per mettersi in mostra.





Dio ci rende capaci di amore, di luce, di pace, di essere segno e dono, di donare, di contrastare la logica di questo mondo. Non l’amore possessivo e di fusione, ridotto ad emozione che oggi ci viene venduto. Ma l

Non lo conosce, ma qualcuno gliene parla. Il desiderio, la curiosità, ora, prendono il sopravvento. 



Peggio: gli altri dieci se la prenderanno con loro per avere per primi preso l’iniziativa!
E penso che dobbiamo ancora fare tanta strada, stare attenti a non cadere nell’inganno della mondanità, guardare sempre e solo al Maestro che ha amato, senza attendersi dei risultati e ottenendoli proprio dando il meglio di sé, in assoluta umiltà e mitezza.


NON E’ DEI NOSTRI
Uno sguardo ottimista sulla realtà e sul cammino dell’uomo, sguardo del Nazareno, ci permette di riconoscere e valorizzare i tanti semi di bene e di luce che lo Spirito semina nel cuore dei non credenti.
Gli esegeti ci dicono che gli esempi portati hanno a che fare con il corpo e la sessualità. E Dio solo sa se, in questi tempi, dobbiamo vigilare su noi stessi e sulle nostre famiglie per non farci travolgere dall’imperante pornocrazia che ci stordisce e ci porta alla rovina interiore! Ma, anche, 





Buona domenica! – III di Pasqua – Anno C
tu sai che ti voglio bene»
Dal Vangelo di Giovanni (Gv 21, 1-19)
III DOMENICA DI PASQUA – Anno C
IL FATTACCIO
i tre anni di entusiasmante sequela con un crescendo di fama e di popolarità, la promessa fatta a Simone (a lui!) di essere il referente del gruppo, il custode della fede, le gaffes incredibili di Pietro che non riesce a moderare il suo temperamento troppo impulsivo e sanguigno e, infine, la catastrofe della croce.
Pietro arriva alla risurrezione con un macigno nel cuore. La sua storia, la conosciamo tutti: Simone il pescatore chiamato a diventare discepolo del falegname di Nazareth,
Pietro, nel cortile del Sinedrio, aveva negato di conoscere l’uomo che credeva di amare e di servire fedelmente, senza incrinature, l’uomo e il Messia per cui – diceva – avrebbe dato la vita. Era bastata la domanda di una serva, di una pettegola, per far crollare le fragili certezze del principe degli apostoli. Poi l’arresto, il processo sommario, l’uccisione. Anche Pietro, come tutti, era fuggito. Riusciamo solo vagamente a capire quanto dolore, quanta desolazione, quanto strazio aveva scosso la vita degli apostoli. Pietro, sanguinante per la morte del Maestro e per la propria morte di discepolo, era stato travolto dal suo peccato. E lì era rimasto.
NO, GRAZIE
Pietro, è rimasto in quel cortile. Pietro crede, certo. Ma la sua fede non riesce a superare il suo fallimento. Come succede a molti di noi.
Gesù ora è risorto. Ed è apparso ai discepoli; Pietro, insieme a Giovanni, è stato il primo a correre alla tomba, ed è presente al Cenacolo alla sera di Pasqua, diversamente da Tommaso; Luca accenna anche ad una apparizione privata a Pietro di cui non abbiamo alcuna traccia. Probabilmente non era andata granché bene…
Pietro è stato il più presente alle apparizioni del Risorto. Ma nulla è accaduto, in lui, il suo cuore è rimasto duro e arido. Gesù è vivo certo, ma non per lui. Gesù è risorto e glorioso, vivo, ma lui,
L’inizio del vangelo di oggi, descrive uno dei più tristi momenti del cristianesimo: Pietro torna a pescare. L’ultima volta, tre anni prima, aveva incontrato sulla riva quel perdigiorno che parlava del Regno di Dio. Torna a pescare; come a dire: fine dell’avventura, della parentesi mistica, si torna alla dura realtà. Gli altri apostoli – teneri! – lo accompagnano sperando di risollevargli il morale. E invece nulla, pesca infruttuosa: il sordo dolore di Pietro allontana anche i pesci. Ma Gesù, come spesso accade, aspetta Pietro alla fine della notte. Gesù ci aspetta sempre alla fine della notte. Di ogni notte.
CAMPERISTI
il cuore asciutto e sanguinante. «Riprendete il largo e gettate le reti». Tutti si fermano. Andrea guarda Giovanni che guarda Tommaso che guarda Pietro. Come scusa? Cos’ha detto? Cosa? Nessuno fiata, riprendono il largo, gettano le reti dalla parte debole e accade. È lui.
Il clima è pesante. Nessuno fiata mentre riassettano le reti. Un silenzio rotto solo da quel rompiscatole che si avvicina per attaccare bottone e chiede notizie sulla pesca. Nessuno ha voglia di parlare la schiena curva, il capo chino,
AMAMI, PIETRO
A Gesù non importa nulla della fragilità di Pietro, né del suo tradimento, non gli importa se non è all’altezza, non gli importa se non sarà capace. Chiede a Pietro solo di amarlo come riesce.
Il silenzio, ora, è gravido. Gesù si comporta con naturalezza, scherza, ride, mangia con loro. Poi tenta il tutto per tutto e prende da parte Pietro. L’ultima volta che si erano visti era stato al sinedrio. «Mi ami, Simone?» «Come faccio ad amarti, Rabbì, come oso ancora dirtelo, come faccio?» pensa Pietro. «Ti voglio bene» risponde Simone. «Mi ami, Simone?» «Basta, basta Signore, lo sai che non sono capace, piantala!» pensa Pietro. «Ti voglio bene» risponde Simone. «Mi vuoi bene, Simone?»
Pietro tace, ora. È scosso, ancora una volta. È Gesù che abbassa il tiro, è lui che si adegua alle nostre esigenze. Pietro ha un groppo in gola.
«Cosa vuoi che ti dica, Maestro? Tu sai tutto, tu mi conosci, sai quanto ti voglio bene» Sorride, ora, il Signore. Sorride. Pietro è pronto: saprà aiutare i fratelli poveri ora che ha accettato la sua povertà, sarà un buon Papa. Sorride il Signore e gli dice: «Seguimi».
(PAOLO CURTAZ)
“Sulla Tua parola” da TRIONFEREMO, TRIONFEREMO
(P. Paci-G. Santambrogio / El. S. Varnavà) Ed. Rugginenti
> > Per acquistare lo spartito < <
Share this:
Mi piace:
Archiviato in: buona domenica, catechesi, catechisti, fede, fragilità umana, giovani, limite umano, liturgia, Paolo Curtaz, papa, Parola di Dio, Pasqua, Pietro, preghiamo la parola, riflessione, scrittori, tempo pasquale, vangelo | Messo il tag: anno C, è il Signore, buona domenica, catechisti, commento alla parola, Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete, III domenica di Pasqua 2013, lago di Tiberiade, letture di domenica 14 aprile 2013, liturgia del 14 aprile 2013, manifestazione di Gesù, Paolo Curtaz, Parola di Dio, pasci le mie pecore, riflessioni sul vangelo, seguimi, Signore tu conosci tutto tu sai che ti voglio bene, Simone mi ami?, vangelo di domenica 14 aprile 2013 | Lascia un commento »