«Fratelli, siate sempre lieti nel Signore,
ve lo ripeto: siate lieti!»
Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Filippési (Fil 4, 4-7)
III DOMENICA DI AVVENTO (GAUDETE) – Anno C
Siamo tutti cercatori di felicità. La nostra vita si consuma dietro l’affannosa ricerca della gioia e possiamo leggere le nostre vite proprio dal desiderio che portiamo in noi stessi di dimorare nella gioia.
Tutti, bene o male, cerchiamo la felicità ma non sappiamo bene a chi dare retta. Anche la Bibbia ha qualcosa da dirci: nella Scrittura si usano più di venticinque termini per descrivere la felicità! E questo per smentire chi pensa che la religione sia un’esperienza mesta e dolorante… (e per invitare i cattolici che vivono la fede come crocifissione a convertirsi!).
E in questa terza domenica di avvento, in attesa del Signore, è proprio la gioia ad essere la protagonista della liturgia. Sofonia esulta perché davanti alla disastrosa indifferenza di Israele il Signore, invece di scatenare la sua legittima ira, promette una nuova alleanza. Paolo invita i Filippesi a gioire per la presenza del Signore che continuamente viene a visitarci là dove siamo. Ma è il Battista, protagonista del tempo di avvento, a osare di più.
COSA DOBBIAMO FARE?
La gente che da Gerusalemme è scesa nei pressi di Gerico per vedere Giovanni il Battezzatore, profeta ardente di passione, resta turbata, scossa.
E se avesse ragione lui? Se, sul serio, la vita non fosse quel caos inestricabile che ci dona più fatica che gioia? È esigente Giovanni, duro come solo i profeti sanno essere. Qualcuno, timidamente si avvicina al profeta e chiede: Che cosa dobbiamo fare?.
Che cosa dobbiamo fare? è anche la domanda che sorge nel nostro cuore quando ci guardiamo dentro, quando lasciamo che il silenzio evidenzi e smascheri la nostra sete di felicità e di bene, quando una tragedia ci ridesta alla durezza e alla verità della vita, quando vogliamo prepararci ad un Natale che non resti solleticamento emotivo ma diventi conversione e luce e pace. Giovanni risponde con consigli spiccioli, all’apparenza banali, ben diversi dai proclami che ci aspetteremmo, dalle scelte radicali che dovrebbe proferire: condividete, non rubate, non siate violenti… Tutto qui? Restiamo stupiti, un po’ delusi. Al popolo (credente e devoto!) Giovanni chiede di condividere, di non lasciare che la fede resti solo preghiera o vaga appartenenza, ma di farla vibrare nella vita questa fede, di lasciare che contagi le nostre vite e le nostre scelte concrete, per non rendere schizofrenica la nostra religiosità. Ai pubblicani, appaltatori delle tasse e ladri, chiede di essere onesti, di non esigere troppo nascondendosi dietro ad un dito. Come quando, noi professionisti, esigiamo per la nostra competenza troppo denaro appellandoci alle tariffe e scordando il difficile momento che le gente sta vivendo. Ai soldati, abituati alla violenza, Giovanni chiede mitigazione e giustizia, di non spadroneggiare.
GIUSTO
Giovanni ha ragione: dalle cose piccole nasce l’accoglienza. Perché forse anche a voi, come a me, succede di immaginarmi capace di improbabili eroismi: partirò in Africa volontario – e intanto non vedo la mia dirimpettaia anziana sola – andrò una settimana in monastero nel silenzio – e intanto non trovo neppure cinque minuti di preghiera al giorno – dedicherò del tempo alla riflessione – e non ho neppure il coraggio di depennare qualche riunione dall’agenda al collasso… Giovanni ha ragione, fai bene ciò che sei chiamato a fare, fallo con gioia, fallo con semplicità e diventa profezia, strada pronta per accogliere il Messia. Era normale per i pubblicani rubare, normale per i soldati essere prepotenti, normale per la gente accumulare quel poco che guadagnava. Giovanni mostra una storia “altra”: sii onesto, non essere prepotente, condividi. Diventa eroico, anche oggi, essere integerrimi nell’onestà sul lavoro, profetico essere persone miti in un mondo di squali, sconcertante porre gesti di gratuità. Dio si fa piccolo. Nei piccoli atteggiamenti ne rintracciamo la scia luminosa.
SARA’ LUI?
La gente è turbata: Giovanni è un uomo buono, mostra loro una strada semplice, dà loro retta… che sia lui il Messia? Ed ecco la notizia: arriva uno più forte che battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
Arriva il Cristo, è lui la risposta a cosa dovete fare, è lui colui che brucia dentro, che dà forza. Giovanni ancora non lo conosce eppure il suo cuore pulsa di gioia. Gesù è fuoco, non pia devozione, non bella abitudine, non saggezza da seguire. Fuoco, fuoco, fuoco che brucia, che inquieta, che scalda, che illumina, che turba nel profondo, che scardina, che riempie. Giovanni già ne assapora la presenza, già ne coglie la statura immensa, inattesa, sconcertante. Eppure lui, il più grande tra i nati da donna, verrà ucciso per il ballo sensuale di un’adolescente, ucciso da un re fantoccio suddito dei propri desideri e del giudizio della gente. Ma è felice, comunque, sin d’ora.
GIOIA
G
iovanni ha già il cuore colmo di gioia anche se ancora aspetta, anche se ancora non vede. Ma già gioisce. L’annuncio che vi faccio, la “buona novella” in mezzo a tante orribili notizie che ci raggiungono è proprio questa: Dio ti ama e te lo dimostra in Gesù Cristo. Accogliere Gesù è avere il cuore pieno di gioia. La fede cristiana è anzitutto gioia. Non gioia semplice, sciocca, ingenua. Mediteremo a lungo, fra qualche mese, di come la gioia cristiana sia una tristezza superata, di come sia una gioia conquistata a caro prezzo…
Ma, oggi, lasciamoci ancora scuotere dalle parole di Paolo scritte in un momenti difficile del suo ministero: rallegratevi nel Signore sempre!
Non è una splendida notizia?
(PAOLO CURTAZ)
Ascolta o scarica il canto: Rallegriamoci
tratto da Gloria all’Emmanuele
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Tutti, bene o male, cerchiamo la felicità ma non sappiamo bene a chi dare retta. Anche la Bibbia ha qualcosa da dirci: 
Certo, non è facile e tutto ci rema contro: la crisi economica, il clima dolciastro, lo scippo natalizio perpetrato dal mercato che fa leva sui buoni sentimenti, le difficoltà della vita di tutti i giorni. Non è facile, ma è possibile:
detengono in mano il potere assoluto, sanno di potere decidere i destini dei popoli, si sentono e sono grandi. 

“Ecco l’agnello di Dio! Eccolo davanti a voi, colui che toglie il peccato del mondo!
che accoglie e vive in prima persona la volontà del Padre su di lui e su di noi; non c’è il tenero agnellino portato sulle spalle dal pastore, ma c’è il nuovo e definitivo Isacco che una volta per tutte è stato consegnato a questo mondo, ha assunto questa umana fragilità, perché tutti noi… tutti e non solo alcuni, potessimo diventare figli di Dio, da lui amati.
il peccato del mondo!
diceva quanto fosse stata originale la mia nascita e spesso mi ripeteva: 







Buona domenica! – Battesimo del Signore (Anno C)
stava in preghiera»
Dal Vangelo di Luca (Lc 3, 15 – 16.21-22)
BATTESIMO DEL SIGNORE – Anno C
PECCATORI
Lui che è senza tenebra accetta di condividere la nostra tenebra per illuminarla con la sua presenza. Non il Giordano laverà le sue colpe, ma la sua presenza santificherà le sue acque. No, non brucerà né punirà come predica il Battista. Sarà solidale con i peccatori e cercherà la pecora smarrita.
Cammina con i peccatori, penitente con i penitenti. Non ha da chiedere perdono, non ha ombra nel suo cuore ma non ne fa un privilegio.
Isaia, nella prima lettura, deportato in Babilonia con molti ebrei dopo la disfatta di Gerusalemme, incoraggia un popolo smarrito e fragile parlando della venuta di Dio. Anche la gloria di Dio, come dice altrove Geremia, lascia il Tempio ormai distrutto e parte in catene per stare con il suo popolo. Gesù è il Dio-con-noi, senza riserve, senza compromessi. Lo abbiamo lasciato in braccio alla madre, adorato dai magoi. Lo ritroviamo ora adulto, determinato, solidale. Inizia la vita pubblica di Dio.
NELLA PREGHIERA
nella preghiera fa esperienza del Padre. Il cielo chiuso si apre, la colomba, animale mite, scende su di lui. Sono immagini, segni spirituali che indicano la realtà di ciò che è avvenuto. Gesù scopre di essere amato, di piacere al Padre.
Dopo il battesimo Gesù prega: solo nell’interiorità prendiamo consapevolezza di ciò che accade nei sacramenti. E
Solo nell’interiorità coltivata con determinazione possiamo fare esperienza di quanto siamo amati.
Solo nella preghiera scopriamo che la presenza di Dio è fuoco che divora, che illumina, che consuma.
Lo Spirito è fuoco, questo ci abita, non la noia, non la mediocrità, non la paura, non il peccato.
Lo Spirito è fuoco per far divampare, all’inizio di questo nuovo anno, la fiamma della presenza di Dio nei nostri cuori!
RINASCERE
La maggioranza di noi ha ricevuto il battesimo da neonati: i nostri genitori (più o meno coscientemente) hanno voluto donarci tutto il loro cuore e la loro passione per Dio appena nati. Purtroppo, però, l’esperienza fisica sensibile (non quella teologica) è rimasta sepolta nel passato e non abbiamo coscienza di ciò che è accaduto nelle nostre profondità. Siamo diventati figli di Dio, concittadini dei santi, liberi di amare.
Figli di Dio: forse possiamo aspirare a diventare delle grandi pop-star o dei premi Nobel, ma più che figli di Dio non potremo mai essere… e lo siamo già! Concittadini dei santi, appartenendo al grande sogno di Dio che è la Chiesa fatta di poveri peccatori (noi) ma anche di grandi testimoni. Possiamo vantarci e contare sull’aiuto dei grandi santi, chiedere la fede a Pietro o il buonumore a san Filippo o lo spirito di pace a frate Francesco… Liberi di amare: liberati dal laccio del peccato, delle tenebre, del grande inganno delle origini, salvati da Cristo possiamo, con l’aiuto del suo amore e della sua grazia, imparare ad amare come egli ha fatto.
Riprende la nostra vita consueta, le attività, la scuola, il lavoro. Ma con la consapevolezza di portare nel cuore il seme della presenza di Dio, seme da far crescere.
(PAOLO CURTAZ)
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questa domenica!
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