«Lo Spirito santo
che il Padre manderà nel mio nome
vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà…»
Gv 14,15-1623b26
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Per te catechista, che scegli di usare anche l’immagine per aiutare i tuoi ragazzi a entrare nel dinamismo del Vangelo.
OBIETTIVO: far entrare i ragazzi nel dinamismo effervescente dello Spirito. Lo conoscono poco perché noi ne parliamo poco… e spesso in modo troppo distaccato. Lo Spirito è invece il nostro grande alleato, il grande dono dato a ognuno per entrare in relazione con Dio.
- Leggete con i ragazzi l’immagine:
- La Pentecoste chiude il tempo pasquale. E decisamente non è un caso. In fondo lo Spirito santo è il grande dono che gli apostoli ricevono da Gesù risorto (è dono post pasquale!).
- E’ il dono necessario per riconoscere Gesù e credere in lui. Gli apostoli stessi ne hanno avuto bisogno, per credere vedendo il sepolcro vuoto (è l’esperienza di Giovanni), per riconoscerlo nelle apparizioni nel cenacolo (è l’esperienza degli altri discepoli e di Tommaso). - se volete approfondire questi passaggi, potete ascoltare la riflessione su Beati i puri di cuore.
- Guardate con i ragazzi l’immagine ed evidenziate i tre passaggi:
– lo Spirito ci insegna a credere nell’Amore
– lo Spirito spalanca il nostro cuore alla speranza
– lo Spirito ci apre a Dio, ad una relazione intima e personale, vitale, con Lui. - Questi tre passaggi possono essere correlati ai tre passaggi del Vangelo:
- vi insegnerà ogni cosa: rende per noi possibile l’impossibile, permette a noi creature di imparare a sentire Dio, a fidarci di Lui, a lasciarci mettere in gioco da Lui. Lo Spirito è il solo che può creare in noi meraviglie. E in fondo la vita cristiana è meraviglia! Non è banalità, non è qualcosa di scontato, non si dovrebbe mai ripetere. Lo Spirito può insegnarci a guardare nell’immenso oceano dell’amore di Dio per scoprire i segni di una presenza dinamica, sconvolgente e realmente effervescente.
- vi ricorderà ciò che vi ho detto: ricorda al nostro cuore, la nostra più intima identità e dignità. Non siamo solo creature, esseri intelligenti e razionali… siamo figli amati e desiderati, siamo destinatari di una preoccupazione divina, di un desiderio di salvezza universale che Dio ha per ognuno di noi. Per questo lasciar abitare e agire in noi lo Spirito, ci apre alla speranza, spalanca il nostro cuore verso un oltre che ci spinge al di là di ogni paura, di ogni timore, di ogni disorientamento.
- come Paraclito sarà sempre con voi: è con noi, mandato dal Padre, donato dal Signore Gesù, per restare con noi per sempre, per essere in noi sorgente di una vita buona e di una speranza determinata. E’ con noi, per rinnovarci continuamente, per farci vibrare d’amore. - C’è una cosa da ricordare, però! Lo Spirito ama l’immenso e non i limiti, ama la libertà e la dona, ma non sa accontentarsi dei confini.
- Perchè lui possa operare meraviglie, ha però bisogno di spazio concreto, ha bisogno di chi si mette in gioco e lo prende sul serio. Lo Spirito è vita e a Lui piace vivere e far vivere in pienezza.
- Il tempo pasquale finisce, ma inizia per ognuno di noi una sfida: vuoi vivere il tuo tempo, come tempo “con-vissuto” con lo Spirito? La vuoi la sua presenza? Se disposto a dargli retta seguendo le vie che lui ti indicherà?
- Se credete che i ragazzi possano accogliere la sfida, invocate con loro lo Spirito: fatelo con il canto, con un’invocazione spontanea, con una preghiera insieme.
- Leggete insieme il Vangelo
- Aiutate i ragazzi a farne risonanza in gruppo
- Trasformate la Parola in preghiera, in modo spontaneo
Insieme: Spirito Santo, soffio di vita, donaci una speranza nuova e insegnaci a guardare con fiducia il futuro. Spirito Santo, fuoco d’amore, accendi i nostri cuori di bontà e di tenerezza, di generosità e di misericordia. Amen [R. Laurita]
Destinatari: adolescenti e giovani
Suggerimenti per la lettura dell’immagine
a cura di Sr. Mariangela Tassielli, fsp
Se hai la rivista Catechisti Parrocchiali n.5, AMaggio 2013 prova a vedere anche questi suggerimenti:
- pag. 6 – 11: Per genitori, bambini e ragazzi, itinerario diversificato per imparare a educare alla fede; dare importanza alle opere di bene per essere un buon cristiano; ringraziare per il dono della fede.
- pag. 12 – 13: attività per sottolineare e valorizzare il”pane della promessa”, realizzando il pane azzimo
- pag.14- 15: parole della fede: amen e alleluia
- pag. 16 – 19: verso la prima eucaristia: un percorso di gioia e condivisione
- pag. 20 – 21: rileggere l’esperienza della morte alla luce della vita costruendo un fiore-girandola
- pag. 22 – 25: il Vangelo nella vita, domenica per domenica con una serie di attività proposte
- inserto Ragazzi&Dintorni con rubriche musicali, cinematografiche e tante altre su Il Credo
- Tanto altro ancora…
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La Beatitudine che ci accompagnerà in questo ultimo scorcio di tempo pasquale, verso la Pentecoste e oltre, è la beatitudine dei puri di cuore:
Gaetania Tolomeo









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Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro:
La Beatitudine che ci accompagnerà in questo tempo pasquale è la beatitudine della misericordia: 




Buona domenica! – V di Pasqua – Anno C
Come io ho amato voi»
Dal Vangelo di Giovanni (Gv 13, 31-33.34-35)
V DOMENICA DI PASQUA – Anno C
LA GLORIFICAZIONE
La perdizione non è, appunto, il luogo teologico della salvezza? Non veniamo salvati proprio perché, prima, ci siamo smarriti? Con Giuda Gesù potrà dimostrare qual è la misura dell’amore di Dio: l’assenza di misura. Ogni uomo che prende coscienza di sé si pone la domanda: sono perduto o salvato? Gesù risponde: sei perduto e sei salvato.
Ecco la vera gloria, quella che il mondo non conosce. E che nessuno ci può togliere. E se, invece di passare la vita ad elemosinare un applauso iniziassimo a voler amare?
E Gesù insiste, esagera: ora sono stato glorificato, dice. Ora che Giuda sta andando a tradirlo, ora che il suo cuore è tenebroso e ostile, Dio potrà manifestare quanto lo ama. Nel tradimento di Giuda vediamo la misura dell’amore di Gesù. Giuda si è perso, ma il Signore non è venuto proprio a salvare chi era perduto?
Gli apostoli non capiscono, come non hanno capito il gesto della lavanda dei piedi. Pietro, poco dopo, dirà che egli è disposto a dare la vita per Gesù. Pietro, ormai, si prende per Dio. Gesù gli ricorderà che è lui a dare la vita per i suoi discepoli. Un gallo urlerà ricordando a Pietro il suo limite. Non per Dio deve morire, ma con lui. Tutto ciò che può fare il discepolo è imitare il Maestro, non sostituirlo.
Tutti dicono, intorno a noi, che la gloria consiste nel successo e nell’applauso. Gesù, nel momento più fallimentare della sua vita afferma di essere al vertice della sua glorificazione. La gloria è poter dimostrare il proprio amore. Poco importa se diventeremo premi Nobel o grandi personaggi, splendidi genitori o grandi santi. Importa quanto avremo amato, o desiderato amare.
AMATEVI
la compagnia di coloro che sono stati incontrati ed amati da Cristo. Perciò diventano capaci di amare come splendidamente ci ricorda il papa venuto dai confini del mondo. Ma dal cuore del cuore.
Tra Giuda e Pietro gli altri evangelisti pongono l’ultima Cena. Giovanni salta il racconto della cena per sostituirlo con la lavanda: la liturgia è falsa se non diventa servizio al fratello debole. Giovanni osa di più: tra i due tradimenti e le due salvezze (Giuda è salvato dal male, Pietro dal finto bene) inserisce l’unico comandamento dell’amore. Gesù chiede di amarci (amare me, amare te) dell’amore con cui egli ci ha amato. Del suo amore, col suo amore. Non con l’amore di simpatia, di scelta, di sforzo, di virtù. Con l’amore che, provenendo da Cristo, può riempire il nostro cuore per poi defluire verso il cuore degli altri.
Io, Paolo, non riesco ad amare le persone antipatiche, né quelle che mi fanno del male. Solo l’amore che viene da Dio, un amore teologico, mi permette di poter amare al di sopra dei sentimenti e delle emozioni. La Chiesa non è il club dei bravi ragazzi, delle facili consolazioni, di quelli che hanno Gesù come hobby: la Chiesa è
IDENTITA’
Dall’amore dobbiamo essere conosciuti. Non dalle devozioni, non dalle preghiere, non dai segni esteriori, non dall’organizzazione caritative, ma dall’amore. L’amore è ciò che maggiormente deve stare a cuore nella Chiesa. Che sia vero, che sia libero, che diventi evidente. Un amore in equilibrio tra emozione e scelta, tra enfasi e volontà, che diventi concreto e fattivo, tollerante e paziente, autentico e accessibile, che sappia manifestarsi nel momento della prova e del tradimento. Celebrando oggi l’Eucarestia, memoria del Risorto, cerchiamo anzitutto di amare di più e meglio, perché chi ci vede si accorga che in mezzo a noi dimora il Cristo. Per glorificare anche noi il Padre.
(PAOLO CURTAZ)
Preghiera da CANTERO’ FELICITA’
Pino Fanelli – Audiovisivi San Paolo 1989
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