CATECHISTI PARROCCHIALI – Gennaio 2011: Il compiersi della Parola, oggi

La scelta di un metodo

di Franca Feliziani Kannheiser

La scelta dei metodi all’interno di un percorso di catechesi non è mai cosa improvvisata ma, al contrario, è frutto di un’attenta riflessione sugli obiettivi a cui si tende e sui contenuti, oggetto di comunicazione e di riflessione.
Nell’incontro di catechesi il fanciullo è invitato a fare esperienza concreta di comunità, a sperimentare il valore della comunicazione e della condivisione, non soltanto perché indispensabile alla crescita umana, ma perché il Signore si manifesta ed è presente «là dove sarete riuniti nel mio nome».
Ogni metodo, quindi, che favorisce l’ascolto rispettoso, lo scambio e il dialogo, permette l’esercizio dello «stile» cristiano che deve permeare tutta la vita. In questa ottica pensiamo anche a introdurre, nell’incontro di catechesi, metodi come il lavoro a coppie e i lavori di gruppo.
Lavorare in coppia può raggiungere diversi obiettivi, come quello di favorire una conoscenza più approfondita dei membri del gruppo, che si attuerà, soprattutto, con un opportuno ricambio dei partner; di stimolare processi di socializzazione, permettendo anche ai più timidi di esporre le proprie idee; di confrontarsi attivamente con i compagni.
Per evitare che il lavoro in coppia degeneri in discussioni senza fine o in bla-bla superficiali, è necessario che il catechista affidi ai due partner compiti ben precisi, come ad esempio:
• intervistarsi a vicenda sulla tematica in questione, formulando precedentemente per iscritto determinate domande;
• ricercare materiale sul tema in oggetto;
• sviluppare una tesi pro e una contro e saperla giustificare;
• riportare su un cartellone i risultati a cui si è pervenuti e verificarli, poi, con i compagni, ecc..
Attraverso il lavoro di gruppo, invece,  si possono raggiungere i seguenti obiettivi:
• un’accresciuta socializzazione: i fanciulli imparano a conoscersi, a parlare fra loro, ad ascoltarsi con attenzione…
• un aumento della cooperatività: i membri del gruppo devono accordarsi sui criteri comuni di scelta, devono saper distribuire il lavoro, tenendo conto degli interessi e delle competenze di ciascuno;
• un maggiore coinvolgimento personale: il piccolo gruppo permette anche ai più timidi di essere protagonisti; di esprimere senza paura le loro opinioni; di fare tentativi senza esporsi a tutto il gruppo.
Questi obiettivi sono raggiungibili solamente se il catechista conosce e applica correttamente i criteri di questa tecnica che richiede tempo, capacità organizzativa e (almeno all’inizio) una buona dose di flessibilità e di pazienza per riuscire a indirizzare il gruppo, pur rimanendo dietro le quinte, e senza perdere il controllo del processo educativo che si sta svolgendo.
Le fasi principali del lavoro di gruppo sono:
1a fase: scelta del tema o dei temi intorno a cui lavorare e ricognizione del materiale necessario. Il catechista propone, orienta o, soprattutto se i fanciulli non sono abituati a lavorare in gruppo, offre precise direttive. Tutto ciò avviene in assemblea. La chiarezza e la precisione che caratterizzeranno questa fase saranno decisive per l’intero processo.
2a fase: formazione dei gruppi. È un momento molto delicato: è, infatti, necessario trovare un equilibrio tra la naturale esigenza dei ragazzi di lavorare con chi trovano amico, simpatico, affine  e la necessità di non emarginare nessuno, e di estendere il processo di socializzazione così che tutti i membri del gruppo imparino a conoscersi sempre meglio.
È importante, inoltre, ricordare che il gruppo deve essere abbastanza piccolo per permettere la partecipazione di ognuno, ma anche sufficientemente numeroso per favorire uno scambio fecondo di esperienze. Il numero ottimale è di cinque/sette persone.
3a fase: distribuzione delle mansioni all’interno del gruppo. Si dovrà soprattutto attribuire il ruolo del coordinatore che avrà il compito di:
• chiarire il lavoro che il gruppo deve affrontare;
• vigilare perché ciascuno svolga la sua parte;
• fare attenzione che si rimanga nel tempo a disposizione;
• sintetizzare e riportare in assemblea le conclusioni del lavoro.
4° fase: a conclusione dei lavori, il gruppo decide in quale forma esprimere i risultati della sua ricerca (attraverso una relazione orale, un cartellone, un grafico, ecc.).
Un buon lavoro di gruppo è caratterizzato da un elevato grado di autonomia: ciò significa che il catechista deve essere chiamato in causa il meno possibile, sia per spiegare i contenuti della ricerca, sia per sedare eventuali conflitti fra i componenti.
Egli sarà, quindi, attento a non intralciare con i suoi interventi il cammino del gruppo che, per paura di sbagliare o per semplice pigrizia, potrebbe tendere a delegargli la propria responsabilità.

Questi e molti altri suggerimenti per la catechesi dei ragazzi nel numero di Gennaio di Catechisti Parrocchiali

Per Per vedere il sommario di Catechisti Parrocchiali di Dicembre 2010 clicca qui

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